Televisione e videogiochi: rischi neurologici
come ridurre il rischio di crisi |
Unità Operativa di Neurologia
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| a cura del prof. Federico Vigevano |
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Quando ci avviciniamo allo schermo, il nostro cervello percepisce una frequenza che è esattamente la metà di quella dello schermo televisivo, per cui uno schermo a 50 hertz emana una luce a 25 hertz, quella più pericolosa per la maggior parte dei pazienti fotosensibili e che rischia di scatenare una crisi epilettica.
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Quali caratteristiche dello schermo favoriscono le crisi?
La luce emanata da uno schermo televisivo è una luce intermittente e la maggior parte dei televisori che si utilizzano ha una frequenza di immagini intorno ai 50 hertz.
Quando ci avviciniamo allo schermo, il nostro cervello percepisce una frequenza che è esattamente la metà di quella dello schermo televisivo, per cui uno schermo a 50 hertz emana una luce a 25 hertz, quella più pericolosa per la maggior parte dei pazienti fotosensibili e che rischia di scatenare una crisi epilettica.
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Quali caratteristiche tecniche dell’immagine possono indurre una crisi?
È quello che è successo in Giappone, nel dicembre del ‘97, quando la visione di un brano del cartone animato “Pokemon”, della durata di otto secondi, ha provocato, nello stesso momento, una crisi in 685 bambini con duecento ricoveri in ospedale.
Il filmato presentava una bomba che, esplodendo, riproduceva un alternarsi di buio e luce ad una frequenza, intorno ai 15 cicli al secondo: la stimolazione luminosa particolarmente pericolosa ha indotto la crisi nei bambini predisposti.
Qualcosa di simile era già successo in Inghilterra con uno spot pubblicitario.
Esistono i mezzi tecnici per eliminare questi brani così pericolosi: un autore giapponese ha ideato un sistema capace di analizzare le immagini televisive ed eliminare quelle potenzialmente rischiose.
Le varie reti televisive dovrebbero controllare la confezione tecnica dei filmati che vanno in onda in particolare spot pubblicitari e cartoni animati.
Già undici anni fa, esistevano delle linee guida proprio sul confezionamento tecnico dei filmati, adottate da alcune televisioni, in particolare dalla BBC.
È stato dimostrato che se le regole che usa la BBC fossero state applicate a quel brano dei “Pokemon”, sarebbero state riscontrate ben diciotto contravvenzioni e quindi quel brano non sarebbe mai andato in onda.
Abbiamo anche analizzato le caratteristiche tecniche dei videogiochi per vedere quali sono quelli più a rischio.
Le immagini che riproducono un’alternanza di buio e di luce, quindi uno stimolo luminoso intermittente, possono provocare una crisi epilettica in chi è predisposto, a prescindere dal tipo di schermo. |
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Leggi anche: Epilessia da videogiochi
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Un lavoro di ricerca per ridurre il rischio di crisi
Ci siamo dedicati ad un lavoro di ricerca per analizzare le cause e cercare di individuare dei sistemi di sicurezza.
Per ridurre il rischio di crisi si è pensato di utilizzare i nuovi schermi ad alta frequenza di immagini, a 100 hertz.
Negli schermi televisivi a 100 hertz le frequenze di oscillazione - la principale a 100 hertz, la secondaria, quella cioè che percepisco se mi avvicino allo schermo, a 50 hertz - sono più alte di quelle che in genere provocano crisi epilettiche.
La nostra casistica è stata di 30 pazienti.
Venivano registrate con l’elettroencefalogramma le scariche epilettiche che il paziente presentava mentre guardava a diverse distanze lo schermo a 50 hertz o lo schermo a 100 hertz.
Davanti allo schermo a 50 hertz alla distanza di due metri solo 4 pazienti su 30 avevano scariche; se li avvicinavamo a 1 metro, 12 pazienti su 30 avevano le scariche; a mezzo metro, 15 su 30 avevano delle scariche.
Avevamo quindi la dimostrazione di come la distanza dallo schermo sia un fattore di rischio.
Se usavamo schermi a 100 hertz, sullo stesso gruppo di pazienti, nessuno rispondeva a 2 metri, solo 1 rispondeva a 1 metro, solo 1 rispondeva alla distanza di mezzo metro ed era lo stesso paziente.
Quindi su 30 pazienti avevamo solo 1 paziente che, usando schermi televisivi a 100 hertz, rispondeva ancora con scariche epilettiche.
Ciò dimostra che lo schermo a 100 hertz è più sicuro.
La cosa interessante rilevata è che, se il paziente, con gli stessi schermi, faceva i videogiochi, aumenta il numero dei pazienti che hanno scariche.
Questo ci fa capire che, pure essendo sicuramente la fotosensibilità uno dei fattori più importanti, anche la partecipazione emotiva o altre componenti messe in atto durante lo svolgimento del videogioco, contribuiscono a fare aumentare il rischio di scariche epilettiche e quindi di crisi.
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Vedi Pillola: Epilessia da videogiochi
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Norme per prevenire le crisi
Insieme alla Lega Italiana contro l’Epilessia diamo alcune norme di sicurezza nell’uso di TV e videogiochi:
- rispettare le distanze di sicurezza dallo schermo (distanza di sicurezza i tre metri, soprattutto per coloro che sono potenzialmente a rischio)
- utilizzare gli schermi televisivi ad alta frequenza o a cristalli liquidi per i pazienti che hanno questo rischio o dimostrato di tendere a questo possibile evento (per pazienti molto sensibili, si tratta di casi molto selezionati, esistono anche delle lenti particolari che riducono fortemente il rischio di crisi)
- essere consapevoli produttori ed utenti che certi filmati, se non rispettano determinate caratteristiche tecniche, possono provocare crisi epilettiche
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