Allergia ai pollini

Tra le varie forme di allergia una delle più comuni è quella ai pollini per la quale i principali rimedi sono i vaccini anti-allergici nelle loro varie forme
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28 marzo 2019

COSA SONO I POLLINI
I pollini sono quei granellini, trasportati dal vento, che permettono la riproduzione delle piante. Solo i pollini molto piccoli (al di sotto di un ventesimo di millimetro) provocano nei bambini predisposti la reazione allergica: sono pericolosi solo quelli invisibili.

Ogni pianta ha un periodo di impollinazione specifico in relazione al clima e alla regione. Pur con la variabilità dovuta ai cambiamenti climatici ed alle singole località, a Roma, ad esempio, le graminacee hanno il principale picco di impollinazione tra marzo e luglio, la parietaria tra metà febbraio-marzo e ottobre-novembre, il cipresso tra fine gennaio e aprile, l'olivo tra aprile e giugno. Nelle giornate calde e ventose i bambini allergici soffrono di più.
Per avere ulteriori informazioni è possibile consultare il "Bollettino del Polline", elaborato dal Centro di Monitoraggio Aerobiologico - Università degli Studi di Roma Tor Vergata.

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COME SI MANIFESTA L'ALLERGIA
Nel periodo dell'impollinazione questi granellini si concentrano nell'aria e possono causare rinite, congiuntivite, asma e sindrome orale allergica. Quest'ultima è una manifestazione di cross-reattività tra alimenti e pollini che hanno in comune una determinata sostanza (detta antigene), compare tra pochi minuti e 30-60 minuti dal contatto con l'alimento e si manifesta con prurito, bruciore e talora anche comparsa di vescicole nel cavo orale. Tuttavia, alcuni soggetti  presentano anche rinite, congiuntivite, asma e reazioni cutanee come l'orticaria. Il tratto digerente, in genere, non reagisce. Tuttavia, anche se raramente, possono verificarsi difficoltà nella deglutizione, vomito, dolore gastrico e diarrea. Nella maggior parte dei casi, questi sintomi si risolvono spontaneamente in poco tempo. 

COME SI FA LA DIAGNOSI
La diagnosi si basa prevalentemente sulla storia clinica del bambino (la familiarità, una descrizione accurata dei sintomi con informazioni relative alla loro stagionalità e alla loro durata) e su un'accurata visita.
Per confermare il sospetto di allergia ed identificare l'allergene responsabile, la prima cosa da fare è quella di verificare la sensibilizzazione IgE-mediata verso l'allergene. Il metodo più usato è quello del prick test, che consiste nel praticare delle prove cutanee con il metodo della puntura della pelle con lancetta. Il test consiste nell'applicare sulla cute dell'avambraccio una goccia di estratto dell'allergene, nel pungere la goccia con una lancetta e nell'osservare la reazione locale.
Nel caso di situazioni che impediscono l'esecuzione delle prove cutanee (pelle molto irritata o molto reattiva o nel caso in cui non si possa sospendere la terapia con antistaminici, che interferisce con il risultato delle reazioni cutanee) può essere opportuno ricorrere alla ricerca nel sangue di anticorpi IgE specifici per gli allergeni sospetti. In alcuni casi, in particolare nei bambini sensibili a più allergeni, può essere utile ricercare le IgE dirette verso determinate sostanze allergeniche, al fine di risolvere sensibilizzazioni da cross-reattività e pianificare un trattamento mirato.

COME SI CURA
I vaccini anti-allergici costituiscono ad oggi l'unica cura in grado di abituare il sistema immunitario a tollerare meglio il polline incriminato. Sono estratti allergenici che si somministrano tramite iniezionie o sotto la lingua, a dosi ottimali per 3-5 anni. Le iniezioni vengono somministrate dall'allergologo perché richiedono l'esecuzione di una punturina sottocutanea. Questa si effettua di solito settimanalmente per 2-3 mesi, ogni 15 giorni per altri 3 mesi ed una volta al mese dopo 6 mesi dall'inizio della terapia. Oggi si preferiscono i vaccini da somministrare sotto la lingua, che il piccolo può assumere mettendone poche gocce o compresse dispersibili sotto la lingua. È tuttavia allo studio presso il nostro Ospedale un nuovo dispositivo che permette di iniettare l'immunoterapia specifica sotto la cute senza usare aghi, semplicemente con un potente schizzo di liquido. Se lo studio darà risultato favorevole, si tratterà di una novità importante.


a cura di: Alessandro Giovanni Fiocchi
Unità Operativa di Allergologia
in collaborazione con: