Anoressia nella pubertà e nell'adolescenza

Dott.ssa Valeria Zanna

Si tratta di un problema legato ad un'alterata percezione dell'immagine corporea per quanto riguarda forma, dimensioni e rapporti. Vediamo insieme come si manifesta e come è possibile curarla.


Si tratta di una grave forma psicopatologica che consiste nel rifiuto di assumere cibo in quantità adeguata per mantenere il peso corporeo entro limiti fisiologici per l'età e l'altezza; si accompagna ad un'alterata percezione dell'immagine corporea per quanto riguarda forma, dimensioni e rapporti.   

Nei soggetti femminili è sempre presente amenorrea primaria o secondaria. 

Colpisce, nel 95% dei casi, le ragazze tra i 12 e i 18 anni, ma esistono casi sempre più frequenti in cui la sintomatologia si sviluppa anche nei maschi e nelle bambine prepubere verso i 9 anni.

La paura di ingrassare e le dispercezioni corporee non sono legate alla realtà corporea ma sono tratti fobico-ossessivi della personalità, per cui le anoressiche si vedono grasse o deformi anche quando sono fortemente emaciate. Dal punto di vista psichico manca la consapevolezza di malattia per la messa in atto di meccanismi rigidi di negazione di qualunque disagio, sia corporeo che mentale.   

Molto spesso in queste ragazze c'è un iperinvestimento sullo studio, con la tendenza a raggiungere risultati eccezionali a livello scolastico il cui eventuale fallimento provoca gravi reazioni di angoscia.

Si tratta infatti di una malattia primariamente psichiatrica, sia pure con forte coinvolgimento corporeo, che può arrivare a mettere in pericolo la sopravvivenza della ragazza.

Possono essere distinti alcuni sottotipi:

- sottotipo restrittivo, in cui è presente essenzialmente restrizione alimentare fino al digiuno completo e si accompagna spesso ad altre condotte tendenti al dimagrimento, come per esempio una iperattività fisica che viene svolta quotidianamente e per molte ore;

- sottotipo con "abbuffate", in cui accanto alla componente restrittiva compaiono episodi compulsivi di assunzione di alimenti in quantità molto rilevante, con frequenza almeno settimanale e seguiti da condotte di eliminazione, per lo più vomito provocato ma anche da assunzione di diuretici e lassativi.

La condizione psicopatologica di base, di cui il disturbo alimentare è espressione sintomatica, può variare da situazioni di grave depressione, ai disturbi fobico-ossessivi, fino alle psicosi sia dello spettro bipolare che dello spettro dissociativo.

All'insorgenza di questa patologia mentale concorre, a volte in misura rilevante, un'alterazione delle relazioni intrafamiliari.  

Dal punto di vista internistico si presentano:

- una compromissione dell'equilibrio idro-elettrolitico;

- alterazioni cardiache;

- alterazioni endocrine secondarie;

- compromissione epatica o renale;

- atrofia cerebrale.

Proprio perché ha una eziopatogenesi multifattoriale e coinvolge aspetti strettamente medici, aspetti psicologici individuali e aspetti relazionali familiari, il trattamento deve essere integrato richiedendo l'intervento di più figure professionali: psichiatri, psicologi, nutrizionisti, specialisti di medicina interna etc.  

Sono necessari interventi medici:

- per le opportune correzioni dell'equilibrio idro-salino;

- per monitorare le condizioni dei vari organi compromessi;

- per assicurare una nutrizione minima che deve essere effettuata per via parenterale.  

Tuttavia, a questo trattamento sintomatico, va necessariamente affiancato un trattamento degli aspetti psicologi e relazionali per incidere sulle cause profonde della malattia.  

Il trattamento degli aspetti psicologi e relazionali deve essere programmato per un lungo periodo di tempo e prevede in combinazioni variabili:

- interventi psicofarmacologici;

- interventi psicoterapeutici analitici individuali;

- interventi di terapia familiare ad impostazione relazionale;

- psicoterapia di gruppo.

Sono assolutamente da evitare:

- gli interventi di nutrizione enterale o parenterale a domicilio e gestiti dai familiari;

- gli interventi endocrinologici tesi a ripristinare l'equilibrio ormonale e il ritorno del flusso mestruale, perché queste disfunzioni si risolvono spontaneamente con la progressiva scomparsa della malattia di base.   

Gli interventi di nutrizione enterale forzata vanno riservati ai casi con grave pericolo di vita e sempre effettuati in regime di ricovero ospedaliero.