Sincope, collasso

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20 marzo 2017

Il termine collasso per definire una perdita di coscienza transitoria è passato ormai in disuso. Ormai si usa il termine "sincope" per definire una perdita di coscienza transitoria con incapacità di mantenere il tono posturale, con recupero spontaneo e che non richiede cardioversione elettrica o farmacologica. Se si tratta invece di una sensazione di imminente perdita di coscienza, accompagnata da offuscamento della vista e debolezza generalizzata, in genere di breve durata, si può parlare di "presincope".

L'incidenza della Sincope in età pediatrica è di circa 126 casi su 100.000. Il 15% dei soggetti in età pediatrica ha almeno un episodio prima dei 18 anni. 

Le sincopi e le pre-sincopi rappresentano lo 0.4 – 1% dei ricorsi al DEA degli ospedali pediatrici e rappresentano il 3-4% delle consulenze cardiologiche ospedaliere. I pazienti che vengono ricoverati hanno una degenza media di circa 3 giorni, per un totale di circa 12.000 giornate di degenza annue.

Gli episodi sincopali hanno un impatto clinico importante, con rischio di traumi gravi che può dipendere sia dall'attività del bambino sia dalle caratteristiche della sincope stessa. Le indagini diagnostiche sono molto costose poiché bisogna necessariamente dimostrare l'assenza di malattie cardiologiche, neurologiche e/o metaboliche sottostanti. Inoltre, non sono da sottovalutare sia l'impatto psico-sociale, che spesso si manifesta con marcati tratti di ansia dei genitori e delle persone con cui il bambino condivide le sue esperienze (maestre, familiari ecc.), sia l'aspetto medico-legale.

Per quanto riguarda le cause, la sincope può essere di origine cardiaca, neuromediata o ortostatica. 

Il 14% delle sincopi sono causate da una malattia cardiaca. La sincope cardiaca è quella più pericolosa e può avere cause meccaniche (cardiopatia congenita o acquisita) o aritmiche (disordini elettrici primari, in cardiopatia acquisita e in cardiopatia congenita operata e non). 

La sincope neuromediata rappresenta circa il 70% delle sincopi ed è caratterizzata da un'improvvisa diminuzione della pressione arteriosa e talora della frequenza cardiaca, che determinano un ipoafflusso di sangue al cervello e la conseguente perdita di coscienza. Tale sincope è scatenata in genere da situazioni che provocano un riflesso cardiovascolare inverso, che invece di portare ad un aumento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa, porta l'esatto contrario. 

Le situazioni che più frequentemente scatenano la sincope neuromediata sono le emozioni, gli stimoli dolorosi, una prolungata postura ortostatica, gli ambienti caldi e affollati, la febbre, la disidratazione, il bagno o la doccia calda, il parossismo di tosse, la minzione ecc. La sincope neuromediata ha un picco di incidenza tra i 15 e i 19 anni e si manifesta in particolare nelle femmine. Sebbene la tendenza ad avere sincope sia costituzionalmente determinata non è detto che un soggetto predisposto ne debba soffrire per tutta la vita. In generale, si riconoscono dei periodi con maggiore numero di episodi e dei lunghi periodi asintomatici. Questo è dovuto a transitori stati fisici caratterizzati da alcune carenze nella dieta e nello stile di vita.

Talora la sincope viene confusa con eventi simil-sincopali, che non presentano perdita di coscienza ma la simulano in qualche modo, come ad esempio eventi neuropsichiatrici (emicrania, epilessia, sindrome vestibolare, depressione, attacchi di isterismo) o metabolici (farmaci, anomalie elettrolitiche, endocrinopatie, ipoglicemia).

Nei casi di sincope è importante svolgere un'anamnesi dettagliata di ogni evento e, nei pazienti in età prescolare, spesso è la mamma la persona più attendibile per la raccolta delle informazioni sull'evento. Il protocollo prevede: anamnesi, visita pediatrica ECG, approfondimento, cardiologico, neuropsichiatrico e metabolico. L'obiettivo principale del medico dovrebbe essere sempre quello di escludere le cause cardiache che sono quelle che possono anche determinare morte improvvisa.

In conclusione, la gestione della sincope in età pediatrica, pur non differendo da quella che si attua nell'età adulta, deve tenere conto di fattori età-specifici, come la difficoltà del bambino nella spiegazione dei sintomi e la forte componente ansiosa dei genitori, che rendono molto più difficile l'inquadramento diagnostico e il trattamento.


a cura di: dott. Fabrizio Drago
in collaborazione con:
Bambino Gesù Istituto per la Salute