Alimentazione del bambino con diabete tipo 1

L'adozione di una dieta sana è complicata soprattutto nell'adolescenza. Seguire le raccomandazioni nutrizionali consente di ridurre il fabbisogno insulinico
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30 September 2019

Bambino
CHE COS'È
La corretta alimentazione è uno dei capisaldi nella terapia del diabete tipo 1. In età pediatrica, tuttavia, l'osservanza delle indicazioni dietetiche è complicata, soprattutto nella fascia d'età adolescenziale.
La dieta per il bambino e l'adolescente con diabete è principalmente di carattere educativo e si identifica con quanto previsto nelle raccomandazioni nutrizionali della popolazione italiana riportate nei LARN (Livelli Assunzione Raccomandati Nutrienti) e nelle Linee guida dell'International Society of Pediatric and Adolescent Diabetes. 

     

OBIETTIVI DELL'ALIMENTAZIONE NEI BAMBINI E RAGAZZI CON DIABETE DI TIPO 1

- Fornire un apporto alimentare adeguato che garantisca un sano accrescimento;
- Incoraggiare sane abitudini alimentari;
- Conoscere la risposta glicemica agli alimenti al fine di ottenere un buon controllo delle glicemie post-prandiali;
- Ridurre il fabbisogno insulinico per evitare iperglicemie e ipoglicemie;
- Prevenire le complicanze a lungo termine.

RIPARTIZIONE GIORNALIERA DEI NUTRIENTI 

- Carboidrati: 55-60% del fabbisogno calorico giornaliero, di cui il 10% rappresentato da carboidrati semplici;
Proteine: 10-15% del fabbisogno giornaliero;
Lipidi: 30-35% del fabbisogno calorico giornaliero di cui Saturi meno del 10%, Monoinsaturi 10-20%, Polinsaturi meno del 10%;
Colesterolo: 100 mg/1000 Kcal;
Fibre: 11,7-14,2 g/1000 Kcal (0,5 g/Kg peso corporeo);
Sodio: meno di 2,4 g/die.

CARBOIDRATI: QUALI E QUANTI
I carboidrati si distinguono sostanzialmente in 2 gruppi:

- Carboidrati semplici, monosaccaridi, come il glucosio e il fruttosio che contengono una sola molecola di zucchero e disaccardi, come saccarosio e lattosio, composti da due molecole di zucchero. I carboidrati semplici vengono assorbiti rapidamente: zucchero da cucina, succo di frutta, bevande zuccherate, caramelle, miele;
- Carboidrati complessi o polisaccaridi formati da tante molecole di zucchero semplice (da 10 molecole in su, spesso diverse migliaia) legate insieme a formare una vera e propria catena. Sono contenuti nei cereali e derivati, nei legumi e nelle patate.

Alimenti che contengono carboidrati

- Cereali e derivati: farina, pasta, riso, polenta, pane, crackers e affini;
- Legumi e patate;
- Frutta;
- Prodotti dolciari: torte, crostate, merendine, cioccolato, gelati, ecc;
- Latte e yogurt;
- Bevande zuccherate.

CONTA DEI CARBOIDRATI 
Il conteggio dei carboidrati (CHO counting) nasce per pianificare il pasto del paziente diabetico e determinare la dose d'insulina necessaria al pasto. Consiste nel calcolare la quantità totale di carboidrati assunti in un pasto per determinare l'esatta dose di insulina da somministrare. Numerosi studi scientifici dimostrano l'efficacia di questo metodo nel raggiungimento degli obiettivi glicemici prefissati (glicemia, emoglobina glicata) garantendo un'ampia flessibilità nella scelta dei cibi e delle porzioni.
Il razionale è quello di somministrare l'esatta dose di insulina necessaria per metabolizzare i carboidrati assunti visto che la glicemia è influenzata prevalentemente da questi nutrienti.
All'inizio è necessario pesare tutti i cibi contenenti carboidrati. Per calcolare esattamente il contenuto dei carboidrati nei cibi ci si può avvalere dell'ausilio delle tabelle nutrizionali riportate sulle etichette degli alimenti e nel sito della Società Italiana di Diabetologia oppure ci si può avvalere di applicazioni per il conteggio dei carboidrati per Smartphone e Tablet.

ALIMENTAZIONE PER DIABETE TIPO 1: IL RAPPORTO INSULINA/CARBOIDRATI
Il rapporto insulina/carboidrati (Rapp I/CHO o I/C) indica i grammi di carboidrati metabolizzati da 1 U di insulina, per un determinato soggetto. Un metodo semplice per calcolare il rapporto insulina/carboidrati è la cosiddetta "regola del 500".
Il rapporto si calcola con la seguente formula:

*media di insulina giornaliera somministrata, calcolata nel corso di una settimana. 

ll metodo più corretto, però, si basa sull'analisi del diario alimentare e glicemico compilato accuratamente per alcuni giorni.
Tale diario deve riportare: l'orario dei pasti, gli alimenti consumati contenenti carboidrati e il totale dei carboidrati consumati in grammi, le glicemie prima del pasto e 2 ore dopo il pasto, le dosi insuliniche somministrate. In questo modo è possibile individuare il rapporto insulina/carboidrati, dividendo i grammi di carboidrati presi nel corso della giornata per le U di insulina somministrate, a patto che le glicemie pre e post-prandiali siano soddisfacenti.   
Il rapporto insulina/carboidrati va ricalcolato periodicamente (almeno ogni 3 mesi) e va modificato quando si osservano ipoglicemie o iperglicemie post-prandiali persistenti.

L'INDICE GLICEMICO E IL CARICO GLICEMICO 
L'indice glicemico (IG) di un alimento indica la velocità con cui aumenta la glicemia in seguito all'ingestione di un alimento. L'indice viene calcolato per ciascun alimento  rispetto ad un alimento di riferimento (glucosio o pane bianco), a parità di contenuto di carboidrati.
La velocità con cui cresce la glicemia varia a seconda dell'alimento che si mangia.
L'indice glicemico (IG) è espresso in termini percentuali: un alimento con un indice glicemico di 50 fa aumentare la glicemia a una velocità pari alla metà di quella provocata dall'ingestione di glucosio oppure di pane bianco.
L'indice glicemico (IG) tiene conto solo della qualità dei carboidrati mentre la risposta glicemica a un alimento è influenzata anche dalla quantità di carboidrati, per questo motivo è stato introdotto un altro indice chiamato "Carico Glicemico" che meglio esprime l'impatto dei carboidrati sulla glicemia.
Il carico glicemico (CG) si calcola moltiplicando il valore dell'indice glicemico per la quantità di carboidrati dell'alimento in grammi diviso 100.
L'indice glicemico (IG) e il carico glicemico (CG) sono molto utili per predire l'effetto sulla glicemia di un pasto misto, ossia un pasto che è composto da cibi con indice glicemico molto differenti. Per ottenere il carico glicemico dell'intero pasto si moltiplica la percentuale di carboidrati contenuta in ciascun alimento per il suo indice glicemico e quindi si sommano i risultati ottenuti per ciascun componente del pasto.
L'indice glicemico può essere influenzato da una serie di fattori che ne causano una certa variabilità (il contenuto di grassi e di proteine del pasto, il contenuto in fibre, il processo tecnologico utilizzato per la produzione degli alimenti, il tipo e la durata della cottura).
Il consiglio è, comunque, quello di utilizzare l'indice glicemico per la scelta degli alimenti che contengono carboidrati. Quanto più alto è l'indice glicemico dei carboidrati che assumiamo, tanto maggiore è la quantità di insulina di cui abbiamo bisogno per metabolizzarli.

È CONSIGLIATO 

- Limitare l'assunzione di zuccheri semplici;
- Prediligere i carboidrati complessi a basso Indice Glicemico (IG);
- Distribuire i nutrienti giornalieri nei 3 pasti principali: colazione, pranzo e cena più due spuntini;
- Praticare regolarmente attività fisica di tipo aerobico. 


a cura di: Antonella Lorubbio
Unità Operativa di Diabetologia e Patologia dell'Accrescimento
In collaborazione con: