Allergie: emergenza dei paesi ad alto reddito

Cattiva distribuzione delle risorse alimentari, stress e disuguaglianza sociale tra i fattori dell'impennata della malattia nelle aree più ricche del mondo. Nuove strategie di prevenzione durante la gestazione e l'allattamento. Il Bambino Gesù a Expo 2015 con il convegno "AllergEat - l'allergia tra le malattie non trasmissibili: il paradosso dell'abbondanza".
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01 June 2015

L'allergia è una malattia del mondo sviluppato. La crescita del numero di allergici si registra soprattutto nei Paesi più ricchi, con un alto reddito pro capite, negli strati più elevati della popolazione, tra quelli più colti, nelle famiglie con meno figli. In Paesi ad alto reddito come il Regno Unito o l'Australia la percentuale raggiunge il 30%. L'Italia si colloca in una posizione intermedia con circa il 10% di allergici; in Indonesia e in Albania, invece, non si supera il 4%.

L'andamento epidemiologico delle allergie, alimentari e non, in base alle caratteristiche sociali, ambientali ed economiche dei diversi Paesi del mondo è il tema al centro del convegno "AllergEat - l'allergia tra le malattie non trasmissibili: il paradosso dell'abbondanza" promosso dall'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù a Expo Milano 2015 (31 maggio, ore 10:30, Centro Conferenze Expo – zona Sud centrale).    

Il paradosso dell'abbondanza: l'allergia colpisce i paesi ricchi
La cattiva distribuzione delle risorse alimentari nel mondo si associa non solo a patologie da denutrizione, ma anche da ipernutrizione e da malnutrizione in senso lato. La malattia allergica è tra queste ultime. L'allergia alimentare in particolare - una delle principali cause di eczema - rappresenta il primo gradino della marcia allergica e svilupparla entro i primi 24 mesi di vita significa avere la massima probabilità per i bambini di diventare asmatici intorno ai 7 anni

Questa marcia verso le allergie diventa sempre più consistente nelle aree ricche del mondo. Studi internazionali hanno infatti dimostrato che c'è un rapporto diretto tra le malattie allergiche (in particolare l'eczema) e il reddito pro-capite di una nazione. Vale a dire che quanto più un Paese è ricco, tanto più elevato è il numero di persone allergiche. Sono state rilevate differenze anche tra città (dove la popolazione è maggiormente allergica) e campagna e confermata la correlazione tra il numero degli abitanti del comune dove si risiede e la probabilità di sviluppare allergia (più sono gli abitanti maggiore è la probabilità). All'interno delle famiglie, poi, il rischio si stratifica a seconda del grado di istruzione e della dimensione: la probabilità è maggiore quanto più i nuclei sono piccoli e di livello culturale elevato. Il rischio allergico coinvolge anche i migranti: soprattutto se in tenera età, cambiando nazione di residenza cambia anche la probabilità di sviluppare le allergie tipiche del nuovo ambiente. Tra le cause del boom di allergie tra le popolazioni abbienti lo stile di vita in generale, il tipo di alimentazione, il grado di igiene e le modalità di svezzamento. Gli alimenti troppo manipolati e raffinati, l'eccessiva cura della pulizia, il minor contatto con ambienti naturali fa sì che il sistema immunitario dei bambini appena nati sia meno stimolato a produrre gli anticorpi in grado di proteggerli dalle allergie.   

PAESE REDDITO PRO CAPITE $/ANNO ECZEMA - DERMATITE ATOPICA**  RINOCONGIUNTIVITE  ASMA**
Usa 51.704 9% 17% 24%
Canada 42.317 10% 19% 26%
Australia 41.954 10% 20% 29%
Regno Unito  36.569 16% 20% 30%
Italia 29.812 7% 14,5% 9%
Albania 7.997 1% 4% 3,5%
Georgia 5.842 3,5% 4,5% 4%
Indonesia 4.923 2% 5% 2%
India 3.843 3,5% 5% 6%


Fonte: *Fondo Monetario Internazionale **Dati ISAAC

 

Disuguaglianza sociale "generatrice" di allergie
Secondo uno studio recentissimo, appena pubblicato sul Journal of Allergy and Clinical Immunology, oltre al reddito pro-capite, esiste un altro fattore socio-economico capace di influenzare l'andamento delle malattie allergiche: la disuguaglianza. Chi vive in Paesi caratterizzati da una grande sperequazione tra ricchi e poveri ha infatti una maggiore probabilità di sviluppare allergie, in particolare l'asma. La World Bank ha stilato un indice della disuguaglianza nazione per nazione. L'Italia, cui è stato attribuito il valore di 35.5, conta un numero di asmatici significativamente inferiore rispetto agli Stati Uniti d'America che hanno una situazione sociale ed economica più disomogenea e un indice di disuguaglianza pari a 41.1. Altro esempio il Brasile: l'indice è di 53.1, la percentuale di asmatici del 23%. 

Nelle aree dove ci sono più tensioni sociali, dove è difficile mantenere i rapporti coesi e si manifesta maggiore stress, si concentrano quei fattori che possono favorire le malattie allergiche. È noto che lo stress sia un facilitatore di allergie: è scientificamente provato, infatti, che le mamme più stressate durante la gravidanza hanno più facilmente bambini allergici.

Gravidanza e svezzamento: momenti chiave per la prevenzione
In base ai risultati degli studi più attuali, oggi gli esperti ritengono che la malattia allergica tragga le sue origini durante la gravidanza. È così, ad esempio, per l'allergia all'uovo che, a differenza di altre allergie alimentari, si sviluppa nel feto durante la gestazione. 

Altro momento importante per lo sviluppo delle barriere protettive è lo svezzamento. «Un grosso studio del febbraio 2015 sull'allergia alle arachidi ha rivoluzionato i concetti sulla prevenzione delle allergie alimentari nello svezzamento» spiega Alessandro Fiocchi, responsabile di allergologia del Bambino Gesù. «Abituati come eravamo a tentare di prevenirle mediante la tardiva esposizione agli alimenti, abbiamo invece scoperto che somministrandoli presto si proteggono i bambini dallo sviluppo di quella specifica allergia. Questi dati ci suggeriscono, inoltre, che esiste un altro aspetto della disuguaglianza implicato nello sviluppo delle allergie, ovvero che le popolazioni meno abbienti tendono a somministrare alimenti solidi al bambino prima di quanto non si faccia tra le popolazioni del mondo sviluppato in cui l'alimentazione del lattante è basata sulla somministrazione di latte artificiale per lunghi periodi».

È proprio in questi periodi della vita del bambino - gravidanza e svezzamento - che si concentra l'attenzione degli allergologi e si gettano le basi di nuovi modelli di prevenzione per proteggere popolazioni sempre più a rischio. Le nuove linee guida mondiali della World Allergy Organization, elaborate da un gruppo di lavoro coordinato dall'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, raccomandano la somministrazione di probiotici in gravidanza, durante l'allattamento e al bambino dopo la nascita come strategia preventiva contro le allergie. È stato dimostrato infatti che, in qualità di immuno-modulatori della risposta allergica, i probiotici sono in grado di ridurre mediamente del 9% il rischio che il bambino sviluppi allergie (in particolare l'eczema). 

Le allergie e le malattie non trasmissibili
Le nuove conoscenze scientifiche sulle allergie e sulle strategie preventive hanno portato studiosi e ricercatori a lavorare all'applicazione di questi risultati su vasta scala. Il tema del rapporto ricchezza/ambiente/disuguaglianza/boom di alcune patologie, infatti, non coinvolge solo le allergie, ma anche altre malattie non diffusive: tumori, malattie cardiovascolari, malattie neurologiche e psichiatriche, malattie autoimmuni come la celiachia, diabete, obesità. Tutte condizioni che sono state dichiarate dall'ONU malattie non comunicabili, in quanto non trasmissibili e "un'emergenza per la salute pubblica del XXI secolo in lenta progressione". «Poiché tra tutte queste malattie non trasmissibili l'allergia è quella che si manifesta più precocemente - conclude Alessandro Fiocchi - non è escluso che i mezzi che stiamo trovando per la prevenzione delle allergie non possano prevenire, nel futuro, anche queste altre patologie. I punti in comune tra le malattie non comunicabili sono parecchi e diventano sempre numerosi man mano che si conoscono i meccanismi che li innescano. Tra questi, l'infiammazione gioca un ruolo centrale».