Asma bronchiale e cortisonici inalatori

I cortisonici inalatori vengono utilizzati nei bambini asmatici come terapia per la prevenzione delle riacutizzazioni
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07 April 2020

CHE COSA SONO
I cortisonici inalatori nel bambino con broncospasmo ricorrente o asma bronchiale sono raccomandati da tutte le Linee Guida Internazionali. Possono essere utilizzati durante le crisi acute associati a farmaci per dilatare i bronchi (come il Salbutamolo) e soprattutto come terapia di fondo per prevenire le riacutizzazioni. Sono disponibili in commercio sotto forma di spray o come gocce per aerosol. Nel primo caso devono essere utilizzati con i distanziatori.

QUALE DOSAGGIO
Il dosaggio del cortisonico inalatorio viene calcolato in base all'età del bambino e alla gravità dei sintomi. È necessario quindi seguire con precisione le indicazioni del medico.

QUALI SONO I POSSIBILI EFFETTI COLLATERALI
I cortisonici inalatori, se viene rispettato il giusto dosaggio, non presentano effetti collaterali importanti. È noto che anche i cortisonici inalatori, sia pure in minima quantità, possono entrare nel sangue.
Si è quindi temuto che, una volta nel sangue, potessero inibire la crescita dei bambini in terapia né più né meno come accade con i cortisonici somministrati per bocca per lunghi periodi di tempo. In effetti, in numerosi bambini che soffrono di asma, i cortisonici inalatori vengono utilizzati ogni giorno per mesi. I numerosi studi compiuti per rispondere a questo interrogativo hanno dimostrato che:

- Anche i cortisonici inalatori, se somministrati a lungo, possono rallentare la velocità della crescita in statura, sia pure in misura minima, durante la terapia;
- Una volta cessata la terapia, la velocità di crescita accelera e viene raggiunta così la statura definitiva che il bambino avrebbe raggiunto se non fosse stato trattato con cortisonici.  

GLI EPISODI DI BRONCOSPASMO NEI BAMBINI SOTTO I SEI ANNI
In base alla frequenza e alla gravità degli episodi acuti di broncospasmo è possibile iniziare una terapia di fondo con cortisonico inalatorio nei bambini di età inferiore ai sei anni che presentano episodi frequenti di broncospasmo (la cosiddetta bronchite asmatiforme), specie nel corso di infezioni respiratorie virali. Sappiamo che fino al 40-60% dei bambini sotto i sei anni non soffre di asma bronchiale, non è allergico, ma va incontro a episodi ripetuti di tosse secca e respiro sibilante (broncospasmo) perché i bronchi hanno un diametro particolarmente piccolo.
Questi bambini, con la crescita dei bronchi, sono destinati a non ripresentare episodi di broncospasmo in età scolare. La maggior parte di loro non soffre di asma. Ciò nonostante, la terapia di fondo con cortisonici inalatori permette di ridurre la frequenza delle crisi acute di difficoltà respiratoria, riducendo così gli accessi in pronto soccorso, i ricoveri e il ricorso ai cortisonici per bocca.

I CORTISONICI PER CURARE IL RAFFREDDORE
I cortisonici inalatori sono efficaci solo se il pediatra ha diagnosticato una difficoltà respiratoria dovuta a broncospasmo, ovvero un restringimento dei bronchi. L'uso di cortisonici inalatori per aerosol in caso di raffreddore e tosse è del tutto inutile.

GESTIONE DEL BAMBINO ASMATICO
In questo caso le principali criticità per il pediatra e la famiglia sono due:

- La tecnica di inalazione;
- L'aderenza al trattamento.

Gli spray con steroidi inalatori vanno utilizzati per mezzo dei distanziatori che, almeno fino all'età di sei anni (e oltre) devono essere muniti di una mascherina.
Avviene purtroppo con una certa frequenza che la terapia con i distanziatori venga eseguita male. La prima inalazione deve essere dimostrata dal pediatra o da un infermiere con competenze specifiche che deve poi far provare il distanziatore al bambino.
La tecnica andrebbe condivisa con la famiglia e verificata a distanza di tempo.
Un errore frequente è dimenticare di agitare la bomboletta prima dell'uso.
Per quanto riguarda l'aderenza alla terapia, oltre alle consuete misure di formazione e informazione per le famiglie e i bambini da parte del pediatra, è possibile oggi ricorrere a piccoli dispositivi elettronici che avvertono il paziente quando ha saltato la terapia.


a cura di: Luigi Bellante, Emanuele Giglioni
Unità Operativa di Pediatria dell'Emergenza
In collaborazione con: