Il piatto forte è...l'amore

Lo chef Antonino Cannavacciuolo tra i piccoli del reparto di oncologia. "Siete voi, quelli grandi e forti".
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21 April 2016

Il piatto forte è...l'amore

A vederlo arrivare così, grande e grosso, un po' di soggezione la fa.
Eppure il suo viso evidenzia una dolcezza che si accende di fronte ai bambini del reparto di oncologia. 

Antonino Cannavacciuolo è lì. Davanti a loro, per loro. E' andato a trovarli insieme a sua moglie Cinzia. Il professor Locatelli, il Direttore di Dipartimento di Onco-Ematologia Pediatrica e Medicina Trasfusionale del Bambino Gesù, gli presenta ogni piccolo paziente. Gli racconta la loro storia. In quel momento i corridoi colorati del reparto, la ludoteca, il letto della loro camera, si trasformano per quei bambini nell'ambiente che accoglie una magia. E i medici, gli infermieri, le mamme e i papà che sono vicino a loro, nei testimoni oculari di quel sogno ad occhi aperti.
Sono emozionati, i piccoli ricoverati, alla vista di quel gigante dagli occhi languidi che ha un sorriso e una parola affettuosa per ciascuno di loro. Qualcuno sorride. Lo rivelano gli occhioni sfavillanti che si affacciano sopra la mascherina. Altri invece, come Giuseppe, si commuovono. Non riescono a impedire che quella trepidazione si trasformi in lacrime.

"Si comportano bene mamma e papà, con te?", chiede lo chef a Francesca. "I medici, sono bravi?", le domanda, mentre con la mano le accarezza la guancia. "Sono bravi, chef. Ma mi fanno sempre mangiare le carote. E a me le carote non piacciono perché sono amare".
Sorride, il gigante. Prende in braccio Francesca e, avvicinandosi all'orecchio della bimba, le sussurra: "Lo vuoi sapere un segreto? Le carote hanno la buccia amara quando sono vecchie! Un giorno cucinerò per te. E ti farò sentire come possono essere dolci le bucce delle carote. Mi prometti che le assaggerai?".
"Te lo prometto", risponde Francesca.

E' un piccolo momento di felicità, per questi bambini, ritagliato nel cammino complesso che devono affrontare. E' un momento che sa di amore. Come l'ingrediente principale di ogni piatto che ci si appresta a preparare.

"Siete voi, quelli forti", ripete lo chef, rivolto ai bambini, alle loro famiglie. "Piccoli, e forti. Cercate di esserlo sempre".
E poi rivolto a tutto il personale: "Grazie per quello che fate. Io cucino, ed è una cosa molto bella. Ma voi salvate le vite. E quello che fate, è davvero qualcosa di straordinario".

Un sorriso, una carezza. Un saluto. E la speranza di vederlo ancora.

Grazie, chef.