Celiachia, cosa cambia con la revisione dei tetti di spesa

I contributi erogati per l'acquisto dei cibi senza glutine sono stati modificati. L'intervista alla dottoressa Ferretti sulle conseguenze di questo cambiamento
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17 May 2018

Una novità importante nell'ambito dell'assistenza ai celiaci. Dopo che i nuovi Lea (i livelli essenziali di assistenza, aggiornati nel 2017) hanno ridefinito la celiachia, spostandola dal novero delle malattie rare a quello delle malattie croniche, nei giorni scorsi è stata approvata la revisione dei cosiddetti tetti di spesa, cioè i contributi riconosciuti mensilmente ai celiaci per l'acquisto dei prodotti senza glutine. Le somme erogate variano a seconda dell'età e del sesso della persona celiaca perché, in media, una donna ha un fabbisogno calorico giornaliero minore di un uomo, e analogamente un bambino ha un fabbisogno calorico minore di un adulto. Sulle motivazioni di questa revisione e sulle possibili conseguenze per chi soffre di questa malattia abbiamo parlato con la dottoressa Francesca Ferretti dell'Unità operativa di Gastroenterologia Pediatrica del Bambino Gesù.

Dottoressa Ferretti, perché sono stati rivisti i tetti di spesa?

"I tetti di spesa sono il prodotto del costo a caloria della dieta senza glutine e sono stati fissati in base ai fabbisogni calorici per fasce di età e sesso. Sono stati rivisti perché la spesa sanitaria per la dieta senza glutine è lievitata per l'aumento esponenziale delle nuove diagnosi di celiachia, nonostante il calo dei prezzi dei prodotti senza glutine. Si è visto quindi che riducendo i tetti di spesa in maniera proporzionata, considerando le fasce di età e il sesso dei pazienti, il calo dei prezzi dei prodotti senza glutine permetteva di coprire quel 35% del fabbisogno di carboidrati giornalieri che normalmente contengono glutine (pane, pasta, farina e derivati della farina) poiché circa un altro 20% del fabbisogno in carboidrati giornalieri è rappresentato da alimenti che naturalmente non contengono glutine (patate, riso, granoturco, legumi).

Che cosa cambia per i bambini con celiachia?

I tetti di spesa fino adesso per l'età pediatrica erano divisi in 3 fasce: da 6 mesi ad 1 anno: 45 euro mensili, da 1 anno ai 3,5 anni: 62 euro mensili, dai 3,5 anni ai 10 anni: 94 euro mensili. Sopra i 10 anni i pazienti venivano suddivisi fra i maschi: 140 euro mensili e le femmine: 99 euro mensili. Adesso invece le fasce di età sono aumentate, tenendo maggiormente conto dei LARN (Livelli di Assunzione di Riferimento dei Nutrienti, tabelle che tengono conto dei fabbisogni nutrizionali per ogni fascia di età/sesso) e pertanto sono stati suddivisi in una prima fascia dei "piccoli" fra 6 mesi e 5 anni: 56 euro, una seconda fascia dai 6 ai 9 anni: 70 euro, una terza fascia dai 10 ai 13 anni: 100 euro per i maschi e 90 euro per le femmine.

Che cosa cambia per gli adolescenti con celiachia?

Gli adolescenti fra i 14 e i 17 anni, nel momento del massimo sviluppo, se di sesso maschile hanno diritto a 124 euro mensili di prodotti, mentre se di sesso femminile a 99 euro mensili. Dopo i 18 anni questi tetti scendono rispettivamente a 110 e 90 euro mensili. Effettivamente nella fascia di età dell'adolescenza i ragazzi mangiano di più e svolgono più attività fisica e pertanto hanno un maggior fabbisogno di carboidrati. Queste misure serviranno a continuare a garantire almeno un contributo alle spese alimentari di tutti i ragazzi celiaci nonostante l'aumento progressivo del numero dei nuovi celiaci, senza gravare eccessivamente sul sistema sanitario già così in difficoltà."

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