Come la mia vita è cambiata

Come la diagnosi di un Sarcoma di Ewing Maxillo facciale ha rivoluzionato la mia vita. Però mi ha fatto anche conoscere tante persone che donano il loro tempo per aiutare gli altri
Stampa Pagina

Vi siete mai sentiti come se stesse per iniziare una nuova vita? O forse sarà una mia sensazione!
La mia vita ha subito vari cambiamenti, il primo è avvenuto 6 anni fa. Ero in vacanza con la mia famiglia a Roma, quando un mal di testa mi ha portato in un nuovo mondo: nell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, dove è iniziato uno dei miei primi cambiamenti.

Ho scoperto di essere affetta da un tumore chiamato Sarcoma di Ewing Maxillo facciale. Dopo questa scoperta, i medici hanno deciso di farmi fare un percorso di chemioterapia e operazioni che mi ha portato a cambiare il mio aspetto fisico (per me è stato un trauma: niente più silhouette) e a perdere i capelli (non ne parliamo. Niente più parrucchiere).
Dietro la mia malattia c'erano tante persone, oltre ai medici e al personale infermieristico. Esiste una figura che cammina silenziosamente dietro le quinte, ma che ha un grande rilievo, soprattutto nella mia esperienza. È la figura del volontario, persone che usano a titolo gratuito il loro tempo libero, il loro sorriso (che non guasta mai), la determinazione, la forza e gli abbracci.
Mi hanno aiutato a confrontarmi con i ragazzi che vivevano la mia stessa esperienza cercando di parlarne e facendomi capire che il periodo che stavamo vivendo poteva aiutarci a migliorare la nostra vita futura. Sono stata aiutata molto dai volontari. Non solo mi hanno fatto compagnia, ma mi hanno dato una casa dove proseguire la mia cura quando non ero ricoverata, stando insieme alla mia famiglia e continuando a sentirmi protetta.
L'Ospedale Bambino Gesù mi ha seguita meticolosamente ogni istante e continua ancora con cure, attenzioni, colloqui e operazioni con i migliori chirurghi.

In questo periodo, ho visto che gli infermieri di questo ospedale mettono al primo posto la loro dedizione, l'affetto, la pazienza e la preparazione. Questo ha fatto si che mi innamorassi di questa figura che lavora con tanta passione.

Il mio sogno è avere la stessa passione e portare con orgoglio quella divisa bianca, che a volte incute terrore ai piccoli pazienti ma che con la loro dolcezza conquistano il loro cuore.
Tutto questo per me è una ragione per continuare a lottare ma soprattutto continuare a vivere. Nel mio futuro vorrei entrare ancora da quel cancello, ma per aiutare bambini e ragazzi come me.


Scarica il pdf