Francesco è forte

La storia di Francesco, affetto da una malattia ai reni, raccontata da Giovanna, la mamma. Una lotta coraggiosa che dura da cinque anni
Stampa Pagina

9 maggio 2014

Ha 8 anni, Francesco, quando inizia la sua lotta contro la malattia. Gioca a pallone, è iscritto a nuoto, va a scuola. Un bambino come tanti. Normale. Spensierato, libero. Felice. È uno di tre gemelli, Francesco. Lorenzo e Carlotta. Sereni, come lui. Ma la spensieratezza di questo bambino, come tanti, si interrompe.

"Mamma, corri! La mia pipì è rossa!!", ha urlato Francesco a Giovanna, la mamma, cinque anni fa. E la leggerezza e la libertà rimangono imbrigliate in una morsa di preoccupazioni e interrogativi.
Da cinque anni Giovanna e Francesco, insieme a papà Patrizio, lottano contro la malattia di Berger, nota anche come nefropatia da IgA. Una malattia che si verifica quando un anticorpo chiamato immunoglobulina A va nei reni, alterandone la funzionalità. Può progredire sviluppando lo stadio terminale dell'insufficienza renale. O regredire.

Non esiste cura per la malattia di Francesco. I farmaci, però, possono rallentarne il corso. Da quella frase urlata alla mamma, inizia la lotta di Francesco.
Gli esami ematici, i valori delle proteine alterate. I medici richiedono con urgenza altri controlli. Francesco perde proteine con le urine. L'uscita dal pronto soccorso a mezzanotte in ambulanza, verso il reparto di nefrologia del Bambino Gesù. L'incontro con il medico che ha cambiato la sua vita. Che ha fatto di tutto per lasciare che la normalità non venisse intaccata dalla malattia. Che guarda Francesco negli occhi, con dolcezza. Con la complicità di chi porta avanti la sua stessa battaglia.
La dimissione, 6 giorni dopo. Ma la malattia è più grave del previsto. I medici del Bambino Gesù lo scoprono al controllo successivo, due settimane dopo. Una malattia autoimmune. Entrambi i reni colpiti. L'inizio della terapia al cortisone per bocca. E poi di nuovo l'avanzamento della malattia. I medici intervengono in maniera più incisiva. Il primo ricovero lungo. Il cortisone in vena. Una terapia immunosoppressiva.

La malattia regredisce. Per un lungo periodo Francesco sta bene. Torna alla sua vita normale. Ma poi a Natale la febbre. Le analisi. I valori di nuovo sballati. La malattia che si riacutizza.
"Ogni mamma conosce quella stretta allo stomaco, il peso di un macigno sul cuore. L'incapacità di frenare le lacrime e arginare la disperazione" racconta Giovanna, la mamma.

La malattia di Francesco lo abbandona, per poi tornare. Riaffiora. Si riacutizza. Regredisce. Torna di nuovo. O forse non più. Così la malattia entra ed esce dalla vita di Francesco. E della sua famiglia. L'Ospedale, i farmaci, la terapia. E, ancora, la malattia si assopisce. I valori rientrano. 
Da più di un anno Francesco sta bene. I suoi valori sono normali. Con regolarità torna in ospedale a fare i controlli. A verificare che tutto sia a posto. A guardare negli occhi quel medico che, solo, sa trasmettergli speranza. Che non gli ha mai nascosto la verità. Che ha saputo dirgli tanti no, con fermezza, ma che allo stesso tempo ha voluto regalargli dei sì.

 "Quando ti assale la tristezza, ti domandi perché sia successo a te. Ma poi guardi negli occhi tuo figlio e pensi che, insieme, ce la potete fare. Perché lui è forte, e sai che devi esserlo anche tu". 

Giovanna ha quella forza che solo le mamme di un figlio malato sanno tirar fuori. Una forza spesso annientata dallo sconforto. Quando ti pervade la sensazione di impotenza. Ma poi guarda negli occhi suo figlio, Giovanna. E d'improvviso quella forza risale.
Non dimenticherà mai, Giovanna, i corridoi del reparto di nefrologia dove ha pianto. Osservato da lontano ogni bambino ricoverato, aspettando una parola di conforto, di aiuto che, puntuale, è arrivata. Si raccoglie in preghiera, la mamma, insieme alle altre famiglie che vivono situazioni simili alla sua. Che conoscono il dolore. Che cercano, come lei, conforto negli sguardi dei medici. Che si affidano incondizionatamente alle cure di chi dedica la propria vita ai loro bambini.
Francesco cresce. Ha 13 anni, adesso. Fa sport, osserva una dieta. Non può mangiare la cioccolata, né altre cose che gli altri bambini possono mangiare. Vive la sua malattia con coraggio, come la mamma. Ma a volte, come la mamma, è stanco. Delle restrizioni, dei continui esami. Allora esplode la rabbia, l'insofferenza. Subentra la paura che, nonostante i sacrifici, dalla malattia non guarirà mai.
E i controlli. L'agonia. Il pensiero costante alla malattia che può tornare.
Eppure è forte, Giovanna. Perché sente che le cose stanno andando bene. Perché sa che se non dovessero andare bene, come tutte le mamme, avvertirebbe di nuovo quella morsa allo stomaco che l'aveva allertata cinque anni fa. 

"Non sono speciale. Sono solo una mamma. Ho messo mio figlio nelle mani di queste persone, di cui mi fido. Che hanno lottato con Francesco e hanno sempre parlato con lui, comprendendolo intimamente. Non solo la sua malattia. Anche il bambino, il ragazzo che sta diventando".
E gli occhi del figlio che cercano, ancora, gli occhi di quel medico che gli ha cambiato la vita. Che ha fatto di tutto per lasciare che la normalità di Francesco non venisse intaccata dalla malattia. Che gli ha trasmesso speranza con decisione, e l'ha sempre fatto sentire protetto. E non li ha mai fatti sentire soli, a lui e alla sua famiglia.

Per questo è  forte, Giovanna.