Gli occhi di Antonella

Grazie alle cellule staminali della sorella recupera la vista e diventa dottoressa.
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12 September 2014

"Fino a sei anni di età non vedevo nulla. Non ho ricordi visivi legati alla mia infanzia. Ho immaginato i visi dei miei genitori, dei miei amici. Pensavo al colore delle cose. Alle lenzuola del mio letto, alle pareti della mia camera. Dai 6 anni ho imparato a guardare il mondo da un occhio solo. Sono cresciuta senza limitazioni. Ho imparato a fare tutto. A collegare un'immagine ad ogni cosa. A dare una forma a un odore. Un viso a una voce. A 20 anni un'operazione innovativa ha permesso di far entrare la luce anche nel buio del mio occhio sinistro. Non è facile insegnare a un cervello disabituato alla visione bioculare, a prendere le immagini da entrambi gli occhi. Ci sto lavorando. Ci sto provando. Ho recuperato la vista. Non sono più al buio".

Antonella è una ragazza di 23 anni. Si è laureata da poco con 110 e lode alla facoltà di Musicologia dell'Università di Cremona. E' nata in Sardegna con un glaucoma congenito,. Le sue cornee sono opache, alla nascita, e la retina e le strutture dell'occhio danneggiate. Non vede. Lo capiscono subito i medici, a Nuoro, ma non hanno le attrezzature per gestire una patologia come questa.
A 40 giorni di vita Antonella si sposta con la famiglia al Bambino Gesù di Palidoro. Lì, nel reparto di Oculistica, iniziano a curare gli occhi di Antonella. Cercano di individuare per lei un percorso clinico che possa permetterle, un giorno, di vedere.
Il sintomo tipico del glaucoma congenito è il cosiddetto buftalmo, o idroftalmo, che vede l'ingrossamento del bulbo oculare a causa dell'eccessiva pressione interna dell'occhio. Il primo problema da risolvere per la bimba è quello della pressione oculare. Una volta effettuati i primi interventi per stabilizzare la pressione degli occhi, Antonella è pronta a sottoporsi al primo trapianto di cornea.

 "Avevano iniziato a prospettare per me l'apprendimento del linguaggio braille. Il mio residuo visivo era troppo basso per consentirmi di condurre una vita normale, da "vedente". Una volta iniziata la scuola, avrei per forza di cose avuto bisogno di un metodo alternativo e sostitutivo della vista. Ma al compimento del sesto anno di età, il mio occhio destro era pronto per il trapianto".

I medici del Bambino Gesù decidono di operare l'occhio che dalla nascita è riuscito a rispondere meglio agli interventi subiti e alle terapie effettuate, il destro.
Da quel momento iniziano i ricordi visivi di Antonella. Associati a immagini, volti, espressioni. Il mondo diventa a colori. Le cose, tutte le cose, hanno una forma definita, adesso, reale, non immaginata.

"Ero nella stanza dell'ospedale. Davo le spalle alla finestra. Hanno iniziato a togliermi la benda dall'occhio destro. Ricordo con precisione la prima cosa che ho visto: una sveglia, che io stessa avevo posato sopra al mio letto di degenza. Era tutta colorata. Io non lo sapevo. Vedevo i colori. Ho iniziato da quel momento a colorare il libro dei miei ricordi".

Il viso di Pina, la mamma. L'incontro con i suoi lineamenti. Se lo ricorda bene, Antonella. "Ma mia madre è come se l'avessi sempre vista. Avevo ben chiara la dolcezza delle sue espressioni, già prima di posare i miei occhi sul suo volto".
"Il giorno che sono uscita dall'Ospedale per tornare a casa, lo ricordo come il viaggio più bello della mia vita. Nel tragitto da Palidoro all'aeroporto –per quanto breve- ho capito cosa si provava a poter guardare la strada che si percorre. Era una giornata di sole. Nell'azzurro del cielo, macchie scure in movimento. Ho scoperto il volo degli uccelli. Ero con mia mamma e un'amica, e non riuscivo a distogliere lo sguardo dal finestrino. Vedevo fuori. Non avevo mai visto fuori, fino a quel momento". 

Il residuo visivo dell'occhio destro consente ad Antonella di studiare, di raggiungere i traguardi prefissati senza ausili esterni. Non ha bisogno dell'ingrandimento, né di una correzione con le lenti o gli occhiali da vista. Non può guidare, Antonella, ma per il resto conduce una vita normale. L'occhio sinistro è troppo provato per pensare di intervenire su di lui. Tutti i trapianti effettuati non sono andati nel modo sperato. Intervento, immunosoppressione, poi rigetto. Tre anni fa i medici del Bambino Gesù che la tengono in cura, le prospettano la possibilità di un intervento attraverso una nuova tecnica: il trapianto di cellule staminali con una membrana amniotica. Maria Luisa, la sorella di 5 anni, è istocompatibile al 100%. In sala operatoria entra prima lei, la sorella piccola, a cui prelevano le cellule che impianteranno dopo, ad Antonella. Dopo sei mesi il trapianto di cornea all'occhio sinistro, sulla membrana amniotica. 

L'intervento va bene e a distanza di tre anni non c'è stato nessun rigetto. La situazione è stabile. Antonella vede anche dall'occhio sinistro.

Nell'ultima pagina della sua tesi di laurea, un ringraziamento a tutte le persone che le hanno permesso di tagliare questo traguardo. L'inizio della sua vita da adulta. E il punto di partenza del suo futuro. 

"I miei ringraziamenti vanno a tutte le persone che mi accompagnano nel mio viaggio: 
Ai medici e al personale del Reparto di Oculistica del Bambini Gesù di Palidoro, che con il loro lavoro e affetto hanno reso più semplice il mio cammino permettendomi di arrivare così lontano; un Grazie soprattutto a chi per primo ha iniziato quel lavoro (e che non può vedere fin dove sono arrivata, ma che sicuramente sarebbe fiero di me) e chi lo ha continuato nel migliore dei modi. 
Ai miei parenti e alla mia famiglia per il loro immancabile sostegno, a mio fratello Lorenzo e Maria Luisa per la loro "meravigliosa profondità". 
Alle amiche: a quelle isolane, le amiche di sempre che anche se lontane mi stanno vicine, e a quelle continentali che mi fanno sentire quasi a Casa. 

A chi, da quando mi hai incontrato, cammina al mio fianco".