HIV: test "istantaneo" per controllare la carica virale residua nei bambini

Rapido ed economico, aiuterà soprattutto i Paesi più poveri, dove il virus è molto più diffuso. I risultati dello studio no-profit pubblicati su Lancet
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11 May 2020

Un nuovo test per valutare la carica virale residua nei bambini affetti da HIV è stato messo a punto dagli esperti dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Più semplice, rapido ed economico rispetto a quelli già esistenti, potrà aiutare soprattutto i Paesi più poveri in cui la malattia è ancora fortemente presente. Lo studio sulla sua efficacia è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Lancet.

Negli ultimi anni sono stati sviluppati numerosi test molecolari per misurare e caratterizzare la carica virale residua, cioè la quota di HIV-1 che rimane dentro le cellule dei pazienti sottoposti a terapia antivirale. Misurare il residuo virale è fondamentale per valutare l'efficacia del trattamento ricevuto e la possibilità di inserire questi bambini in nuove sperimentazioni finalizzate al controllo del virus senza terapia antivirale (remissione virologica). Finché non ci si riuscirà, con l'aiuto di nuove terapie, nessun paziente potrà considerarsi guarito.

L'uso in larga scala di questi test nei Paesi in via di sviluppo, dove si concentra la maggior parte di casi pediatrici (un milione e mezzo su un totale di quasi due milioni), è stato finora minimo. Il limite principale al loro utilizzo è rappresentato dai costi, dalla quantità di sangue che queste analisi richiedono e dalla loro difficile applicabilità nelle zone meno attrezzate da un punto di vista laboratoristico e ospedaliero. Basti pensare che la maggior parte di questi sono di virologia molecolare. Vuol dire che, dopo il prelievo di sangue, servono dei passaggi di laboratorio per isolare le componenti ematiche, complesse lavorazioni per riuscire poi ad analizzare i risultati con complessi software bio-informatici. Per avere la risposta poi passano almeno alcuni giorni.

Il nuovo test ideato dall'equipe dell'Unità di Ricerca in Infezioni Congenite e Perinatali del Dipartimento Pediatrico Universitario Ospedaliero del Bambino Gesù è praticamente istantaneo: facile da usare ed economico, può essere effettuato ovunque. Consiste in una piccola striscia (o stick) di plastica rigida, su cui sono apposte determinate sostanze virali di reazione, come quelle comunemente usate per il monitoraggio domestico, ad esempio nel test di gravidanza. La striscia è numerata da 0 a 10, dove zero rappresenta la minima carica virale residua e 10 quella massima. Basta una goccia di sangue del paziente e in pochi minuti si coloreranno le tacche corrispondenti alla carica virale rilevata. Un test così semplice e sicuro da poter essere effettuato anche in condizioni improponibili per i classici test, come un ospedale da campo o un camper medico. Costa inoltre poche decine di euro contro le centinaia degli altri test molecolari di virologia.

Lo studio pubblicato sulla rivista scientifica Lancet è il risultato di un progetto di ricerca no-profit promosso da EPIICAL, il più grande consorzio internazionale di scienziati coinvolti nella gestione e trattamento dell'HIV pediatrico. È basato sui dati prodotti in precedenti lavori eseguiti su coorti italiane e americane in questo campo. L'affidabilità del nuovo test supera il 90% ed è pressoché sovrapponibile ai quella dei test più costosi e più complessi. La ricerca ha coinvolto più di 300 pazienti con infezione verticale da HIV (che riguarda cioè bambini nati infetti per via materna) e che hanno iniziato la terapia antiretrovirale fin da piccoli.

«Questa nuova strategia di screening rappresenta un'importante innovazione per definire quali bambini arruolare in protocolli per la cura dell'HIV-1 – spiega il dottor Paolo Palma, responsabile dell'Unità di ricerca in infezioni congenite e perinatali dell'Ospedale – Come, per esempio, il vaccino terapeutico pediatrico messo a punto dal Bambino Gesù in collaborazione col Karolinska Instituet di Stoccolma ed il USA Military's HIV Research Program (MHRP). I risultati permettono infatti di ricostruire la storia clinica (virologica e terapeutica) dei singoli pazienti, in Paesi in via di sviluppo o molto poveri, dove la raccolta di informazioni cliniche retrospettive risulta spesso problematica.