Il migliore amico dei piccoli pazienti: al Bambino Gesù i "coach" a quattro zampe

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Roma, 18 settembre 2012

È il profilo dei nuovi coach approdati all'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù per dare "una zampa" - anzi, quattro -, ai tanti bambini della Neuroriabilitazione nella sede di Palidoro alle prese con le terapie per recuperare la capacità di muoversi e camminare.  

Al Bambino Gesù prende il via, infatti, il progetto sperimentale di pet-coatching realizzato in collaborazione con l'A.N.U.C.S.S. onlus (Associazione Nazionale Utilizzo del Cane per Scopi Sociali): due giorni alla settimana, per due ore, i piccoli pazienti possono svolgere gli esercizi di riabilitazione accanto a cani addestrati, estremamente duttili e abituati a lavorare insieme a bambini con difficoltà serie o con disabilità motorie.

I cani impegnati in questa nuova avventura (3 o 4 che si avvicendano ogni mezz'ora di attività, sempre affiancati da un "conduttore") sono di razze diverse - golden retriever, cocker, labrador - con carattere, temperamento e abilità differenti, ma con una comune vocazione: aiutare i più piccoli.   

Il Bambino Gesù, costantemente impegnato nell'individuazione delle soluzioni migliori per rendere l'esperienza del ricovero meno difficoltosa possibile, con questa iniziativa sperimenta l'evoluzione del tradizionale concetto di coaching: in questo caso l'interazione si sviluppa tra bimbo e animale e il registro di comunicazione, non verbale, è a livello molto profondo, emotivo.      

Il coach a quattro zampe è un facilitatore del processo riabilitativo: incrementa la motivazione al trattamento, aiuta i più piccoli a raggiungere gli obiettivi, è di supporto psicologico nella riduzione dello stress, li  gratifica (ad esempio scodinzolando, facendosi accarezzare o porgendo la zampa) quando eseguono correttamente un esercizio e li accompagna verso l'arricchimento delle proprie competenze e nel recupero progressivo della propria autonomia.

I cani, infatti, oltre ad essere per i bambini catalizzatori potentissimi d'attenzione e d'interesse, esseri misteriosi e divertenti da scoprire e con cui interagire, sono gli animali più adatti a questo tipo di attività vista la loro alta abilità sociale e la loro capacità di recepire e di trasmettere segnali comunicativi agli esseri umani.

Nella relazione con l'uomo tutto ciò si traduce in un'estrema disponibilità al rapporto e allo scambio affettivo attraverso il metaverbale.

La facilità di comunicare emozioni e di inviare stimolazioni sensoriali reciproche costituisce per molti bambini, inibiti proprio in questo tipo di scambio, un grosso canale di relazione: accudire e accarezzare dolcemente un cane o veder assecondati docilmente i propri gesti (anche i più imprevedibili o incontrollati) rappresenta per chi è in terapia un'occasione per rilassarsi e sentirsi accettato incondizionatamente.

Oltre all'interazione individuale tra cane e piccolo paziente, le attività di pet-coaching prevedono anche fasi di gruppo in cui bambini con simili patologie possono ritrovarsi e socializzare fra loro, sempre mediati dalla presenza dell'animale e del suo conduttore.

Presso la Neuroriabilitazione Pediatrica del Bambino Gesù vengono seguiti oltre 650 bambini l'anno con lesioni di natura neurologica. Dopo la serie di terapie riabilitative ad hoc e con l'ausilio delle più avanzate strumentazioni robotiche, si possono raggiungere percentuali di recupero della funzionalità motoria anche dell'80-90%: in questo contesto il pet-coaching rappresenta una delle attività innovative che affiancano le tecnologie di ultima generazione - come il sistema Rewalk - sviluppate e utilizzate nel Laboratorio di Robotica e Analisi del movimento dell'Ospedale.

"Tutti i bambini con lesioni del sistema nervoso e che hanno problematiche sensoriali o motorie come emiparesi, tetraparesi o disturbi dell'equilibrio, posso beneficiare del pet-coaching - sottolinea Enrico Castelli, Responsabile Neuroriabilitazione Pediatrica dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù -.  Non si tratta di una terapia in senso stretto ma di una attività mediata dall'animale che coadiuva potenziando il trattamento riabilitativo del bambino. Ecco perché abbiamo pensato di chiamarlo "coaching" in relazione alle capacità dell'allenatore di motivare e gratificare affettivamente l'atleta. In questo caso la relazione col cane aumenta la motivazione del bambino a dare il meglio di sé durante il training, migliorandone la performance psico-fisica e lo gratifica al termine dell'esercizio. Il coaching si presta dunque in modo particolare alla riabilitazione perché quest'ultima ottiene i maggiori risultati solo quando il paziente è realmente intenzionato a collaborare."

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