Rio 2016: il ritorno degli atleti d'argento

Sono tornati al Bambino Gesù per condividere la loro esperienza alle ultime olimpiadi. In ospedale si chiude il progetto Rio 2016.
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ll progetto "Rio 2016" dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù ritorna in Ospedale. L'esperienza di otto ragazzi affetti da autismo seguiti dall'Unità operativa di Neuropsichiatria, che hanno accompagnato la Nazionale di Scherma di Spada durante i Giochi della XXXI Olimpiade a Rio de Janeiro, si chiude con un racconto nel posto in cui è nata l'idea del progetto.
Gli atleti della Nazionale maschile di Spada, vincitrice della Medaglia d'argento agli ultimi giochi olimpici di Rio, sono tornati per raccontare la loro sfida come atleti, ma soprattutto per condividere un'esperienza umana molto emozionante.

"Un progetto che ha aiutato loro, i ragazzi, ma che ha fatto crescere molto anche noi", ha detto Marco Fichera, uno degli atleti d'argento.

"I ragazzi ci hanno ringraziato. Ma sono io che sento di doverli ringraziare. Per tutto quello che mi hanno dato". Sono queste le parole con cui chiude Enrico Garozzo, che confessa di aver avuto inizialmente qualche perplessità sul progetto. "Invece loro hanno reso tutto meraviglioso".

Il progetto "Rio 2016" si inserisce all'interno della collaborazione con "Progetto Aita Onlus" e dà seguito al lavoro del progetto "Accademia Scherma Lia".
Questa esperienza, pioneristica nel suo genere, ha avuto dei risvolti enormi, in termini di inclusione sociale della disabilità. Perché è importante che la cura vada oltre l'ospedale.

(Nella foto: il Direttore Ruggero Parrotto, l'équipe di medici di Neuropsichiatria che hanno accompagnato i ragazzi, Andrea Santarelli, Marco Fichera, Iacopo, uno dei ragazzi del Bambino Gesù, Enrico Garozzo, Paolo Pizzo )