Trapianti pediatrici da donatore vivente: Una chance in più per i piccoli pazienti

Oggi si celebra la giornata europea per la donazione di organi. All'Auditorium Parco della Musica il convegno "Il valore del dono" promosso dall'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.
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11 October 2014

Una chance in più per i tanti bambini in attesa di trapianto. Rispetto alla difficoltà di reperire organi da donatore cadavere che siano idonei al ricevente pediatrico, la scelta del donatore vivente, nei casi in cui è possibile, amplia il ventaglio delle opzioni oggi disponibili per salvare la vita ai piccoli pazienti. Il ricorso a questa tecnica consente di programmare il momento del trapianto, limita il tempo di ischemia (diminuzione dell'afflusso di sangue all'organo), accorcia i tempi di attesa e conseguentemente riduce il rischio di mortalità in lista. Sono i genitori, in genere, ad offrire un rene (quello di un adulto è idoneo anche per pazienti di basso peso) o una parte del proprio fegato al figlio, la percentuale di sopravvivenza dei pazienti e degli organi trapiantati è molto alta e, a medio termine, supera il 90%.

In occasione della Giornata Europea per la donazione degli organi, l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù fa il punto sui trapianti pediatrici, a partire dalla tecnica da donatore vivente, nel corso del convegno "Il trapianto in età pediatrica, Il valore del dono", organizzato all'Auditorium Parco della Musica di Roma (Sala Petrassi, ore 15) nell'ambito delle iniziative promosse dal Ministero della Salute, dall'Istituto Superiore di Sanità e dal Centro Nazionale Trapianti.

«Scegliere di donare gli organi è un atto di profonda generosità e sensibilità nei confronti di tutte quelle persone, in particolare i bambini, che per sopravvivere hanno assoluto bisogno di un trapianto - afferma Jean De Ville De Goyet, direttore del Dipartimento Chirurgico del Bambino Gesù. -  Un grazie speciale è pertanto rivolto a chi decide di percorrere coraggiosamente questa strada donando gli organi della persona cara che non c'è più. Ma c'è anche una "seconda via" sempre più percorribile: la donazione da vivente. Un chance in più per i bambini altrimenti costretti a rimanere in lista d'attesa mettendo a repentaglio la propria vita. Le moderne tecniche trapiantologiche sono sempre più sicure sia per chi dona che per chi riceve e consentono di avvicinare il successo degli interventi al 100% ».

La tecnica da donatore vivente viene utilizzata dai chirurghi del Bambino Gesù dal 1996 per il rene e dal 2011 per il fegato. Dal primo intervento al dicembre 2013, sono stati eseguiti 29 trapianti di rene e 18 di fegato da donatore vivente, con un trend in costante aumento. Per quanto riguarda il fegato, in particolare, lo scorso anno i trapianti da donatore vivente hanno superato il 50% del totale eseguito.

I dati 2013 del Ministero della Salute indicano un calo generale del numero dei trapianti pediatrici di fegato e rene rispetto agli anni precedenti. Il ricorso al trapianto da vivente ha consentito di invertire la tendenza: all'Ospedale pediatrico romano dai 14 trapianti di fegato del 2011 si è passati ai 23 del 2013; per il rene, dai 17 del 2011 ai 20 del 2013. Di questi interventi, una percentuale sempre più alta è da donatore vivente: nel 2013 sono stati eseguiti da vivente 12 trapianti di fegato su 23 e 7 trapianti di rene su 20, rispetto ai 4 su 16 (fegato) e ai 5 su 17 (rene) dell'anno precedente.

LE TECNICHE DEL TRAPIANTO DA DONATORE VIVENTE
Per accertare l'idoneità del genitore-donatore, al Bambino Gesù vengono effettuate approfondite indagini cliniche e psicologiche per confermare la reale convinzione alla donazione e garantire che sia esente da qualunque tipo di pressione psicologica. Per ridurre al massimo i rischi connessi alla procedura chirurgica, nei casi dubbi si opta sempre per l'esclusione del potenziale donatore. La percentuale di sopravvivenza dei pazienti e degli organi dopo il trapianto è prossima al 100%, non sono stati registrati casi di mortalità tra i donatori e il periodo di degenza è stato ridotto al minimo.

Per il trapianto di rene si ricorre al prelievo laparoscopico dell'organo dal donatore. E' una tecnica mini invasiva che riduce sensibilmente dolore postoperatorio e tempi di degenza. Per il fegato, la tecnica è analoga a quella impiegata con il donatore cadavere: si seziona il fegato di un adulto (split liver) e se ne utilizza una piccola parte per il bambino. Al donatore vivente viene prelevato il lobo sinistro del fegato, pari a circa il 25% della massa totale, e impiantato sul bambino. La porzione di organo trapiantata crescerà col piccolo paziente fino a raggiungere una massa normale nell'età adulta. Generalmente i bambini che vengono sottoposti a questo tipo di intervento hanno meno di 2 anni di età e un peso inferiore ai 10 kg. L'équipe chirurgica del Bambino Gesù ha eseguito con successo anche trapianti di fegato per malattie metaboliche genetiche dal genitore portatore della mutazione responsabile della malattia del figlio.

OLTRE 300 TRAPIANTI NEL 2013
L'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù è l'unico Centro in Europa in grado di rispondere al bisogno di ogni tipologia di trapianto pediatrico, dalle cellule ai tessuti, dal cuore ai polmoni attraverso la gestione integrata di tutte le fasi del processo (candidatura del paziente, gestione medica del periodo in lista, opzioni e intervento chirurgico, follow-up).

Sono oltre 300 i trapianti realizzati nel 2013 tra cuore, rene, fegato, midollo, cornea, protesi valvolari cardiache (homograft) e membrane amniotiche. Questi dati confermano la crescita generale dell'attività trapiantologica che, rispetto al 2012, è aumentata del 9%. In particolare, è cresciuto il numero dei trapianti di fegato (+35%), dei trapianti di rene (+12%) e dei trapianti di midollo, autologhi e allogenici (+7%).