Infezioni ospedaliere, le azioni di contrasto adottate al Bambino Gesù

Ecco le strategie messe in atto dall'ospedale per ridurre progressivamente questa complicanza non sempre prevenibile. L'intervista a Marta Ciofi degli Atti
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23 February 2018

In tutto il mondo, le infezioni sono la complicanza più frequente e grave dell'assistenza sanitaria, che colpisce il 3-10% dei pazienti ricoverati in ospedale. Nell'Unione Europea, si stima che ogni anno circa 4.100.000 pazienti contraggano un'infezione associata all'assistenza (Ica), e che queste siano la causa diretta di almeno 37.000 decessi (Fonte: European Centre for Disease Prevention and Control). Non tutte le infezioni associate all'assistenza sono prevenibili, ma esistono azioni di contrasto la cui azioni efficacia è documentata, tra queste, ad esempio, c'è l'igiene delle mani, contribuisce in modo sostanziale alla riduzione del rischio. In un ospedale come il Bambino Gesù, in cui vengono eseguiti interventi di alta complessità il controllo delle infezioni diventa un tema ancor più importante. Maggiore è la complessità delle condizioni da trattare, infatti, maggiore è la probabilità che debbano essere effettuate procedure invasive e trattamenti a lungo termine che fanno aumentare il rischio per il paziente di contrarre una Ica. Di questi temi abbiamo parlato con Marta Ciofi degli Atti, responsabile dell'Unità di Epidemiologia Clinica del Bambino Gesù

Dottoressa Ciofi degli Atti, quali sono le cause principali delle infezioni?

Il rischio di acquisire un'infezione ospedaliera dipende dalle caratteristiche dei pazienti (ad esempio è più alto nei neonati, soprattutto se nati pretermine, perché il loro sistema immunitario non è ancora sufficientemente maturo, e nelle persone che hanno una risposta immune inadeguata a causa di malattie o farmaci) e dal tipo di trattamenti ricevuti. Gli enormi progressi compiti dalla medicina, infatti, consentono di curare sempre meglio patologie sempre più complesse. Questi successi sono possibili grazie all'uso di farmaci e presidi, come i ventilatori o i cateteri che si posizionano in una vena di grosso calibro per somministrare farmaci quali i chemioterapici (cateteri venosi centrali-CVC), che possono facilitare l'ingresso nell'organismo di germi che vivono abitualmente nel nostro corpo e che, sebbene non pericolosi in individui sani, nelle persone malate possono causare infezioni gravi. 

Quali sono le misure di contrasto adottate dall'ospedale?

Negli ultimi 10 anni, L'OPBG ha attuato le azioni per la prevenzione delle infezioni ospedaliere basate sulle evidenze e sulle raccomandazioni nazionali ed internazionali. Le azioni di prevenzione del rischio includono le precauzioni standard da adottare per tutti pazienti in tutte le fasi dell'assistenza, prima tra tutte l'igiene delle mani, e le precauzioni aggiuntive che vanno adottate in caso di infezioni sospette o confermate che si trasmettono per via aerea (ad es. il morbillo), per goccioline (ad es. l'influenza) o per contatto (ad es. le gastroenteriti). Nel caso di procedure invasive, come interventi chirurgici, posizionamento di CVC o ventilazione meccanica, sono adottati dei pacchetti ("bundle") di azioni preventive. Per contrastare l'antibiotico resistenza vengono condivise le raccomandazioni per promuovere un uso appropriato di antibiotici; vengono inoltre attuate politiche di screening per individuare i pazienti colonizzati da germi multiresistenti ed evitarne la diffusione in ambiente ospedaliero. Per monitorare l'attuazione di tutte queste azioni vengono raccolti dati che riguardano sia indicatori di processo (ad esempio l'adesione degli operatori sanitari all'igiene delle mani), che indicatori di esito (ad es. indagini annuali di prevalenza delle infezioni ospedaliere). 

Per quale motivo i casi di alta complessità aumentano il rischio di infezioni? 

Maggiore è la complessità delle condizioni da trattare, maggiore è la probabilità che debbano essere effettuate procedure invasive e trattamenti a lungo termine. Vi sono inoltre casi altamente complessi, come i trapianti o le malattie oncoematologiche, in cui è presente un deficit della risposta immune indotta dai farmaci immunosoppressori o causata dalla malattia di base. L'associazione di tutti questi fattori aumenta il rischio di infezioni.   

 

Come ha fatto l'ospedale a ridurre il tasso di infezioni ottenendo risultati migliori rispetto agli standard nazionali e internazionali nonostante il progressivo aumento dei casi di alta complessità? 

La frequenza delle infezioni ospedaliere in OPBG è drasticamente diminuita, passando da una prevalenza del 7,6% nel 2007, all'1,8% nel 2017. Il valore osservato è inferiore rispetto ai dati nazionali e a dati di benchmark internazionali per gli ospedali pediatrici, che negli USA e nell'Unione Europea riportano una stima media del 4% (Magill SS et al, 2014; Zingg W et al, 2017). La definizione delle aree prioritarie di intervento e delle azioni da attuare è riportata nel Piano annuale redatto dal Comitato di controllo delle infezioni ospedaliere (CIO). Si tratta di un comitato multidisciplinare e multiprofessionale presieduto dal Direttore Sanitario che si riunisce regolarmente per valutare i risultati raggiunti e identificare gli ambiti di ulteriore miglioramento. Il Piano annuale del CIO e il suo stato di avanzamento trimestrale sono pubblicati nella intranet ospedaliera e presentati in riunioni plenarie. Estrema importanza viene data anche alla formazione del personale, inclusi gli studenti e i medici in formazione post-laurea, sia al momento dell'ingresso in ospedale che periodicamente. La chiave del successo nel controllo delle infezioni è infatti il coinvolgimento di tutto il personale, che deve operare in modo standardizzato adottando le buone pratiche raccomandate su cui l'attenzione deve sempre essere mantenuta elevata.