Malattie infettive in gravidanza: Infezione da Cytomegalovirus

L'infezione in gravidanza può essere pericolosa perché le difese immunitarie della mamma sono ridotte
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23 May 2018

CHE COS'È
Èpossibile contrarre una infezione da Cytomegalovirus in gravidanza, soprattutto se per lavoro, o semplicemente perché si è già mamma e il contatto con i bambini è frequente. Il fatto di aver contratto in passato la malattia non ha valore protettivo perché l'infezione non conferisce una immunità permanente ed il virus presente nell'uomo per una passata infezione può riattivarsi. Niente paura, perché ci sono soluzioni per prevenire eventuali problemi per il feto ed il neonato. Però è importante conoscere il problema perché qualche rischio per il bambino che sta nella pancia c'è.
Il Cytomegalovirus si chiama così perché ha un particolare effetto sulle cellule nelle quali alberga, che diventano molto grandi. È un Herpes virus, è diffuso in tutto il mondo, ed interessa gran parte della popolazione generale. Circa l'80% delle persone adulte nel mondo hanno anticorpi specifici contro il Cytomegalovirus, il che dimostra che in qualche momento della loro vita l'hanno già incontrato e si sono infettate, pur senza sintomi evidenti. Il sistema immunitario degli adulti sani, che è il nostro meccanismo di difesa contro le infezioni, è in grado infatti di controllare molto bene la diffusione del virus nell'organismo ed i sintomi dell'infezione. In alcune categorie di persone il virus non è però così innocuo e l'infezione può diventare rischiosa, anche per la vita. Parliamo delle persone che hanno difetti del sistema immunitario, persone affette da tumori sotto terapie che ne deprimono la funzione di difesa, persone affette dal virus HIV. Anche in gravidanza l'infezione da Cytomegalovirus è pericolosa, perché può essere trasmessa al feto, determinando danni acuti e cronici, a volte anche molto gravi. 

COSA VUOL DIRE RIATTIVAZIONE DELL'INFEZIONE
Il Cytomegalovirus, dopo la risoluzione della fase acuta, rimane allo stato latente all'interno dell'organismo, vale a dire che c'è ma non si vede, potendo riattivarsi, con o senza sintomi, in momenti di stress psicologico o fisico. Siamo abituati a vedere questa modalità di comportamento con l'Herpes labiale, che ogni tanto compare sulle labbra e il cui agente responsabile è un altro membro della famiglia degli Herpes virus. Il meccanismo è lo stesso.

COSA SUCCEDE IN GRAVIDANZA
Accade che la gravidanza rappresenti per la donna una situazione di riduzione dei meccanismi immunitari di difesa, perché questa riduzione protegge il feto dall'azione di contrasto dell'immunità della mamma (il feto è pur sempre di un "essere estraneo" dal punto di vista biologico che vive all'interno del pancione materno!). Pertanto è più facile che malattie molto diffuse nella popolazione o virus allo stato di "riposo" nell'organismo possano infettare la mamma in attesa o riattivarsi se presenti, in seguito a questa diminuzione fisiologica dell'attività di protezione esercitata dall'immunità materna prima della gravidanza.
Non esistono dati nazionali precisi su quanto spesso questo avvenga e sulla precisa frequenza degli esiti a distanza dell'infezione trasmessa al feto in gravidanza (si parla di infezione congenita da Cytomegalovirus). Sappiamo comunque che l'infezione congenita colpisce in media l'1% di tutti i nati vivi, quindi poco meno di 5.000 neonati infetti nascono ogni anno in Italia. Di essi, il 10% circa svilupperà una sintomatologia conclamata al momento della nascita.

QUANDO IN GRAVIDANZA L'INFEZIONE È PIÙ PERICOLOSA PER IL BAMBINO
Quando il Cytomegalovirus infetta per la prima volta una mamma in attesa (si parla di infezione primaria) è più facile che il virus venga trasmesso al feto. Questo avviene nel 40% circa delle infezioni in gravidanzain quanto la mamma non ha anticorpi specifici contro il Cytomegalovirus che possano proteggere il feto. Quando invece si verifica una riattivazione, probabilmente per la presenza nella mamma di anticorpi contro il virus, la probabilità di infezione del feto è molto minore, inferiore al 2%. I possibili danni al feto e gli esiti patologici a distanza sono tanto più seri quanto più precoce è l'epoca di gestazione in cui l'infezione compare nella mamma. Se l'infezione materna viene contratta prima delle 13 settimane di gestazione, le probabilità di danno in utero, di sintomi alla nascita e di esiti a distanza sono maggiori.
Nel caso in cui una infezione primaria venga trasmessa al feto il 10-15% dei neonati presenterà dei sintomi d'infezione alla nascita, mentre gli altri saranno asintomatici. In caso di riattivazione di una vecchia infezione, questa percentuale di neonati con sintomi scende all'1-2%. Una parte dei neonati con sintomi alla nascita potrà presentare esiti permanenti dell'infezione come ad esempio la sordità monolaterale o bilaterale. 

COSA FARE PER PROTEGGERE IL NEONATO
In primo luogo è importante rispettare alcune semplici norme di prevenzione: lavarsi frequentemente le mani dopo aver cambiato un pannolino o aver fatto soffiare il naso al bambino più grande, o aver toccato la bocca, evitare il contatto con la saliva del piccolo, non utilizzare le stesse posate, non assaggiare cibi e bevande utilizzando il suo cucchiaio o il suo bicchiere. Il Cytomegalovirus viene infatti eliminato con le urine e la saliva nelle persone che hanno o hanno avuto l'infezione, anche per alcuni mesi.
È consigliabile comunque effettuare un test sierologico di screening, se possibile prima del concepimento o comunque all'inizio della gestazione. Se il test è positivo per IgG dirette contro il Cytomegalovirus, ma non per le IgM stiamo sufficientemente tranquilli perché c'è una situazione di immunità che, che come abbiamo spiegato, è sufficientemente protettiva anche se non impedisce una riattivazione dell'infezione o nuove infezioni da ceppi virali diversi dal primo. Pertanto, in caso di positività degli anticorpi Immunoglobuline G (IgG) e negatività degli anticorpi immunoglobuline M (IgM), anche se l'indicazione attuale è quella di non ripetere il test di routine, può essere opportuno ripeterlo ogni due tre mesi, perché una reinfezione sarà evidenziata da un aumento del livello di IgG, pur rimanendo le IgM negative e potremo valutare subito il neonato alla nascita con un semplice esame delle urine e della saliva, per capire se ha contratto l'infezione in utero e deve essere seguito con più attenzione. Se le IgG e le IgM specifiche fossero negative allora la mamma non è "coperta", cioè è suscettibile all'infezione e potrebbe contrarla. Una infezione primaria sarà dimostrata dalla positività sia delle IgG che delle IgM dirette contro il Cytomegalovirus. In questo caso, se la futura mamma lavora con bambini piccoli, oppure ha bambini piccoli in casa sarà opportuno ripetere all'incirca ogni mese il dosaggio degli anticorpi, e così avremo il polso della situazione: se cambia il livello degli anticorpi, potremo organizzare quanto necessario per valutare e proteggere il feto e seguire adeguatamente il neonato dopo la nascita, se avrà contratto l'infezione. 

COME SI CURA
Il Cytomegalovirus si cura con farmaci antivirali che al momento non sono raccomandati in gravidanza. Alcuni dottori hanno dimostrato una efficacia della somministrazione alla mamma di immunoglobuline specifiche contro il virus nella prevenzione dei danni fetali. Non tutti i medici sono d'accordo ma non mi sentirei di sconsigliare questa opzione, che ha un ben preciso fondamento biologico. Comunque i farmaci contro il Cytomegalovirus possono essere somministrati al bambino dopo la nascita, se viene confermata l'infezione, con ragionevole sicurezza e sotto controllo del pediatra.
La scelta migliore è sempre quella di affidarsi al proprio ginecologo e seguire attentamente le sue indicazioni.

DOVE RIVOLGERSI DOPO LA NASCITA
È prudente che i neonati di donne che hanno contratto l'infezione da Cytomegalovirus in gravidanza siano seguiti dopo la nascita presso ambulatori specializzati.


a cura di: Cinzia Auriti

Unità Operativa di Terapia Intensiva Neonatale
in collaborazione con: