"I Ragazzi del Bambino Gesù": un delicato storytelling della malattia

All'anteprima del documentario, l'intervento di Monsignor Dario Edoardo Viganò, Prefetto della Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede. "Un racconto di soglia, luogo della contiguità".
Stampa Pagina

02 March 2017

"Questa serie la definirei così: un racconto di soglia. Perché la soglia non è ciò che è dentro, non è ciò che è fuori. Ma insieme la soglia non divide ciò che è dentro da ciò che è fuori. La soglia è il luogo della contiguità". Sono le parole di Monsignor Viganò alla presentazione del documentario I Ragazzi del Bambino Gesù a tutta la comunità dell'Ospedale.

"Finalmente ci accompagnate a stare sulla soglia. E questo è un criterio propriamente evangelico. Perché quando Gesù ha iniziato a raccontare il mistero del Padre, ha scelto un luogo preciso: Cafarnao. Cafarnao è il luogo del passaggio, dove gli incontri sono fortuiti, casuali. Una grande strada commerciale verso un mondo di forte identità e luogo della Dodecapoli, cioè luogo dei pagai. Gesù ha scelto un luogo di soglia". 

Continua Monsignor Viganò: "in questo senso la soglia è una categoria centrale per contagiare di passione per l'umano. E ciò che è contagiato di passione per l'umano, apre il cuore anche alla possibilità del Vangelo".

I Ragazzi del Bambino Gesù è un racconto veramente di cura. "Nel senso etimologico del termine, cor urat, che scalda il cuore. Qui – continua Mons. Viganò - si intrecciano le dinamiche professionali e passionali che sanno dare alle relazioni la capacità di un cuore che sa andare al ritmo dell'amore, della carità, oltre alla professionalità, che è un prerequisito. Un prodotto che è un coraggioso e delicato storytelling della malattia. Una narrazione televisiva che sottrae tutto ciò che è artificio per mostrare la verità della realtà".

Un riferimento anche al messaggio del Papa per la Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali: "La speranza è la più umile delle virtù, perché rimane nascosta nelle pieghe della vita. Ma è simile al lievito che fa fermentare tutta la pasta". Illuminato dalla luce di queste parole, il documentario "non nasconde la gravità e la ferocia del male, ma sa spezzare il circolo vizioso dell'angoscia, sa arginare la spirale della paura. Il racconto affronta la questione del male, che segna ferite nella carne, ma ricorda che il male è un nemico che va combattuto, anzi, va vinto con ciò che non dipende da me – la professionalità dei medici, la struttura di un ospedale buono – e con ciò che dipende da me - l'accoglienza di un sorriso, una mano che stringe un'altra mano. Perché il male si vince insieme. E contro il male si deve combattere con ferocia".

L'intervento di Mons. Viganò

L'intervista a Mons. Viganò