Perché la riabilitazione sposa la tecnologia

Il responsabile del MarLab ci racconta il cammino che ha portato all'esoscheletro
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Ho iniziato ad occuparmi di riabilitazione alla fine degli anni '70. In Italia quelli sono stati gli anni più prolifici in termini di elaborazione di nuove proposte rieducative, soprattutto nell'ambito infantile. Menti brillanti e colte gareggiavano in serrati confronti su proposte innovative, ma la virtuale contesa restava senza soluzioni finali, perché mancavano strumenti di verifica oggettiva dei risultati ottenuti o ottenibili. 

All'inizio degli anni '80 si sono diffusi in Italia i videoregistratori analogici (VHS), i personal computer e i primi convertitori analogico-digitali per il segnale video. Nuove tecnologie che, mi resi immediatamente conto, promettevano di permettere lo studio del movimento in condizioni naturali scomponendolo nelle sue caratteristiche fisiche. 

Cominciai con il cammino realizzando, nottetempo in casa, un programma per l'analisi del movimento. Erano anni pioneristici. Il processo di verifica riabilitativo che ne è scaturito non è stato indolore perché la verifica oggettiva e sistematica di ipotesi e risultati non di rado ha messo in evidenza l'inefficacia di idee sulle quali molto si era puntato. 

Ma ha evidenziato l'efficacia di altre proposte. L'uso della tecnologia ha finalmente permesso di dirimere alcune contese scremando le proposte più promettenti dalle altre. Uno dei filoni di ricerca più incoraggiante si è rivelato l'uso degli esoscheletri per la rieducazione del cammino. Tale studio analitico ha anche permesso di ottimizzare il disegno e l'uso dell'esoscheletro ai fini della rieducazione del cammino. Pertanto il progetto proposto è al confine tra la conclusione di un percorso e l'identificazione di quello futuro. 

Un lungo cammino, con un passato, ma con lo sguardo rivolto al futuro.