Perchè un adolescente con tumore deve curarsi in un ospedale pediatrico?

Diversi studi scientifici hanno dimostrato la necessità, per i ragazzi sopra i 15 anni, di essere trattati con protocolli pediatrici
Stampa Pagina

L'adolescenza è un periodo molto critico nel corso del quale un bambino si trasforma in un giovane adulto. Questo periodo di transizione coinvolge sia il fisico sia la costruzione e lo sviluppo di una nuova personalità.
Tutti questi cambiamenti rendono l'adolescenza un periodo di estrema fragilità in cui il ragazzo vede modificazioni fisiche importanti e un suo nuovo ruolo, autonomo, in società.
Per tutte queste ragioni scoprire di avere un tumore in età adolescenziale corrisponde a imbattersi in un vero e proprio uragano. Ogni progetto, ogni desiderio di crescita e affrancamento dalla famiglia d'origine viene castrato dall'irruzione di questa difficile sfida.
 

BAMBINO O ADULTO? ADOLESCENTE NELLA "TERRA DI NESSUNO"

Fino a pochi anni fa l'adolescente con patologia oncoematologica era relegato in una "zona d'ombra" o "terra di nessuno" combattuta tra il mondo della pediatria e quello dell'adulto.
La sua stessa sistemazione fisica in ospedale era caratterizzata da incertezza, condizione che altro non faceva che acutizzare un senso di spaesamento. Oggi diversi studi scientifici hanno dimostrato globalmente che un adolescente trattato con protocolli pediatrici e in ospedali pediatrici ha chances di guarigione migliori.
 

I NUMERI: UN ADOLESCENTE CURATO IN UN OSPEDALE PEDIATRICO HA MAGGIORI CHANCES DI GUARIGIONE

Ogni anno in Italia 780 adolescenti si ammalano di tumore, sono circa 269 casi per milione di età compresa tra 15 e 19 anni.
Tra il 1989 e il 2006 sono stati curati in centri pediatrici otto pazienti su dieci tra gli under 15, ma soltanto uno su dieci di coloro che avevano tra i 15 e i 24 anni (per un totale di oltre 22.000 malati).
Ciò conferma che i pazienti nella fascia d'età 15-21 hanno una prognosi inferiore anche del 20% rispetto ai loro coetanei afferenti alle unità di cura pediatriche.
Analizzando i dati statistici si è dimostrato che un ragazzo, per esempio, con leucemia linfatica acuta se trattato con protocolli di cura ed in ospedali non pediatrici ha una sopravvivenza a cinque anni pari al 50%, a fronte del circa 84% della sopravvivenza globale di chi invece afferisce a cure ed ospedali pediatrici.
Lo stesso vale per altri tumori come per gli osteosarcomi che presentano percentuali del 60% contro il 77%, e per i sarcomi di Ewing pari al 48 contro il 66%, e così via.


Leggi online lo speciale di A scuola di salute dedicato alla quinta puntata del documentario "I ragazzi del Bambino Gesù":

 

Scarica lo speciale in pdf