Retinoblastoma, quando si ricorre all'intervento chirurgico

L'intervista al dottor Antonino Romanzo sulle strategie di trattamento a disposizione di chi è affetto da questo tumore
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04 September 2018

Il retinoblastoma è il tumore intraoculare più frequente in età pediatrica ed insorge più frequentemente nei primi 5 anni di vita. In Italia si hanno in media tra i 30 e i 40 casi l'anno e circa il 35% di questi viene trattato al Bambino Gesù. Della presa in carico di questi pazienti e dell'evoluzione dei trattamenti a disposizione abbiamo parlato con il dottor Antonino Romanzo, responsabile della Chirurgia oculistica ambulatoriale dell'ospedale.

Dottor Romanzo, trattandosi di un tumore la presa in carico dei pazienti avviene in collaborazione con il Dipartimento di Oncoematologia, come avviene questa collaborazione?

Il retinoblastoma viene curato solo grazie alla strettissima collaborazione tra Oncologia ed Oculistica. La strategia di cura è sempre frutto di confronto, nel quale le due figure specialistiche si esprimono nelle proprie competenze, per formulare un piano terapeutico condiviso. Sarebbe impensabile voler curare un paziente affetto da retinoblastoma senza collaborazione. Oncologi ed Oculisti devono collaborare anche con altre figure specialistiche: anestesisti, neuroradiologi, radiologi interventisti, chirurghi pediatrici, genetisti, biologi, fisica sanitaria, radioterapisti, psicologi, personale infermieristico e di sala operatoria dedicati.

Quando si ricorre all'intervento chirurgico per il trattamento del Retinoblastoma?

Come tutti i tumori anche il retinoblastoma è soggetto ad una stadiazione, ovvero a una classificazione fatta in base alle dimensioni del tumore stesso ed espressione clinica. Noi applichiamo le indicazioni del Protocollo Nazionale AIEOP RB012, di cui i Medici del Bambino Gesù sono i principali relatori. Stando a questo protocollo se, in un paziente, le dimensioni del tumore superano il 50% del volume del bulbo oculare, se l'interessamento del nervo ottico è massivo, se son presenti  di cellule tumorali nella camera anteriore, che è lo spazio tra la cornea ed il cristallino, ed infine se è presente aumento delle dimensioni del bulbo oculare (buftalmo), il retinoblatoma non è eleggibile al trattamento conservativo e quindi l'enucleazione (l'intervento chirurgico) rappresenta l'unica terapia possibile. Anche La resistenza al trattamento conservativo o la ripresa massiva dell'attività tumorale rapprensentano una ulteriore indicazione all'enucleazione.

L'intervento chirurgico è risolutivo?

Se all'esame istologico non si evidenziano l'invasione del nervo ottico, dei corpi ciliari, della coroide e della sclera, l'intervento demolitivo può risultare risolutivo. Le terapie conservative ormai in uso nei Paesi Industrializzati, hanno comunque ridotto il numero dei casi avviati ad enucleazione

Qual è la specificità del Bambino Gesù nel trattamento di questo tumore?

Al Bambino Gesù possono essere applicate tutti i trattamenti conservativi a disposizione: chemioterapia sistemica, intravitreale e intrarteriosa selettiva in arteria oftalmica; si eseguono trattamenti crioterapici e trattamenti laser in modalità focale ed in trattamento di termo-chemio terapia. Il Bambino Gesù è l'unico Centro in Italia (stando ai dati raccolti da AIEOP, l'Associazione Italiana di Ematologia e Ocologia pediatrica) dove vengono eseguiti trattamenti di brachiterapia con placche di Rutenio, su pazienti pediatrici affetti da retinoblastoma. Si tratta di una metodica che prevede l'applicazione mirata di placche radioattive che demoliscono il tumore riducendo allo stretto indispensabile l'area sottoposta alle radiazioni con evidenti vantaggi per la salute dei bambini. L'ospedale fa parte del gruppo EURbG, che riunisce i maggiori centri europei che si occupano della cura e trattamento del retinoblastoma, e anche della ricerca in questo ambito.

Quali sono i prossimi passi da compiere per migliorare la cura di questo tumore?

Una delle priorità individuate dal gruppo EurBG è l'identificazione di procedure per aiutare i pazienti nati nei paesi europei in via di sviluppo e l'elaborazione di un protocollo unico che permetta di rendere uniformi le terapie adottate. Proprio questo argomento sarà discusso durante il Meeting internazionale dedicato al retinoblastoma. L'edizione di quest'anno, la terza organizzata nel nostro Ospedale, ospiterà i più importanti membri di EurBG  ed i Medici provenienti dai Paesi in via di sviluppo che curano il retinoblastoma. Il meeting rappresenta una occasione per scambiarsi le informazioni sulle novità scientifiche e per consolidare le basi per la realizzazione di un protocollo europeo. Con questa riunione, gli organizzatori vorrebbero stimolare la costituzione di procedure per aiutare i pazienti nati nei paesi europei in via di sviluppo.

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