Riannodare i fili della quotidianità: il contributo dello sport

Il ruolo dell'attività fisica per un ritorno alla vita di tutti i giorni: il parere di Attilio Turchetta
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Il rientro a casa dopo una lunga permanenza in ospedale può essere un momento delicato, soprattutto per i piccoli pazienti.

PICCOLI PAZIENTI LUNGODEGENTI: LA SFIDA DEL RITORNO ALLA QUOTIDIANITÀ

Anche pochi mesi sono un lungo periodo per i bambini che vedono la loro quotidianità cambiare a grande velocità. "Sicuramente non è facile tornare alla normalità, soprattutto per i ragazzi che hanno passato lunghi periodi di tempo in ospedale. Il fuori sembra che vada ad una velocità diversa con ritmi, rumori, colori ed odori diversi", dice Attilio Turchetta, medico dello sport presso il Dipartimento Medico Chirurgico di Cardiologia Pediatrica. "Praticare sport – continua -, gradatamente con il rispetto dovuto ad un corpo che molti mesi ha avuto altro a cui pensare, è probabilmente il sistema migliore per ricominciare ad adattarsi alla vita normale. Senza pensare poi alla carica eccezionale che il gruppo squadra può dare a una persona in convalescenza. Un ragazzo che ha avuto una malattia cardiaca che lo ha tenuto per oltre un anno lontano dallo sport mi ha confessato che la cosa che gli era mancata di più era l'odore di bagnoschiuma dello spogliatoio con il vapore che saliva dalle docce calde".

LO SPORT COME "MEDICINA" PER UN RIENTRO NELLA VITA DI TUTTI I GIORNI

La pratica dell'attività sportiva può aiutare il piccolo paziente a riannodare i fili della sua quotidianità. Il bambino, però, dovrà ricordare che il suo corpo è stato impegnato in una battaglia importante e quindi la ripresa dovrà essere graduale.

"In genere esistono, per le malattie importanti, due fasi, una è la fase acuta, quella in cui tutte le risorse sono dedicate alla cura della malattia con lo scopo di impedirne la progressione, provocarne la scomparsa e consolidarne la scomparsa". "In alcuni casi – prosegue Turchetta - la malattia può essere curata ma non guarita. Faccio l'esempio delle patologie cardiache: dopo l'intervento o gli interventi chirurgici di correzione l'apparato cardiovascolare può continuare ad avere un deficit, oppure è necessario assumere delle medicine per evitare alcune complicanze. Anche in questa fase comunque, con gli opportuni controlli clinici e strumentali, è possibile praticare sport. Il livello dello sport, amatoriale e non agonistico, viene deciso e certificato sulla base dell'esito degli esami di controllo e di un accurato accordo tra il medico dello sport e gli specialisti dal medico curante, al cardiologo, al nefrologo, all'ematologo e tutti gli altri".

SPORT SÌ MA SOTTO CONTROLLO

Tutti gli sportivi, anche chi pratica attività non agonistica, devono sottoporsi a controlli periodici, soprattutto dell'apparato cardiovascolare. "Anche i soggetti sani devono sottoporsi a controlli. A maggior ragione chi ha avuto una malattia importante. I controlli, ovviamente, dipendono dal tipo di malattia e dagli organi che ne sono stati interessati – aggiunge Turchetta –. Il reparto di riferimento segue una serie di protocolli medici, uguali in tutto il mondo". Particolare attenzione va posta ai piccoli pazienti affetti da leucemia, malattia che ne ha fiaccato le difese immunitarie. "In questi casi oltre alle indagini previste nei protocolli ematologici andranno effettuate anche una visita clinica, una prova da sforzo, un esame della funzione respiratoria e un ecocardiogramma, che verifichino la funzione e l'integrità dell'apparato cardiovascolare e respiratorio che sono i due veri motorie di un soggetto che fa sport".


Leggi online lo speciale di ''A scuola di salute'' sulla decima puntata del documentario:

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