Mielodisplasia (MDS), Sindromi mielodisplastiche

La sindrome mielodisplastica è molto rara in età pediatrica e si differenzia sulla base delle cellule colpite dalla malattia
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23 February 2017

CHE COS'È
Le sindromi mielodisplastiche (anche note come mielodisplasia – MDS) sono un gruppo eterogeneo di malattie che dipendono da un alterato funzionamento della cellula staminale emopoietica. Sono condizioni rare in età pediatrica: rappresentano infatti solo il 4% di tutti i tumori del sangue pediatrici.
Sono numerose le differenze tra le MDS dell'adulto e del bambino in termini di caratteristiche cliniche, genetiche, fattori prognostici e condizioni predisponenti. Per esempio, nell'adulto le MDS sono caratterizzate principalmente da anemia, mentre nei bambini è frequente una diminuzione di tutte le cellule del sangue (anemia, leucopenia e piastrinopenia) che, nel linguaggio medico corrente, va sotto il nome di pancitopenia. Nella classificazione delle malattie ematologiche OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), aggiornata nel 2016, la citopenia refrattaria del bambino è identificata come entità autonoma e, insieme alla leucemia mielo-monocitica giovanile (JMML), costituisce la forma più frequente in età pediatrica. Sono rare le altre forme tipiche invece dell'età adulta, come le anemie refrattarie con eccesso di blasti (EB-1 ed EB-2). 

QUALI SONO LE CAUSE
Le cellule staminali emopoietiche sono cellule presenti nel midollo osseo capaci di dare origine alle cellule mature del sangue (emopoiesi), ovvero i globuli rossi (che sono le cellule che trasportano l'ossigeno ai tessuti), i globuli bianchi (che sono le cellule che ci aiutano a combattere le infezioni) e le piastrine (corpuscoli che derivano dai megacariociti), che intervengono nei processi di coagulazione del sangue.
Alterazioni genetiche e molecolari dell'emopoiesi possono colpire il processo di maturazione della cellula staminale emopoietica a vari stadi e livelli. In circa un terzo dei pazienti pediatrici, le MDS sono associate a malattie congenite o genetiche come la sindrome di Down, l'anemia di Fanconi, la sindrome di Shwachman-Diamond, le neutropenie congenite gravi e la Neurofibromatosi di tipo I. Inoltre, il 7-18% di tutte le forme pediatriche sono secondarie a precedenti trattamenti radioterapici o chemioterapici.

COME SI MANIFESTA
A causa del cattivo funzionamento della cellula staminale emopoietica, l'emopoiesi diventa insufficiente e i pazienti con mielodisplasia possono sviluppare: anemia, per il ridotto numero di globuli rossi; infezioni, per il ridotto numero di globuli bianchi; sanguinamenti per il ridotto numero di piastrine circolanti.
Le infezioni possono essere causate sia da virus che da batteri, da funghi e, se non trattate adeguatamente, possono essere fatali.
Le varie sindromi mielodisplastiche si differenziano l'una dall'altra in base alle cellule interessate dalla malattia e alla presenza di cellule anormali (displastiche) o immature e francamente tumorali (blasti) nel sangue e nel midollo osseo dei pazienti: nel 30% circa dei casi infatti, le mielodisplasie possono evolvere in leucemia mieloide acuta, un tumore aggressivo delle cellule del sangue.

COME SI FA LA DIAGNOSI
Dopo aver riscontrato una pancitopenia persistente, non associata a cause secondarie, quali deficit vitaminici o infezioni, si ipotizza la diagnosi di MDS.
I pazienti possono presentare febbre e frequenti infezioni, causate dalla leucopenia (diminuzione dei leucociti, un particolare tipo di globuli bianchi), stanchezza causata dall'anemia ed emorragie provocate dalla riduzione del numero delle piastrine (piastrinopenia). L'ingrossamento di fegato, milza e linfonodi sono segni meno comuni.
La diagnosi si esegue attraverso due esami che nel bambino eseguiamo in sedazione: l'aspirato midollare e la biopsia osteomidollare. Questi esami permettono di dimostrare la presenza di alterazioni delle cellule del midollo osseo visibili al microscopio oltre che di eseguire indagini genetiche sulle cellule malate. L'analisi dei cromosomi della cellula (analisi citogenetica) è di fondamentale importanza perché consente di identificare alterazioni cromosomiche specifiche, come la presenza di un solo cromosoma 7 che consente di arrivare ad una diagnosi purtroppo sfavorevole. Sono note oggi diverse forme di meilodisplasie associate ad alterazioni genetiche che si trasmettono lungo la linea germinale, cioè dai genitori ai figli. Nelle MDS avanzate, i pazienti possono avere bisogno di frequenti trasfusioni di globuli rossi e piastrine.

COME SI CURA
Il trapianto allogenico, cioè da parte di un donatore, di cellule staminali emopoietiche (TCSE)  è l'unico trattamento in grado di curare la malattia.
Nei pazienti affetti da citopenia refrattaria, può risultare efficace una terapia immunosoppressiva che preveda l'utilizzo del siero antilinfocitario, in considerazione del fatto che l'insufficienza midollare può essere in parte dovuta all'attività dei linfociti T. A 6 mesi dal primo ciclo di terapia immunosoppressiva tra il 40 e 50% dei pazienti risponde positivamente.
Inoltre, sono in corso studi clinici per la valutazione dell'efficacia e sicurezza di farmaci già in uso negli adulti, come la 5-azacitidina. Nelle MDS in stadio non avanzato, può essere attuata una strategia di stretta osservazione clinica, con periodica rivalutazione midollare dello stato di malattia.
Raramente sono state osservate remissioni spontanee della malattia.


a cura di: Angela Mastronuzzi, Luciana Vinti
Unità Operativa di Neuro-Oncologia
Unità Operativa di Onco-Ematologia
In collaborazione con: