Ami, monete, magneti: ecco cosa finisce nella pancia dei bambini "salvadanaio"

Tanti oggetti, tante storie. Nella bacheca dei corpi estranei del Bambino Gesù una carrellata di ‘cimeli' recuperati dall'équipe del reparto di Chirurgia Endoscopica Digestiva, anche con interventi salvavita.
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I bambini esplorano il mondo con curiosità. Per conoscere ciò che li circonda, osservano, toccano, assaggiano e, accidentalmente, ingoiano le cose più disparate. Gli oggetti recuperati dal corpo dei più piccoli, talvolta non senza rischi, sono raccolti in una bacheca esposta nel reparto di Chirurgia Endoscopica Digestiva del Bambino Gesù, nella sede del Gianicolo, a Roma. Lì, al ritmo di una o due volte a settimana, vengono effettuati interventi di rimozione di corpi estranei. E dietro ogni pezzo in bacheca c'è una storia, fortunatamente a lieto fine. Ne racconta alcune la pediatra - gastroenterologa Paola De Angelis, che da 22 anni si occupa di questi particolari "ripescaggi".

LA BAMBINA SALVADANAIO. Dalle lire all'euro, gli oggetti più graditi sembrano essere le monete. In bacheca ce ne sono tantissime e sono finite nella pancia di bambini anche piccolissimi, insospettabili. «Il primo caso che ricordo - racconta De Angelis -  è quello di Caterina, una lattante di pochi mesi di vita che, chissà come, era riuscita a inghiottire una moneta da 5 centesimi facendola passare nel suo minuscolo esofago. L'aveva trovata direttamente nel passeggino, sfuggita dalle tasche della mamma. I genitori se ne sono accorti perché la piccola piangeva, sembrava soffocare e cercava di vomitare. Precipitatisi al pronto soccorso, mamma e papà hanno ricominciato a vivere quando la monetina è stata estratta con l'endoscopio. Si era fermata dietro la gola, proprio all'inizio dell'esofago, molto vicina alle vie respiratorie».




CHE FINE HA FATTO L'AMO? «Questo caso risale a molto tempo fa, erano gli anni ‘80. Luca era in barca con il suo papà quando, invece di provare curiosità per il pesce appena preso all'amo, ha giudicato più interessante lo strano oggetto ricurvo e ha deciso di assaggiarlo. Controllando gli attrezzi da pesca, il papà ha notato che qualcosa mancava all'appello. Così è scattata la corsa al pronto soccorso. L'amo è stato rintracciato tramite una radiografia nella pancia del bambino che non mostrava alcun sintomo. Quell'oggetto appuntito, però, non sarebbe potuto passare indolore e senza conseguenze oltre lo stomaco. Data la sua potenziale lesività, è stato rimosso con poche manovre tattiche, utilizzando un endoscopio».



LA SPILLA DELLA GELOSIA. «Tra i tanti oggetti strani, ci è capitato di recuperare anche una spilla da balia. Era aperta, con la parte acuminata senza protezione, motivo per cui avrebbe potuto essere molto pericolosa. Ad offrirla come insolito pasto, spingendola direttamente nella bocca della bambina piccolissima dalla quale l'abbiamo estratta, era stata la sorella maggiore, scontenta per aver perso il suo status di unica principessa di casa. Messa alle strette dai genitori, l'autrice del piano ha confessato la malefatta. Dopo la corsa al pronto soccorso, la spilla è stata rimossa - senza ulteriori danni - con una pinza speciale dell'endoscopio che l'ha afferrata dall'estremità».



LECCA LECCA? SI MANGIA TUTTO, BASTONCINO COMPRESO. Talmente buono, quel lecca lecca, da mangiarlo proprio tutto. «I genitori della piccola Giulia ci hanno raccontato come è andata» ricorda De Angelis. «Fratello e sorellina stavano sul divano a guardare la tv. Il papà si era assopito e la bambina gustava la sua caramella.  Ad un certo punto, il bambino chiama il papà dicendogli che la sorella aveva ingoiato il bastoncino di plastica. Lei negava, lui insisteva. Alla fine il papà si è fidato del figlio e l'ha portata al pronto soccorso. La bimba non aveva sintomi e quel bastoncino non saltava fuori né con la radiografia - la plastica è "radiotrasparente", quindi non viene rilevata - né dopo aver utilizzato un mezzo di contrasto. Così, basandoci solo sul racconto del fratello, Giulia è stata portata in sala operatoria, addormentata e sottoposta a endoscopia. In effetti il bastoncino di plastica era lì, nello stomaco. Era abbastanza lungo, perciò non sarebbe mai andato oltre col rischio di creare problemi da decubito».



PERICOLOSA ATTRAZIONE. «Ci sono casi anche molto più complessi - sottolinea la pediatra - e alcuni piccoli pazienti devono affrontare dei veri e propri interventi salvavita. E' successo così ad Andrea, un bambino trasportato nel nostro Ospedale con un'eliambulanza da un paesino del sud. Aveva una perforazione intestinale improvvisa, ed era in pericolo di vita. I genitori non avevano idea di cosa stesse succedendo: Andrea, infatti, era stato sempre bene, felice, giocoso. Una radiografia ha svelato l'arcano. Il bambino non aveva nessuna malattia misteriosa, ma nel suo corpo erano finite due barrette metalliche magnetiche che si erano attratte fatalmente perforando l'intestino. Le aveva ingoiate con incoscienza mentre ci stava giocando. Per salvargli la vita è stato necessario un intervento chirurgico molto complesso».