Fibrosi cistica: il test genetico per la diagnosi

Lo screening analizza il gene CFTR alla ricerca delle mutazioni che, se presenti, causano la malattia
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24 September 2020

CHE INFORMAZIONI FORNISCE IL TEST GENETICO
Nel DNA sono conservate le informazioni genetiche che vengono trasmesse dai genitori ai figli.
Queste istruzioni sono così importanti che sono conservate in doppia copia nel nostro DNA e sono costituite da una sequenza ben precisa di quattro molecole denominate nucleotidi: adenina (A), timina (T), guanina (G) e Citosina (C).
Un gene è una piccola parte del nostro DNA e ogni gene contiene le istruzioni per produrre una proteina in grado di svolgere una specifica funzione nella cellula. Quando la sequenza del gene è alterata, può verificarsi un cambiamento (definito mutazione) che porta a delle istruzioni incomplete o erronee, quindi alla produzione di una proteina malfunzionante. I genitori, portatori inconsapevoli di difetti genetici, possono trasmettere queste mutazioni ai figli.
Il gene che causa la della fibrosi cistica (FC) è definito CFTR (Cystic Fibrosis Transmembrane Regulator) e produce la proteina che funziona da canale del cloro e del bicarbonato. La sua funzione è quella di far passare attraverso la parete cellulare il cloro e il bicarbonato.
Il test genetico permette di scoprire se queste informazioni sono normali o alterate. In caso di test genetico positivo, si evidenzia una alterazione di uno specifico gene - mutazione - e di conseguenza anche i famigliari del portatore possono avvalersi utilmente del test genetico. Oggi conosciamo più di 2200 mutazioni diverse che possono causare la fibrosi cistica.

COME IDENTIFICARE LA MUTAZIONE GENETICA
La sequenza di un gene può essere analizzata con tecniche di biologia molecolare e, grazie alla conoscenza della sua sequenza normale, è possibile identificarne eventuali anomalie (mutazioni). Le analisi che permettono di studiare un gene vengono comunemente definite test o screening genetici.

PER CHI È IL TEST
La Fibrosi Cistica (FC) è una malattia che si manifesta quando entrambe le copie del gene CFTR trasmesse al figlio da ciascun genitore sono anomale. Oggi, tutte le persone con sintomi sospetti di Fibrosi Cistica e i neonati positivi allo screening neonatale per Tripsina, vengono sottoposti allo studio del gene CFTR per la ricerca delle mutazioni.
Come primo passo, si utilizza generalmente un test di screening genetico che ricerca le mutazioni del gene CFTR più frequenti nella popolazione italiana (attualmente 288 mutazioni). Solo in casi selezionati è indicato lo studio completo del gene CFTR (2200 mutazioni oggi identificate) attraverso indagini molecolari come il sequenziamento e lo studio delle delezioni.

SI POSSONO IDENTIFICARE TUTTE LE FORME DI FIBROSI CISTICA
Lo studio del gene CFTR con test molecolare (tecnica Next Generation Sequencing, NGS) consente di identificare fino al 97% delle mutazioni. Oggi, oltre al sequenziamento del gene, è possibile applicare nuove tecnologie in grado di valutare il funzionamento della proteina anomala prodotta dal gene mutato (studi funzionali).
A tutt'oggi, non tutte le mutazioni del CFTR identificabili con il sequenziamento (NGS) hanno un significato clinico conosciuto. Esistono, infatti, persone con entrambi i geni CFTR mutati ma che non presentano la fibrosi cistica.
Ci sono anche pazienti con test genetico positivo, cioè con due mutazioni che notoriamente causano la fibrosi cistica e che tuttavia hanno il test del sudore negativo.

LE POTENZIALITÀ DEL TEST GENETICO IN FIBROSI CISTICA
In caso di figlio affetto da Fibrosi Cistica, i genitori sono portatori sani, cioè nel loro patrimonio genetico (DNA) hanno una copia del gene CFTR integra e l'altra alterata (mutata), e non presentano alcun sintomo di malattia.
Da quando lo screening neonatale si avvale anche del test genetico nei neonati che hanno il test di screening con tripsina positivo (eseguito in secondo/terzo giorno di vita), le diagnosi precoci di fibrosi cistica sono in aumento facilitando l'identificazione precoce anche delle forme della malattia che non danno sintomi nei primi mesi o anni di vita.
Allo stesso tempo però, il contributo del test genetico determina un aumento delle diagnosi difficili, identificando mutazioni del gene CFTR di cui ancora non sappiamo se possano provocare o meno la malattia.
Per arrivare alla diagnosi, in questi casi è necessario ricorrere all'impiego di tecnologie per lo studio della funzionalità della proteina CFTR.
Il vantaggio, per tutti i casi di diagnosi difficile e non conclusiva, è la possibilità di attivare un controllo del paziente, utile ad identificare precocemente eventuali complicanze della fibrosi cistica che si presentino precocemente, fin dai primi anni di vita.


a cura di: Fabiana Ciciriello, Biologa Molecolare
Unità Operativa di Fibrosi Cistica
In collaborazione con: