Trapianto di cornea: sopra i 5 anni triplicano le possibilità di successo

Glaucoma congenito e cheratocono sono le patologie per cui più di frequente si ricorre a questo tipo di intervento. Uno studio pubblicato sul Graefe's Archive for Clinical and Experimental Ophthalmology rileva che la buona riuscita è fortemente influenzata dall'età del paziente
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02 September 2016

 

Sull'esito del trapianto di cornea incide in maniera determinante l'età bambino. Sopra i 5 anni le percentuali di successo sfiorano il 70%. Nei bambini più piccoli, invece, si registra un tasso di fallimento purtroppo molto alto, giustificato prevalentemente dalla reazione del sistema immunitario.   

È quanto emerge da uno studio dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù pubblicato sulla rivista scientifica Graefe's Archive for Clinical and Experimental Ophthalmology. Il lavoro - "Four years of corneal keratoplasty in Italian paediatric patients: indications and clinical outcomes" – ha riassunto i dati sui trapianti di cornea eseguiti dall'Ospedale nell'arco di 4 anni, dal 1 gennaio 2010 al 31 dicembre 2013, analizzandone gli esiti dopo un congruo periodo di tempo. Si tratta del primo lavoro di questo tipo realizzato in Italia e – a livello internazionale - uno di quelli con casistica maggiore raccolta in un periodo relativamente breve. 

Lo studio ha considerato 54 trapianti effettuati su 43 bambini con un'età media di circa 9 anni, operati al Bambino Gesù di Roma e seguiti per più di 22 mesi dopo l'intervento. Presso l'Unità Operativa di Oculistica dell'Ospedale della Santa Sede viene effettuato circa l'80% di tutti i trapianti di cornea in pazienti pediatrici eseguiti in Italia. 

Le patologie che più frequentemente hanno portato a questo tipo di intervento sono il cheratocono (nel 37% dei casi) e il glaucoma congenito (20%). I dati riportano un fallimento del trapianto di cornea nel 78% dei casi di pazienti operati di età uguale o inferiore a 5 anni. Il rischio di fallimento scende drasticamente invece superati i 5 anni di età: la percentuale in questo caso è infatti del 31%. La percentuale di successo sopra i 5 anni arriva al 69%, contro il 22% registrato nei pazienti più piccoli.

Lo studio ha evidenziato che tra le patologie corneali, come appunto il cheratocono, e il fallimento del trapianto di cornea non sussiste alcuna correlazione statistica significativa, al contrario di quanto emerso per l'età anagrafica. I dati confermano quindi il ruolo fondamentale del sistema immunitario nella elevata percentuale di insuccesso del trapianto pediatrico e, conseguentemente, suggeriscono al chirurgo una valutazione attenta e prudente, in particolare sul piano rischio-beneficio, prima di sottoporre un bambino di età inferiore ai 5 anni al trapianto. 

«Non è la patologia di base a inficiare in maniera determinante i risultati del trapianto di cornea quanto piuttosto l'età – spiega il professor Luca Buzzonetti, responsabile di Oculistica del Bambino Gesù - Questo succede perché nei primi anni di vita il sistema immunitario è particolarmente reattivo; certamente però la presenza di anomalie congenite dell'occhio può rappresentare un ulteriore fattore prognostico sfavorevole. Quindi, eccezion fatta per casi di particolare urgenza come i traumi, converrebbe programmare gli interventi dopo il compimento del quinto anno di età».

Analizzando i dati in base all'età dei pazienti ed alla tecnica chirurgica utilizzata per il trapianto di cornea, in termini di efficacia è emersa una differenza, pur se statisticamente non significativa, a favore della cheratoplastica lamellare rispetto a quella perforante. Mentre nel secondo caso l'intervento prevede la sostituzione totale della cornea, nel primo si esegue un trapianto parziale (lamellare) effettuabile con l'utilizzo del laser a femtosecondi.