Tre domande a Giuseppe Maria Milano

Come si affronta il percorso di cura con un adolescente affetto da tumore: la parola all'esperto del Dipartimento di Onco–Ematologia Pediatrica e Medicina Trasfusionale dell'Ospedale Bambino Gesù
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L'adolescenza è un'età particolare, quella in cui l'infanzia lascia il posto, a poco a poco, all'età adulta. Intraprendere un percorso di cura in questo periodo ha delle sue specificità.
Giuseppe Maria Milano, del Dipartimento Onco–Ematologia Pediatrica e Medicina Trasfusionale dell'Ospedale Bambino Gesù, ci spiega come ci si approccia a un paziente adolescente.
 

Quali sono le principali differenze della cura dell'adolescente con tumore rispetto alle altre fasce di età?

La cura, intesa come approccio terapeutico, è uguale. Esistono dei protocolli di cura nazionali standardizzati e condivisi all'interno della rete AIEOP per ogni patologia, dalla leucemia ai sarcomi. Quello che cambia è il metodo, inteso come rapporto con il ragazzo o la ragazza, che richiede delle modalità di assistenza diverse rispetto al bambino o all'adulto.
L'approccio con l'adolescente contempla il coinvolgimento di più figure professionali: dall'oncologo pediatra allo psicologo fino all'intrattenitore. Tutti insieme collaborano a rendere il processo di cura non un congelamento della vita, ma un periodo di transizione della vita stessa. Qui al Bambino Gesù si fa così.
 

L'adolescenza è una fascia di età in cui, in genere, non si pensa alla malattia. Gli adolescenti si sottopongono spesso a controlli medici?

In generale no, non si pensa alle malattie e, se non sussistono motivazioni particolari, i controlli medici sono rari. Sarebbe auspicabile però che almeno una volta l'anno un controllo clinico venga effettuato presso il proprio medico curante per valutare lo stato di salute generale.

È anche vero che nell'adolescenza si sperimenta un sentimento di invulnerabilità che spesso porta a minimizzare sintomi che invece potrebbero essere piccoli campanelli d'allarme. Proprio su questo la Fondazione Veronesi ha basato la sua campagna di sensibilizzazione #fattivedere, a cui io stesso partecipo con incontri organizzati nelle scuole romane, per sensibilizzare i ragazzi a farsi controllare dal medico di base se notano qualcosa di strano. Una visita in più non fa mai male.
 

Quanto frequentemente dovrebbero sottoporsi a controlli gli adolescenti?

Tutte le volte che qualcosa non va. Spesso questo non si realizza per motivi legati alla scarsa informazione dei ragazzi e delle famiglie, alla paura di affrontare il sospetto di malattia, al ritardo nell'invio allo specialista da parte del primo medico che visita il paziente, alla mancanza di una rete efficace sul territorio nazionale.

Il ritardo diagnostico in caso di malattie oncologiche spesso può avere come conseguenze il peggioramento della malattia stessa e un significativo impatto sulle probabilità di guarigione. È fondamentale quindi porre la massima attenzione, da parte di famiglie, medici e da parte degli stessi ragazzi, alla necessità di una diagnosi precoce per le malattie oncologiche in particolare, e per le malattie in generale.


Leggi online lo speciale di A scuola di salute dedicato alla quinta puntata del documentario "I ragazzi del Bambino Gesù":

 

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