Tre domande ad Adriano Carotti

Come si riconoscono e come si curano le cardiopatie congenite: la parola al responsabile della Struttura Complessa di Cardiochirurgia al Bambino Gesù
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14 April 2017

Cosa sono le cardiopatie congenite?
Le Cardiopatie Congenite sono "difetti" del cuore che nascono durante la vita fetale. Si sviluppano da anomalie iniziali, quelle che chiamiamo "lesioni primarie", di solito di piccola entità. Queste, però, nel corso dello sviluppo del cuore causano modifiche alla circolazione cardiaca così importanti da produrre altre anomalie più gravi, le "lesioni secondarie". Esistono tante cardiopatie congenite che vanno dalle situazioni più semplici (come il "difetto interventricolare", cioè il cosiddetto "buco" che mette in comunicazione il ventricolo destro con il ventricolo sinistro), fino alle forme più complesse di "cuore univentricolare" (cioè la condizione in cui si è formato un solo ventricolo al posto di due). L'effetto della cardiopatia congenita è una variazione della circolazione del sangue della quale i medici si accorgono solo al momento della nascita, grazie all'inizio della respirazione. L'entità dei sintomi è variabile e dipende dalla gravità della malattia. Molte cardiopatie vanno diagnosticate e trattate subito, per evitare che gli effetti secondari sul cuore e su tutti gli altri organi possano renderne più difficile la cura. 

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Il soffio cardiaco patologico può essere un indizio?
Certamente sì. Le anomalie del cuore rendono "rumoroso" il flusso del sangue, proprio perché il movimento non è regolare. Quel rumore lo chiamiamo "soffio". Bisogna ricordare che esistono diversi tipi di soffi cardiaci associati a cardiopatie congenite e altri legati a diverse condizioni di flusso sanguigno o funzionamento delle valvole. Se è vero, tuttavia, che il soffio cardiaco patologico (e sottolineo "patologico") in un bambino è spesso un sintomo di una cardiopatia congenita ne esistono altre che non producono alcun "rumore". 

Si può guarire completamente?
La completa guarigione dipende dal tipo di cardiopatia. La stragrande maggioranza di pazienti con cuori dotati di due ventricoli, purché operati bene e con giusto tempismo, hanno prospettive e qualità della vita simili a tutti gli altri. Ottima è anche l'aspettativa e la qualità di vita di pazienti con cardiopatie univentricolari, anche se in questi casi la possibilità che ci possano essere problemi a distanza aumenta rispetto ai pazienti affetti da cardiopatie biventricolari. Tutti, tranne nei casi più semplici, devono sottoporsi a controlli periodici. Il trattamento delle cardiopatie congenite è infatti prevalentemente chirurgico ma non tutte necessitano di trapianto. La chirurgia è sicuramente la tecnica più usata perché risponde a ogni tipo di scenario. Il trapianto cardiaco è l'ultima opzione che valutiamo quando tutte le altre non hanno prodotto risultati. Questo succede quando nonostante le cure il cuore non riesce più a pompare in maniera efficace il sangue e si verifica il cosiddetto "scompenso cardiaco". In ogni caso, solo una minima percentuale di pazienti diventa un candidato per il trapianto.

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