Papilloma virus (HPV): il vaccino

È raccomandato e gratuito sia per maschi sia per le femmine dagli 11 anni di età e protegge da forme di tumore degli organi riproduttivi, della testa e del collo e da infezioni di cute e mucose causate dal questo virus: viene pertanto considerato come ‘il primo vaccino contro il cancro'
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30 October 2020

L'INFEZIONE DA PAPILLOMAVIRUS
Il Papillomavirus umano (HPV) è un virus che infetta le cellule dell'epitelio di cute e mucose dell'apparato anogenitale ma anche del tratto respiratorio superiore e rappresenta la più comune infezione a trasmissione sessuale. L'infezione da HPV può portare a una degenerazione carcinomatosa delle cellule infettate: il vaccino che specificatamente previene queste infezioni è quindi considerato il primo vaccino contro il cancro. In realtà, la vaccinazione contro il virus epatite B, obbligatoria in Italia per legge dal 1991, ha da tempo e drasticamente ridotto non soltanto l'epatite B ma anche la frequenza dell'epatocarcinoma del fegato. In questo senso, possiamo considerare la vaccinazione contro l'epatite B come la prima vaccinazione capace di prevenire il cancro.
Ci sono oltre 100 tipi di HPV, di cui circa 40 infettano il tratto genitale, ma circa l'89% dei carcinomi da HPV e l'82% delle lesioni precancerose di alto grado sono causati da 7 tipi di HPV: 16/18/31/33/45/52/58. Sono i cosiddetti ceppi oncogeni di HPV. Di questi, il tipo 16 e il tipo 18 sono ad alto rischio di indurre una trasformazione cellulare in senso tumorale, mentre il 6 e l'11 sono all'origine dei condilomi acuminati e della papillomatosi delle vie respiratorie. Infatti un'infezione persistente da ceppi ad alto rischio è rilevabile in più del 99% delle donne con tumore della cervice uterina. Sono stati descritti altri 11 tipi ad alto rischio che sono associati ai tumori meno comuni della vulva, della vagina, del pene e dell'ano, e a molti tumori della testa e del collo.
Studi sulla frequenza dell'infezione da HPV dimostrano che l'infezione con almeno un tipo di Papillomavirus si verifica spesso subito dopo l'inizio dei rapporti sessuali, con quasi il 40% di positività entro due anni e frequenti infezioni da più di un tipo di Papillomavirus. L'uso del preservativo riduce ma non elimina il rischio di trasmissione sessuale di questo virus, che può infettare anche adolescenti ancora vergini.
Secondo le stime dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ogni anno a circa 500.000 donne viene diagnosticato un cancro al collo dell'utero, e 300.000 donne muoiono di questo tumore. Anche in Italia l'infezione da HPV è estremamente frequente nella popolazione sia maschile che femminile: si stima, infatti, che fino all'80% delle donne sessualmente attive si infetti con uno o più tipi di HPV, e che oltre il 50% si infetti almeno una volta con un tipo ad alto rischio. Una revisione sistematica degli studi condotti in Italia ha rilevato una frequenza di ceppi oncogeni nella popolazione generale pari all'8%, senza differenze sostanziali fra Sud, Centro e Nord. Nei maschi la frequenza è superiore rispetto alle donne.
In Europa, ogni anno ci sono circa 50.000 nuovi casi di cancro causati dai tipi HPV 16 e 18 di cui 1/3 a carico dei maschi, per i quali si registrano circa 15.500 nuovi casi fra cancro del pene, ano e della testa e collo (cavità orale, orofaringe e tonsille). I tassi d'incidenza delle lesioni tumorali da HPV 16 e 18 non-cervicali, in particolare i cancri anale e orofaringeo, sono aumentati drasticamente in entrambi i sessi negli ultimi 20-30 anni, e diverse stime indicano che entro dieci anni supereranno per frequenza il cancro dell'utero nei Paesi industrializzati. Il cancro dell'utero, infatti, è stato fortemente ridotto dalla profilassi con il Pap test. In Italia, recenti studi clinici hanno scoperto che 2.000 nuovi casi ogni anno di carcinoma oro-faringeo, ano-rettale e del pene tra gli uomini e 4.400 nuovi casi (orofaringeo, vaginale e della cervice uterina) tra le donne sono causati da ceppi diversi dai 16/18/6/11.
In Italia, inoltre, si registrano ogni anno circa 80.000 nuovi casi di verruche genitali (condilomi) nei maschi e 130.000 nelle femmine, malattie sostenute anch'esse da alcuni ceppi di Papillomavirus. La diffusione dei vari ceppi di HPV sembra infatti molto alta: secondo dati pubblicati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità fino all'80% delle donne sessualmente attive e il 50% degli uomini ha avuto almeno un'infezione da virus HPV nel corso della vita.

PERCHÉ VACCINARSI 
Il cancro del collo dell'utero è tra i tumori più frequenti nelle donne ed è provocato da un'infezione da HPV in quasi il 100% dei casi. Evitando l'infezione da HPV si previene la possibile degenerazione cancerosa. L'esperienza degli ultimi quindici anni dimostra chiaramente che i vaccini HPV disponibili sono altamente efficaci e sicuri: l'uso del vaccino previene la maggior parte delle malattie causate dall'HPV. Un recente studio statunitense ha dimostrato che se tutte le 12enni americane fossero vaccinate sarebbero evitate circa 1.300 morti all'anno.
Inoltre, una recente revisione sistematica della letteratura scientifica che comprende i dati di decine di milioni di persone seguite per molti anni dopo la vaccinazione, dimostra con prove assai convincenti che i programmi di vaccinazione contro l'HPV:

- Hanno ridotto le infezioni da HPV e le lesioni pre-canceromatose (CIN2+) tra le ragazze e le donne;
- Hanno ridotto le diagnosi di verruche anogenitali tra maschi e femmine sia giovani che adulti.

Questo crescente numero di prove scientifiche, provenienti da tutto il mondo sul calo dei tumori del collo dell'utero e delle infezioni dei genitali ottenuto grazie al vaccino HPV, porta a considerare come progressiva la riduzione del numero di donne che svilupperanno il cancro. Alcuni sostenitori della vaccinazione HPV ritengono che ‘la malattia potrebbe essere spazzata via in una generazione, se i tassi di vaccinazione rimanessero molto elevati'.
Altri recenti studi hanno inoltre dimostrato una riduzione del 99% delle verruche genitali nelle adolescenti vaccinate contro l'HPV con Gardasil-9®. 

CHI SI DEVE VACCINARE
Tutti gli adolescenti dai 9 anni di età
. Ma la vaccinazione è raccomandata anche nei giovani almeno fino a 27 anni.
Il vaccino HPV è raccomandato prima del possibile contagio: una volta contratta l'infezione, il vaccino non ha più alcuna utilità. Va quindi somministrato all'inizio dell'adolescenza, dato che i giovani s'infettano più frequentemente: la metà delle nuove infezioni interessa ragazzi tra i 15 e i 26 anni di età.
In Italia il Ministero della Salute offre la vaccinazione anti Papillomavirus gratuitamente a tutti gli adolescenti, tra 11 e 12 anni, prima dell'età di un possibile contagio, e quando la risposta immunitaria è migliore e il beneficio è quindi massimo. Infatti molti studi clinici hanno dimostrato che nelle giovani donne non infette, il vaccino è efficace nella prevenzione delle lesioni precancerose associate ai tipi di HPV 16 o 18 in oltre il 99% dei casi.

COME È FATTO IL VACCINO
I vaccini contro il virus HPV utilizzano una proteina che fa parte della superficie del virus. Viene prodotta in laboratorio ed assume una forma simile a quella del virus, ma non contiene il materiale genetico del virus, quindi non è vitale e non può fare danni né riprodursi.
Il vaccino è stato studiato su decine di migliaia di giovani adolescenti e ha mostrato di prevenire oltre il 90% delle infezioni e delle lesioni degenerative pretumorali rilevate con il Pap-test. Gli studi hanno anche dimostrato la riduzione dei condilomi genitali e anali e del cancro anale nei maschi.
I vaccini anti-HPV hanno dimostrato una durata di protezione pari ad almeno 10 anni, nei confronti delle neoplasie della cervice uterina, della vulva e della vagina, valutata attraverso la persistenza di elevati titoli anticorpali. Pertanto, ad oggi, non è prevista la somministrazione di dosi di richiamo.

QUALE VACCINO
Sono attualmente disponibili tre tipi di vaccino: il quadrivalente GARDASIL® (che contiene i tipi 6, 11, 16 e 18), il CERVARIX® (che contiene i tipi 16 e 18), e un recente vaccino GARDASIL 9®, che contiene i tipi 6, 11, 16, 18, insieme a altri 5 tipi: 31, 33, 45, 52 e 58 (autorizzato in Europa dal 2015). Quest'ultimo, coprendo un più ampio numero di ceppi favorirà un'ulteriore riduzione di circa il 20% del cancro da HPV e del 50-80% delle lesioni precancerose. Si ritiene che la protezione dai 9 principali tipi di HPV in entrambi i sessi potrà portare in futuro ad una quasi totale eliminazione delle malattie causate dall'HPV. 
Il Piano Nazionale Vaccini italiano prevede la vaccinazione universale anti-HPV con Gardasil-9, sia dei maschi che delle femmine, con una distribuzione gratuita fino al compimento del 19° anno di età. Il programma di vaccinazione prevede:

- Vaccinazione di base - ragazze e ragazzi tra 11 e 14 anni (prima del loro 15° compleanno): 2 dosi - due dosi per via intramuscolare - a distanza di 6 mesi (tra 5 e 13 mesi);
- Vaccinazione di recupero (catch-up) - giovani maschi e femmine non vaccinati e con età superiore ai 15 anni (prima del loro 20° compleanno): tre dosi (a 0, 2 e 6 mesi) dai 15 anni di età (la seconda dose deve essere somministrata non prima di un mese dalla prima dose, e la terza non prima di 3 mesi dalla seconda dose);
- Vaccinazione di recupero - donne non vaccinate tra 19 e 26 anni e maschi tra 19 e 21 anni sempre con 3 dosi;
- Il programma delle tre dosi 3 dosi - 0, 2 e 6 mesi si applica a qualsiasi età nelle persone con immunodeficienza

I soggetti di età maggiore di 27 anni possono comunque beneficiare della vaccinazione, in particolare se presentano un rischio di esposizione precedente basso, poiché la vaccinazione provoca una risposta immunitaria, è efficace e sicura anche nei soggetti di età più avanzata.

QUANTO È SICURO IL VACCINO 
Il vaccino utilizza solo una proteina superficiale del virus sintetizzata in laboratorio per cui non potrà mai dare infezione o tumori. Al massimo il vaccino provoca arrossamento nella sede di inoculo o gonfiore. In rari casi provoca febbre. Attualmente sono state somministrate oltre 270 milioni di dosi in adolescenti di diversi Paesi, senza che siano stati registrati eventi avversi significativi.
La sicurezza di tutti i vaccini viene continuamente tenuta sotto controllo da agenzie internazionali super partes appositamente istituite. Nonostante gli allarmismi non giustificati che occasionalmente vengono riportati dai media, nessun effetto collaterale grave è stato dimostrato per questi vaccini.
Alcuni svenimenti riportati in adolescenti vaccinati non sono più numerosi di quelli che si verificano in occasione di altre vaccinazioni negli adolescenti e vengono evitati tenendo il giovane in osservazione per i 15 minuti successivi alla vaccinazione.
Non è aumentato il rischio di aborto spontaneo tra le donne rimaste incinte dopo la vaccinazione, né sono riportate altre conseguenze negative sulla gravidanza, tuttavia mancano dati sufficienti sulla sicurezza di questa vaccinazione in gravidanza, per cui la vaccinazione deve essere preferenzialmente rimandata a dopo il parto. I vaccini possono invece essere utilizzati in sicurezza durante l'allattamento.
Analogamente, numerosi studi hanno confermato che il rischio di malattie autoimmuni (come per esempio la sclerosi multipla) è identico nelle adolescenti o nelle donne vaccinate e in quelle non vaccinate.
Non è stato dimostrato un nesso causale tra vaccinazione e sviluppo della sindrome di Guillain-Barré.

PAP TEST PER LE RAGAZZE GIÀ VACCINATE 
Il vaccino previene la maggioranza, ma non la totalità, dei tumori cervicali perché non protegge da tutti gli oltre 100 tipi di virus HPV. Anche le donne vaccinate debbono effettuare periodicamente il Pap-test

Percorsi di Cura e Salute: Vaccinazioni


a cura di: Guido Castelli Gattinara
Istituto Bambino Gesù per la Salute del Bambino e dell'Adolescente

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