Vaccini vivi: che rischi ci sono di trasmettere il virus del vaccino?

Quando vengono somministrati, questi vaccini simulano una prima infezione provocando una risposta immunologica simile a quella causata dal virus, senza però causare la malattia e le sue complicanze
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22 February 2021

I vaccini vivi attenuati sono disponibili dagli anni ‘50 dello scorso secolo e sono preparati partendo da microbi che causano malattie infettive, ma che vengono indeboliti (attenuati) con opportuni trattamenti e procedure di laboratorio. Così attenuati i microbi mantengono la propria forma, ma non sono più in grado di causare la malattia. Quando vengono somministrati, i vaccini – avendo mantenuto la forma del virus da cui provengono - simulano una prima infezione: provocano, in chi viene vaccinato, una risposta immunologica simile a quella causata dal virus, senza però causare la malattia e le sue complicanze. Poiché i vaccini vivi attenuati causano nell'uomo una reazione molto simile a quella causata dall'infezione naturale, sono considerati buoni insegnanti per il sistema immunitario e quindi sono molto efficaci. Infatti, producono un'eccellente memoria immunologica, che è la capacità del sistema immunitario di ricordare quali microbi abbiamo incontrato in passato e di rispondere rapidamente.
Esempi di vaccini vivi attenuati:

- Il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia (MPR);
- Il vaccino contro la varicella;
- Il vaccino contro il Rotavirus;
- Il vaccino contro l'influenza somministrato con lo spray nasale (il vaccino antinfluenzale per iniezione non contiene virus vivi).

Anche se sono molto efficaci, non tutti possono essere vaccinati con questo tipo di vaccini. I bambini con un sistema immunitario indebolito, ad esempio quelli che sono sottoposti a chemioterapia o a terapia immunosoppressiva (che riduce la capacità del sistema immunitario di rispondere agli stimoli), non possono essere vaccinati con i vaccini vivi attenuati.  
Di recente si è parlato del rischio di contagiosità dei bambini vaccinati, ovvero del rischio che i bambini vaccinati trasmettano ad altre persone il virus contenuto nel vaccino. In realtà, chi si sottopone a qualunque vaccinazione non trasmette la malattia per la quale si è vaccinato. Questo vale per tutti i vaccini, anche per quelli vivi attenuati. L'unica eccezione è rappresentata dal vaccino per la varicella. Alcuni dei bambini che vengono vaccinati con questo vaccino possono sviluppare, a distanza di alcuni giorni dalla vaccinazione, una forma molto lieve della malattia con febbre e qualche vescicola. In teoria questi bambini potrebbero trasmettere il virus, ma, in pratica, questo è successo solo in 11 casi su milioni di dosi di vaccino somministrate (140 milioni solo negli Stati Uniti) e in tutte le persone coinvolte la malattia è stata molto lieve. Si pensa che la trasmissione potrebbe avvenire, almeno in teoria, attraverso le vescicole che possono contenere il virus. Quindi, se il bambino che si è vaccinato presenta vescicole, basta coprirle (bastano maniche o pantaloni lunghi ed un cerotto se le zone interessate sono sul volto e non possono essere coperte dai vestiti) quando entra in contatto con bambini non vaccinati, persone immunodepresse o con donne incinte. Seguendo questa semplice regola si può stare tranquilli e continuare a svolgere tutte le normali attività quotidiane.


a cura di: Caterina Rizzo
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