Mi scappa la pipì!

Perché il bambino bagna il letto? Ecco le cause fisiologiche e quelle psicologiche che si nascondono dietro all'incapacità dei piccoli di riuscire a dire in tempo: devo fare la pipì.
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Lenzuola e vestiti bagnati, pannolini, traverse cerate. Imbarazzo e rinunce per i bambini, che non possono dormire con cugini e amichetti per colpa della pipì che esce, nonostante la loro volontà, e grande impegno per i genitori, costretti a fare i conti con la problematica della pipì addosso anche oltre la soglia di età del piccolo considerata "normale". 
Ma di cosa si tratta? Tecnicamente, si chiama enuresi, ed è il volontario o involontario rilascio ripetuto di urina nei vestiti o a letto in una fase di sviluppo in cui il controllo degli sfinteri dovrebbe essere acquisito, generalmente 2 anni per le femminucce, 3 per i maschietti.
Problemi legati alla vescica, assenza di un ormone, stress: ecco quali sono le cause dell'incapacità del piccolo di riuscire a dire, in tempo: devo fare la pipì!

Le cause fisiologiche

Le cause fisiologiche dell'enuresi sono essenzialmente legate all'eccessiva produzione di urine durante la notte -poliuria notturna- o a una anomala attività della vescica -iperattività della vescica. 
Queste due evidenze, consentono di definire i due principali tipi di enuresi: 
- monosintomatica, che si manifesta solo con il disturbo notturno;
- non-monosintomatica, meno frequente, associata a disturbi urinari diurni. 
Nel primo caso è stata ipotizzata un'alterazione del ritmo giorno/notte della produzione dell'ormone antidiuretico da parte dell'asse ipotalamo-ipofisario, con conseguente eccessiva produzione di urine durante la notte. 

Quando invece l'enuresi si associa a disturbi diurni, come lo stimolo frequente e l'urgenza seguita talvolta da piccole fughe di urina, è in gioco un ritardo della maturazione vescicale che si traduce in una iperattività, con frequenti contrazioni. 
Ai fini di impostare una corretta terapia, è necessario individuare il fattore predominante, considerando tutti quelli che possono coesistere.

Come si risolve il problema della pipì

L'enuresi è quasi sempre un fenomeno temporaneo. Secondo un calcolo statistico, vale la regola del 15: l'enuresi scompare nel 15% dei bambini a 5 anni; poi raggiunge la guarigione circa il 15% ogni anno fino a 15 anni.
L'ormone antidiuretico sintetico e gli antispastici per la vescica, a seconda dei casi, sono raccomandati, dopo i 6 anni di età, quando le notti bagnate sono più di 2 a settimana. 
In alternativa ai farmaci, l'agopuntura tradizionale con le sue varianti occidentali e l'allarme notturno collegato ad un sensore d'umidità.
I genitori devono comunque sempre tenere in considerazione che non esiste una prevenzione dell'enuresi e che spesso c'è una familiarità con il problema. L'importante è ricordarsi di non sgridare mai i bambini quando si fanno la pipì sotto. Finché non arrivano alla maturità, non è una loro colpa; rimproverarli è quindi inutile, oltre che sbagliato. Semplicemente non hanno ancora raggiunto la maturità neurologica che consente loro di avere il dominio dello sfintere vescicale e rettale.
Piuttosto rassicurarli sul fatto che è un problema transitorio, citando esempi di familiari adulti che hanno avuto lo stesso problema da bambini.

Se l'enuresi persiste oltre una certa età è comunque consigliabile rivolgersi a uno specialista. Una visita accurata, un esame delle urine e un'ecografia sono esami più che sufficienti ad escludere patologie sottostanti che possono sfociare nell'enuresi.

Le cause psicologiche

Innanzitutto i genitori devono stare tranquilli: nei bambini piccoli bagnarsi durante la notte è un problema molto frequente, e normale. La loro vescica non ha ancora acquisito completamente il pieno controllo del processo contenitivo e quindi, fino a 5 o 6 anni, qualche pipi a letto deve essere messa in conto con molta serenità.
Si potrà parlare di vero disturbo se il fenomeno si ripete con una certa frequenza e perdura per un periodo lungo almeno 3 mesi in bambini al di sopra dei 5 anni; in tal caso ci si deve accertare che non esistano problemi medici attraverso la visita del Pediatra o dell'Urologo.
In assenza di problematiche organiche, si deve prendere in considerazione l'inquadramento psicologico del problema. 

L'enuresi non organica infatti è considerata un "disturbo comportamentale ed emozionale con esordio abituale nell'infanzia e nell'adolescenza" cosi come definito nell'ICD 10 -Manuale di classificazione dei disturbi psichici e comportamentali- che la suddivide in:
- enuresi esclusivamente notturna, che più frequentemente si riscontra nella pratica clinica;
- enuresi esclusivamente diurna, più rara nella pratica clinica;
- enuresi notturna e diurna
In tutti i casi può essere primaria -presente fin dalla nascita- o secondaria –presentarsi dopo che il bambino ha già raggiunto per un certo periodo il totale controllo vescicale.
Molto spesso è associata ad un disturbo emozionale o comportamentale. L'esperienza clinica insegna che può trattarsi di fenomeni transitori legati a eventi stressanti ed ansiogeni che vanno a incrinare la sicurezza e la stabilità del bambino e del suo sistema. Lutti, trasferimenti, nascita di fratelli o sorelle, separazione dei genitori, cambiamento di scuola o anche richieste prestazionali eccessive, legati al rendimento scolastico o al rapporto relazionale con i coetanei o con adulti importanti di riferimento. 
Seppure con grande variabilità, in genere i bambini che ne soffrono sono molto sensibili e possono presentare difficoltà nella gestione delle loro pulsioni, in particolare dell'aggressività, intesa come capacità di esprimere appieno se stessi, di competere e affermarsi e anche di difendersi da eventuali conflitti con i coetanei.

E' quindi importante che i genitori riflettano e si confrontino sul problema, magari parlandone con la dovuta riservatezza anche agli insegnanti, per capire se può esistere una correlazion nel contesto scolastico. Molto utile è poter affrontare il problema considerandolo un segnale che, se decodificato, aiuta a una maggior conoscenza del bambino e del suo modo di adattarsi.
Sarebbe utile consultare uno specialista, psicologo, psicoterapeuta dell'età evolutiva che possa valutare la situazione coinvolgendo bambino e genitori al fine di individuare le idonee risposte e affrontare al meglio la crescita,escludendo o superando eventuali condizioni di disagio.