Suor Vincenza ricorda gli ebrei rifugiati in Ospedale

Una testimonianza d'amore, che commemora le vittime dell'olocausto e ricorda le persone che hanno accolto gli ebrei perseguitati. Ecco cosa è accaduto in quegli anni al Bambino Gesù.
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Nel giorno della memoria, in cui si commemorano le vittime dell'olocausto, l'Ospedale Bambino Gesù ricorda anche quanti si sono adoperati per offrire protezione agli ebrei perseguitati.

Suor Vincenza, una delle Figlie della Carità di S. Vincenzo De' Paoli, che al Bambino Gesù si occupa di accompagnamento e sostegno alle famiglie, ricorda un momento importante, ma poco conosciuto, della storia.

Negli anni delle persecuzioni e dei rastrellamenti, infatti, nel corso della seconda guerra mondiale, l'Ospedale costituì una specie di "casa e rifugio" per chi, per ideologia o per razza, non poteva circolare a Roma in condizioni di tranquillità.

Da non molto l'Ospedale del Gianicolo, nato dalla generosità dei duchi Arabella e Scipione Salviati, era diventato di proprietà della Santa Sede (1924), e rimase aperto per tutta la durata del secondo conflitto mondiale. L'extraterritorialità di cui godeva il Bambino Gesù e la sua stessa ubicazione – vicino alla Sinagoga e decentrato rispetto al nucleo portante della capitale - consentirono all'Ospedale, da un lato, di continuare a svolgere la sua funzione sanitaria di assistenza pediatrica, dall'altro di offrire protezione sicura e disinteressata a quanti la richiedevano, al di sopra di ogni credo politico o fede religiosa.

"In quel periodo avevamo più medici che pazienti – racconta Suor Vincenza - ai genitori che venivano a rifugiarsi prestavamo i camici, perché non dessero nell'occhio in caso di un'irruzione tedesca".
"Dentro l'Ospedale, in quel periodo –continua- poteva accadere di vedere il personale abbandonare in tutta fretta le postazioni di lavoro per dirigersi di corsa verso un rifugio segreto, uno spazio ricavato sulla terrazza più alta, nell'edificio centrale della struttura. Vi si accedeva da una piccola scala metallica. Il suono di 3 campanelle posizionate in alcuni punti dell'ospedale, dava l'allarme e comunicava il cessato allarme, quando la situazione tornava sicura".