Glicogenosi di tipo 2, malattia di Pompe

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28 giugno 2018

CHE COS'E'

La Glicogenosi tipo 2, nota anche come malattia di Pompe, è una rara malattia ereditaria causata dall'accumulo di glicogeno all'interno dei lisosomi nelle cellule di vari organi e tessuti, specialmente nei muscoli dell'apparato scheletrico, nei muscoli respiratori e nel muscolo cardiaco. L'incidenza è di circa 1:40.000 nati vivi.

QUALI SONO LE CAUSE

La malattia di Pompe è causata da mutazioni a carico del gene GAA, responsabile della sintesi di una proteina alfa-glucosidasi acida (chiamata anche maltasi acida). Questa proteina agisce da enzima nell'utilizzazione delle riserve energetiche cellulari: la presenza di mutazioni è responsabile del difetto di alfa-glucosidasi cui consegue la mancata degradazione del glicogeno in molecole di glucosio; l'accumulo di glicogeno all'interno dei lisosomi, dei piccoli organelli presenti nelle cellule, conduce ad un progressivo danno a carico degli organi maggiormente dipendenti da questa fonte energetica. 

La glicogenosi tipo 2 è una malattia ereditaria e si trasmette con modalità autosomica recessiva: i genitori sono portatori sani, non manifestano segni e sintomi della malattia, ma ad ogni concepimento hanno un rischio del 25% di avere un bambino malato.  

COME SI MANIFESTA

La malattia si può manifestare in diversi periodi della vita con sintomi variabili. In base all'età in cui si manifesta e alla gravità del quadro clinico si riconoscono due forme principali di malattia di Pompe: la forma infantile e quella tardiva o adulta. Nell'ambito della forma infantile esiste un'ulteriore distinzione: nella forma classica l'esordio avviene nelle prime settimane di vita ed è caratterizzata da grave coinvolgimento cardiaco con cardiomiopatia e/o aritmie, ipotonia generalizzata, debolezza muscolare, scarso accrescimento; quando l'esordio dei primi sintomi avviene tra 12 e 24 mesi, con difficoltà e ritardo nell'acquisizione delle normali tappe dello sviluppo motorio (gattonare, camminare, correre, saltare, salire le scale etc.) e soprattutto con un coinvolgimento cardiaco meno severo si parla di forma infantile non classica

La forma tardiva o adulta, è la più frequente e può manifestarsi dall'infanzia all'età adulta con la progressiva comparsa di debolezza muscolare prevalentemente dei cingoli (difficoltà a camminare, salire o scendere le scale) e difficoltà respiratoria progressiva. 

In tutti i casi, la malattia di Pompe causa una miopatia (sofferenza muscolare) progressiva che coinvolge anche i muscoli respiratori e che necessita, nelle forme più gravi, di supporto respiratorio più o meno invasivo. 

Tipicamente, gli esami di laboratorio mostrano un incremento degli enzimi muscolari: CPK, transaminasi, LDH. 

COME SI FA LA DIAGNOSI

La diagnosi di glicogenosi tipo 2 si basa sul dosaggio dell'attività enzimatica della maltasi acida su un prelievo di sangue periferico (leucociti) o su biopsia muscolare. Da pochi anni è possibile dosare l'attività enzimatica anche su gocce di sangue essiccate su una speciale carta (Dried Blood Spot, DBS). L'uso del Dried Blood Spot è particolarmente indicato per la semplicità nell'esecuzione del prelievo e per la possibilità di inviare il campione al laboratorio specializzato in una busta chiusa a mezzo posta. Oggi rappresenta il modo migliore per diagnosticare i casi sospetti e, in alcune regioni italiane, viene utilizzato per lo screening della malattia di Pompe nei neonati nell'ambito dello screening neonatale esteso delle malattie metaboliche.  

Per la diagnosi definitiva è necessaria la conferma mediante analisi enzimatica su leucociti e la successiva analisi genetica del gene GAA.

Dopo la conferma diagnostica è indispensabile rivolgersi a strutture altamente specializzate dove sia presente un team multidisciplinare di specialisti che possa prendere in carico il paziente e seguirlo nel complesso percorso di cura.

COME SI CURA

Dal 2006 è disponibile la terapia enzimatica sostituiva che consiste nella somministrazione per via endovenosa dell'enzima mancante sintetizzato in laboratorio (alfa-glucosidasi acida ricombinante, rh-GAA). La terapia viene somministrata ogni 2 settimane mediante una fleboclisi della durata di 3-4 ore. Per effettuare la terapia non è necessario il ricovero ospedaliero in quanto è sufficiente l'attivazione di un apposito percorso ambulatoriale. La terapia enzimatica sostitutiva conduce generalmente ad una pressochè totale risoluzione della cardiomiopatia nelle forme infantili ad inizio precoce, mentre è in grado di rallentare il progressivo danno a carico dei muscoli scheletrici e respiratori in tutte le differenti forme della malattia di Pompe. Da qui la necessità di una diagnosi rapida e tempestiva.

Esistono inoltre terapie di supporto da affiancare alla terapia enzimatica, in particolare la fisioterapia motoria e respiratoria e terapie cardiologiche specifiche nelle forme con cardiomiopatia/aritmie.

QUAL E' LA PROGNOSI?

Prima dell'avvento della terapia enzimatica sostitutiva, le forme infantili a inizio precoce avevano una prognosi molto grave con decesso dei pazienti nei primi due anni di vita per complicanze cardiorespiratorie. Una diagnosi corretta e tempestiva permette di intraprendere rapidamente la terapia enzimatica modificando drasticamente il decorso della malattia, con aumento della sopravvivenza, riduzione delle complicanze e miglioramento della qualità di vita. 

Nelle forme infantili a inizio dopo i 12 mesi e nelle forme adulte la prognosi è legata alla progressione del danno muscolare e la conseguente disabilità è estremamente variabile.

L'Unità Operativa di Patologia Metabolica dell'Ospedale Bambino Gesù è centro di riferimento per la malattia di Pompe ed è attivamente coinvolta nello sviluppo di protocolli di cura per migliorare la tolleranza immunologica e l'efficacia della terapia enzimatica sostitutiva. 

CONTATTI

Per qualsiasi ulteriore informazione è possibile rivolgersi ai medici della Patologia Metabolica 

Telefono 06.68592275 oppure psp.patmetabolica@opbg.net

Le Dott.sse Federica Deodato e Roberta Taurisano sono disponibili per qualsiasi chiarimento ai seguenti recapiti: 

federica.deodato@opbg.net

roberta.taurisano@opbg.net 


a cura di: Dott.ssa Roberta Taurisano, Dott.ssa Federica Deodato
in collaborazione con:
Bambino Gesù Istituto per la Salute