I secondi passi di Daniele

Rinascere dopo un incidente. Il lieto fine di una storia d'amore, di forza e di coraggio.
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Tutte le storie d'amore sono importanti. Conta il momento in cui nascono, i gesti che ci si scambia, le parole che si dicono. Conta il luogo in cui si sviluppano.

Una delle storie d'amore che ha vissuto mio figlio, è cominciata con un occhietto. Nessun altro gesto. Nessuna parola. Seduto su una sedia a rotelle, nel bar di un ospedale, mio figlio ha strizzato l'occhio a una ragazza.

Mio figlio ha 12 anni. Gioca a pallone. E' tifoso della Roma. Ama la bicicletta. E' costretto su una sedia a rotelle dopo un incidente con la sua bici. Politrauma cranico grave con danno assonale diffuso. Si è rotto qualche meccanismo nel suo cervello, la sua coscienza è compromessa, mi spiegano. Cos'altro? L'eliambulanza fino alla terapia intensiva pediatrica. Il coma. Il buio. 

Era il 14 settembre.
Dopo un mese esce dalla terapia intensiva. E' salvo, ma non si muove. Non sanno se ritornerà a camminare. Se riprenderà conoscenza. Si decide per il trasferimento al Bambino Gesù di Palidoro, reparto di Neuroriabilitazione 2. Minima responsività. Muove gli occhi, appena la testa. Non parla. Forse capisce.

Inizia la fisioterapia indotta a letto. Gli muovono le gambe, le braccia. Respira e mangia con il sondino.
Non ho mai smesso di parlargli. Piano piano ho iniziato a raccontargli il motivo per il quale ci trovavamo lì, in quel letto di ospedale. Lontani da casa, dalla sorella, dagli amici. Un giorno ha pianto. A lungo. Aveva capito.

Abbiamo imparato a comunicare con gli occhi. Sapevo cosa mi chiedeva, di cosa avesse bisogno, attraverso un linguaggio fatto di sguardi, di palpebre abbassate. Era il nostro ritorno al primordiale. Lui tornava ad essere il neonato che avevo lasciato tanti anni prima. E con la stessa sua voglia di farsi capire, e la mia stessa volontà di entrare in contatto con lui, noi "parlavamo".

Il 2 dicembre il papà gli insegna una parola, la prima che tornerà a pronunciare. Mamma. Come allora. E' stata la sua rinascita. Il passaggio al reparto di neuroriabilitazione 1, la fisioterapia sempre più attiva. E una sedia a rotelle provvisoria, per gli spostamenti in palestra. A volte una passeggiata lungo i corridoi dell'ospedale. Con la tappa alla Madonnina, che mi chiedeva di poter pregare.

La storia d'amore di mio figlio comincia tra quei padiglioni, in una delle feste organizzate durante la nostra lunga permanenza lì. Il karaoke, il Natale, gli incontri al castello dei sogni, con le altre mamme, le cene. Mio figlio incontra una ragazza. E le fa l'occhietto. Un occhietto che vuole dire tutto quello che non riesce più a dire. "Sei bella, mi piaci, ho 12 anni. Questo sono io, adesso. Ma prima non ero così, prima camminavo, parlavo". Le dico io, per lui, tutte queste cose, alla ragazza che osserva Daniele, che gli accarezza la mano, mentre lui le strizza l'occhio, timido.

Daniele a fine marzo è uscito dall'Ospedale. E' tornato a scuola. Non è esattamente quello di prima, ma parla, cammina, è tornato alla sua vita. E il ritorno alla vita è servito al suo recupero laddove l'Ospedale non sarebbe potuto arrivare. Ancora adesso mi chiede di portarlo a Palidoro a salutare tutto il personale che l'ha sostenuto, aiutato, accompagnato. Che l'ha fatto nascere una seconda volta. Che gli ha insegnato, ancora una volta, a camminare, a parlare, a mangiare.

Mio figlio ha imparato, e lo sta insegnando a me, a vedere sempre il bicchiere mezzo pieno. Perché mamma –mi dice- anche se tu lo vedi mezzo vuoto, io sto qui per riempirtelo, ogni volta.
A un certo punto sei costretto ad affrontare ostacoli che fino a quel momento conoscevi solo attraverso il dolore di altre persone. Non potrai mai superare il trauma di essere stata vicino alla fine. Alla distruzione di tutto quello che, per te, significa "vita". E per quanto tu possa essere felice e grata per come sia andata, quei momenti rimarranno sempre impressi nella tua mente. Come i visi che hai incrociato, le persone che hai conosciuto, le storie di chi ha percorso la tua stessa, tragica strada. Cicatrizzate. Per sempre impresse dentro di te.

La storia d'amore di mio figlio con questa ragazza non si legge sui libri. Non è la storia che tutti sognano. Ma è la storia di un amore a lieto fine.
Una storia che grazie al lavoro di infermieri, dottori, fisioterapisti, personale, ha potuto avere i suoi gesti, le sue parole. Che è iniziata su una sedia a rotelle, ed è finita in un abbraccio. In piedi, l'uno verso l'altra, si sono corsi incontro, e si sono abbracciati. Non si legge sui romanzi, ma Daniele non la dimenticherà mai.

Grazie a mamma Sonia e a papà Giacomo. La storia d'amore più bella.