Il diario di Agnese

Le pagine "segrete" della ragazza che ha perso 40 chili con un intervento di chirurgia dell'obesità
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30 giugno 2014

7 aprile 2010
Caro diario,
oggi è il giorno del mio quindicesimo compleanno. La zia Paola mi ha regalato te. Sei rosso. Senza disegni. "Sei grande ora", mi ha detto la zia. "Puoi scrivere qui tutti i tuoi segreti, quelli che non puoi confidare alla mamma", mi ha detto. Hai un lucchetto e una chiave, dorati. Non ho mai scritto su un diario. Mi presento: sono Agnese. Oggi compio 15 anni. Frequento il secondo anno del Liceo di Scienze Sociali. Sono felice, ma a volte mi sento fuori posto. Ho una splendida famiglia, ma spesso avverto il desiderio di "scappare". Ma scappare da chi? Da cosa? Dalle mie insicurezze, dalle mie paure. Ho tanti amici, che mi fanno sentire protetta. 
Ho bisogno di mettermi alla prova, di affrontare il mondo, senza di loro. Ecco. Tutto qui.
Ah, dimenticavo: peso 110 chili.

7 febbraio 2013
Caro diario,
ti ho ripescato dalla mensola della mia camera, sopra la scrivania. Tra il libro di psicologia e quello di storia, ho intravisto il dorso rosso di un libro che non ricordavo. Eri tu. Mi è venuta voglia di aprire il lucchetto, di imbrattare di inchiostro le tue pagine bianche. Non sento la necessità di confidarti segreti. Ma di confessare le mie paure, le inquietudini che vivo. Forse perché ieri sono stata male e, per la prima volta, ho avvertito un senso di solitudine che mi ha fatto paura. Ora so che la solitudine mi fa paura. Sono molto fragile, caro diario. Sono fragile perché mi sento insicura. Perché a volte mi sembra di stare dentro un corpo che non mi appartiene. E ho paura di espormi, di stare in mezzo agli altri senza nessuno che sappia vedere l'anima che abita il mio corpo. E questo l'ho capito ieri. Ero sull'autobus, dopo aver passato un pomeriggio con le amiche. Stavo tornando a casa. Il tragitto mi sembrava infinito. In quell'autobus, tra persone che non conoscevo, io ho avuto paura del loro giudizio. Avevo paura di essere presa di mira. Di essere guardata con gli occhi severi di chi ti punta il dito contro, accusandoti di qualcosa. Mi sentivo come un imputato innocente di fronte al tavolo degli inquisitori. Temevo che da un momento all'altro mi si rivoltassero tutti contro. Ho iniziato a sudare. A tremare. Che cosa avevo fatto? Qual era la mia colpa? Quale reato avevo commesso? Sono solo una ragazza giovane, carina. Che pesa 122 chili.

6 aprile 2013
Caro diario,
è la vigilia del mio diciottesimo compleanno. Domani festeggerò con la mia famiglia e con gli amici di scuola. Oggi sono andata in un negozio per comprare un vestito per l'occasione. Sono stanca di non poter scegliere cosa mettermi. Di non stare bene con i vestiti che mi piacerebbe avere. Sono così poche, le cose che vanno bene per me, caro diario. Mai un abito diverso, sempre le stesse cose. Nero, o blu. Un po' più stretto, un po' più largo. Ma i modelli sono sempre quelli. La fantasia delle stoffe, sempre quella. Il modello dei pantaloni, sempre quello. Il taglio delle magliette, sempre quello.
Io, sempre quella.

4 ottobre 2013
Caro diario,
tra un mese mi opero. Ho deciso. Ho provato di tutto. È da quando sono piccola che i miei genitori mi portano in visita da medici, endocrinologi, dietologi, nutrizionisti. Non riesco a dimagrire. Il mio problema non è che mangio tanto, che mangio male, o mi abbuffo di schifezze. Non mi sono mai piaciute, le schifezze. Il mio problema è il mio metabolismo. Funziona al 40%. È lento, troppo lento per bruciare nei tempi giusti quello che ingerisco.
Non voglio operarmi per diventare più bella. Voglio operarmi per stare bene.  Adesso quando cammino per un po', sento dolore alle ginocchia. Mi fanno male. Le mie articolazioni cominciano a cedere sotto il peso del mio peso. Non riesco nemmeno più ad andare a scuola a piedi, come ho sempre fatto. Non posso. Non voglio.
Non mi resta che sottopormi alla chirurgia bariatrica al Bambino Gesù di Palidoro. Farò un  intervento di Sleeve Gastrectomy. Sembra qualcosa di strano, ma è molto semplice, caro diario. È un intervento di tipo restrittivo. Mi toglieranno una parte di stomaco. Lo rimpiccioliranno per accelerare il mio senso di sazietà. 
Ho già fatto le analisi preliminari. Ho parlato con il chirurgo, la psicologa, le dietiste. Sono convinta, mi hanno visto convinta, e mi chiameranno a giorni per il ricovero. 
Non vedo l'ora.

14 giugno 2014
Caro diario,
scusa se non ti ho più scritto. Tra l'intervento, la fine della scuola, gli esami scritti di maturità, la patente, non sono riuscita a trovare il tempo di raccontarti.
Il 14 ottobre dello scorso anno mi sono operata. L'intervento è perfettamente riuscito e ho ricevuto i complimenti di tutto il reparto di Chirurgia del Bambino Gesù per la forza di volontà con cui ho affrontato il post operatorio e il rigore con cui ho seguito le indicazioni e la dieta iniziale. Sono passati nove mesi, dall'intervento.
Ho perso 38 chili.
Non ho l'ossessione della bilancia, né un senso di repulsione verso il cibo. Mi peso una volta a settimana, per vedere quanto dimagrisco, ma se ho fame mangio. Dopo un primo periodo di cibi liquidi, adesso posso mangiare tutto. Non riesco mai a fare un pasto completo, primo, secondo, contorno. Né a finire una pizza. Il senso di sazietà sopraggiunge presto. Il mio corpo mi dice "basta così, è sufficiente". Adesso lo ascolto. Lo capisco di più. Mi appartiene, mi rispecchia.
Ho ricominciato a passeggiare. Ad andare a scuola a piedi. A prendere l'autobus. Ad andare a cena fuori con le amiche. Il ristorante per me era diventato il posto in cui, più che negli altri, mi sentivo inadeguata, in imbarazzo. Adesso ci vado con serenità. Adesso mi sento sicura. 
Sto attenta al cibo perché non voglio riprendere peso. Ma non per paura di tornare quella che ero, ma semplicemente perché ho paura di stare ancora male. Non voglio più.
Vado a fare shopping con soddisfazione. Posso comprarmi le cose che mi piacciono. Posso scegliere. Mi stanno bene. Le magliette che indossavo prima sono vestiti ormai, per me. Ho dovuto ricomprare tutto. Felpe, pantaloni, costumi, biancheria intima. I pantaloni mi calano, anche con la cinta. Non faccio altro che tirarmeli su. Un jeans della mia taglia mi diventa largo in pochi giorni. Non so che taglia ho. Non ancora. Sto continuando a dimagrire.
Alla lasagna preferisco la minestra, la digerisco meglio. So che può sembrare strano, ma a chi dovesse domandarmi, adesso: "preferisci un piatto di lasagne o un brodo di pollo?" io risponderei, senza dubbio: "il brodo di pollo con le stelline!".
Affronto la vita con più sicurezza, con serenità. Ho meno paure. Crescere, non mi fa più paura. E nemmeno la solitudine mi spaventa più. Ho capito che quella solitudine che prima mi faceva sentire nuda e scoperta, di fronte al mondo, è la mia opportunità di rivalsa. A volte la cerco. Qualche mese fa sono andata a Valencia, da sola. Il primo viaggio della nuova Agnese, è stato un volo verso la Spagna. Ho esorcizzato le paure che mi avevano immobilizzata per 18 anni. Ora ho la forza per sconfiggerle.
Grazie alla mia famiglia, che mi ha sempre sostenuta. Mia mamma Sabina, mio padre Maurizio, mio fratello Mauro. Grazie ai miei amici, che non smettono mai di ricordarmi quanto sia stata coraggiosa, e forte.
Vado a studiare, caro diario. Il 3 luglio ho l'orale dell'esame di maturità. Devo impegnarmi, se voglio diventare una psicologa criminale.
Poi ripartirò, quest'estate, per la vacanza più lunga della vita. 
Ancora, da sola.
A.