L'esoscheletro è progresso

L'uso che si fa degli strumenti del progresso. Per l'uomo dall'uomo
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13 ottobre 2014

Nell'immaginario collettivo l'esoscheletro è legato all'idea del superuomo e, più in particolare, in riferimento al mito del super soldato o del super lavoratore. Impossibile non ricondurre il concetto di esoscheletro al mito di Stachanov, l'instancabile minatore eroe del lavoro socialista, o al mito dei cartoni come Goldrake, il mega robot che vigila per difendere la terra dalla minaccia extra-galattica, distruggendola. 
Concepiti da un delirio di onnipotenza, di controllo sull'ambiente nel caso dell'esoscheletro, o di controllo sul prossimo nel caso del guerriero. 

Esiste anche un terzo ambito, meno noto: quello del mito riabilitativo, dell'oggetto che, indossato, risolve i problemi di controllo del movimento, fa "ricamminare" l'anziano o il traumatizzato, insegna a camminare al bambino con difficoltà. 
Nei primi due casi –il lavoratore e il guerriero- emerge il limite di uno sviluppo basato sulla sopraffazione dell'uomo sull'ambiente o dell'uomo sull'uomo, mentre nel terzo -l'esoscheletro per la riabilitazione- possiamo riconoscere un vero strumento di aiuto per l'uomo. Per l'uomo, dall'uomo

Dove si tratta di vero progresso? È il progresso nella tecnologia stessa, ovvero nello strumento, o nell'uso che se ne fa? 
Non è filosofia, ma il futuro dei nostri bimbi.