Le 8 cose da sapere sul trapianto di midollo osseo

Permette di sostituire le cellule malate con cellule staminali sane. È molto simile a una trasfusione di sangue
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Il trapianto di midollo osseo è una trasfusione di cellule staminali emopoietiche. Può essere effettuato da un donatore totalmente o parzialmente compatibile come un fratello, un genitore o uno dei soggetti presenti  nel registro dei donatori (IBMDR), al paziente affetto da una vasta gamma di malattie tra le quali i tumori del sangue. Il trapianto permette di sostituire le cellule malate con cellule staminali sane capaci di diversificarsi in globuli bianchi, rossi e piastrine. 
 

QUANDO SI FA UN TRAPIANTO?

Il trapianto è una terapia che si effettua per curare malattie congenite del sangue come talassemie e deficit gravi dell'immunità e tumori delle cellule del sangue. Per quanto riguarda i tumori come le leucemie il trapianto può essere l'unica terapia salvavita o la terapia più efficace di ridurre il rischio di ricaduta.
 

COME SI FA UN TRAPIANTO?

Il trapianto di midollo osseo è molto simile a una trasfusione di sangue con un catetere in vena. Nei giorni precedenti il paziente viene sottoposto a chemioterapia e, a volte, radioterapia. Questo serve a fare spazio alle nuove cellule staminali sane e a ridurre il rischio che il sistema immunitario del paziente trapiantato respinga le cellule sane del donatore viste come estranei da attaccare. 

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QUANTI TIPI DI TRAPIANTI CI SONO (ALLOGENICO/AUTOLOGO)? 

Il trapianto può essere autologo o allogenico. Il trapianto autologo viene di solito utilizzato per curare tumori che richiedono dosi molto elevate di chemioterapia. Anzitutto il midollo osseo del bambino malato viene prelevato e conservato (criopreservato). Il bambino può quindi venir sottoposto ad una chemioterapia ad altissime dosi che, oltre ad uccidere le cellule tumorali, uccide anche le cellule staminali ematopoietiche del midollo osseo. Dopo chemioterapia, le cellule staminali vengono re infuse e si differenziano nelle cellule mature del sangue nel giro di una quindicina di giorni. Il bambino può così affrontare e superare una terapia che, senza autotrapianto, sarebbe stata letale.

Il trapianto allogenico avviene da un donatore totalmente o parzialmente compatibile che può essere un gemello monozigote, un fratello, un genitore o un donatore estraneo alla famiglia ma presente nel registro dei donatori di midollo osseo. 

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COME SI EFFETTUA LA DONAZIONE DI CELLULE STAMINALI EMOPOIETICHE? 

Sono due le modalità con cui si donano cellule staminali emopoietiche. Il metodo "classico" prevede un prelievo di sangue midollare dalle ossa del bacino, in anestesia totale e con un ricovero di 48 ore. Il secondo metodo, invece, è un semplice prelievo di sangue dopo l'assunzione per 5 giorni di un farmaco che aumenta le percentuali di cellule staminali emopoietiche. Il sangue così raccolto viene poi manipolato e può essere donato al paziente.
 

DOPO QUANTO TEMPO SI VEDONO I PRIMI EFFETTI? 

Le cellule staminali emopoietiche iniettate nel paziente devono affrontare due sfide. Devono prima di tutto attecchire, ovvero collocarsi negli spazi lasciati vuoti dopo la chemioterapia, e poi devono imparare a convivere con il sistema immunitario del paziente. Dopo circa 15 giorni si verifica se le cellule staminali hanno iniziato a lavorare monitorando la produzione di globuli bianchi, rossi e piastrine. Per capire se le nuove cellule riescono a collaborare con il donatore servono circa 100 giorni. 
 

CI SONO EFFETTI COLLATERALI PER DONATORI E RICEVENTI?

I rischi per il donatore, nel caso di donazione con il metodo classico, sono legati solo alle procedure con le quali si effettua la donazione e quindi possibile allergia all'anestetico o infezioni nella sede in cui è stato effettuato il prelievo. Per quanto riguarda il prelievo di sangue dopo stimolazione farmacologica, i rischi per il donatore sono associati proprio all'assunzione dei farmaci che possono causare dolori ossei, cefalee o perdita di appetito. 

Sono rari i casi di effetti collaterali più gravi. I rischi per chi riceve la trasfusione sono invece legati a un possibile rigetto delle cellule emopoietiche del donatore o a infezioni dopo il trattamento con i farmaci chemioterapici. Gli effetti collaterali più pericolosi sono causati dalla GvHD, ovvero dalla reazione del trapianto contro l'ospite, che si verifica se le cellule immunitarie (i linfociti) del donatore attaccano le cellule del bambino che è stato trapiantato. Gli organi più a rischio sono pelle, intestino, fegato e polmone.

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QUALI SONO GLI EFFETTI SULLA QUALITÀ DELLA VITA A LUNGO TERMINE?

In assenza di complicanze il paziente che ha ricevuto il trapianto può condurre una vita normale: dovrà solo controllare la funzionalità delle sue ghiandole endocrine come la tiroide.


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