Malattia delle membrane ialine

È la principale patologia respiratoria del nato pretermine. Si verifica quando le cellule non producono sufficiente surfattante (sostanza fondamentale per la respirazione)
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08 maggio 2018

CHE COS'È 
La malattia delle membrane ialine (MIP) è dovuta all'insufficiente produzione da parte delle cellule delle vie respiratorie di una sostanza chiamata "surfattante". Rappresenta la principale patologia respiratoria del nato pretermine. Interessa il 15% circa di tutti i piccoli di peso inferiore ai 2500 grammi e circa il 50% dei prematuri nati tra la 25sima e la 30sima settimana. La prevenzione delle nascite premature e la somministrazione prenatale di cortisone in caso di minaccia di parto pretermine hanno ridotto l'insorgenza di questa malattia che tuttavia rimane frequente nel neonato. Il cortisone somministrato alla mamma 24-72 ore prima del parto influenza la maturazione polmonare fetale aumentando il numero di pneumociti di tipo II, responsabili della produzione del surfattante. 

QUALI SONO LE CAUSE
Il surfattante è una sostanza fondamentale per la respirazione che permette ai polmoni di aprirsi e impedisce il collasso degli alveoli a fine espirazione. L'alta frequenza della malattia tra i nati pretermine è dovuta essenzialmente all'immaturità anatomica e funzionale del polmone. La sintesi di questa sostanza inizia infatti a partire dalla 24-28sima settimana di gravidanza. In caso di ridotta produzione o di consumo del surfattante, gli alveoli polmonari diventano piccoli, poco espansibili e facilmente collassabili per via della scarsa elasticità del polmone e del conseguente accumulo di cellule danneggiate (le "membrane ialine") che rendono ulteriormente difficoltosa la penetrazione di aria. Poiché gli alveoli provvedono allo scambio di gas respiratori tra aria atmosferica e sangue, la funzione polmonare diminuisce progressivamente: il sangue riceve sempre meno ossigeno e vi si accumula una quantità crescente di anidride carbonica. 

COME SI MANIFESTA
La malattia delle membrane ialine si manifesta nella maggior parte dei casi entro poche ore dalla nascita. Analogamente a quanto accade nella displasia broncopolmonare, i sintomi sono dominati dal distress respiratorio: il respiro è rapido e superficiale con rientramenti intercostali e giugulari. Può essere presente cianosi (colorazione bluastra della pelle e delle mucose), dovuta alla presenza nel sangue di alti livelli di emoglobina non ossigenata. Il piccolo necessita quindi di ventilazione meccanica e di somministrazione di ossigeno. 

COME SI FA LA DIAGNOSI
La diagnosi si effettua oltre che sulla base dei sintomi attraverso l'esecuzione di una radiografia del torace che mostra una ridotta presenza di aria nel polmone.

QUAL È LA TERAPIA
La terapia si basa sulla somministrazione di ossigeno o su tecniche di assistenza più invasive: dall'utilizzo di piccole cannule nel naso (che hanno lo scopo di mantenere una pressione positiva all'interno dell'albero respiratorio durante tutto il ciclo respiratorio, evitando il collasso dei polmoni) all'introduzione nei casi più gravi di un tubo in trachea per permettere la ventilazione meccanica e l'eventuale somministrazione di surfattante. 
Un possibile esito di questa patologia, legato alla prolungata ventilazione meccanica e ossigeno-dipendenza, è la displasia broncopolmonare.


a cura di: Flaminia Calzolari
Unità Operativa di Terapia Intensiva Neonatale

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