Malattie ereditarie

dott.ssa Maria Cristina Digilio

Malattie ereditarieSi trasmettono da una generazione all'altra, moltissime sono dovute ad un'alterazione di un singolo gene all'interno dei cromosomi, sono le cosiddette malattie monogeniche. Ecco quali sono i meccanismi ereditari e come avviene la diagnosi.


I geni, allineati sui cromosomi, sono segmenti di materiale ereditario (DNA) che svolgono specifiche funzioni.
 
Il DNA del genoma umano non è immutabile, anzi, va incontro molto spesso ad alterazioni (mutazioni). La maggior parte di queste mutazioni non ha, almeno apparentemente, conseguenza alcuna: tutti noi siamo portatori di un gran numero di mutazioni a carico di moltissimi geni. Ma alcune mutazioni causano effetti dannosi e malattie.
 
L'1% circa dei neonati affetto da una malattia genetica dovuta alla mutazione di un singolo gene (mutazione monogenica).
 
Queste malattie si trasmettono nelle famiglie secondo leggi ben definite che sono state scoperte dall'abate Gregorio Mendel nella seconda metà dell'Ottocento. Per questo motivo le malattie monogeniche vengono anche chiamate mendeliane.

La mutazione genica è presente fin dal concepimento, quindi anche alla nascita.
 
Alcune di queste malattie comportano conseguenze già apprezzabili nel neonato per la presenza di malformazioni o altre anomalie dello sviluppo.
 
Altre malattie monogeniche si manifestano, invece, durante le età successive della vita; alcune rimangono silenti per anni e si manifestano solo in età adulta.

Si distinguono quattro meccanismi ereditari:

- autosomico dominante;
- autosomico recessivo;
- legato al cromosoma X dominante;
- legato al cromosoma X recessivo.

Infatti, le malattie mendeliane possono essere determinate:

- da mutazioni di geni localizzati sugli autosomi (malattie autosomiche) o
- da mutazioni di geni localizzati sui cromosomi sessuali (prevalentemente sul cromosoma X).

Per ciascuna delle due classi esiste l'ulteriore suddivisione in malattie dominanti e malattie recessive.

I geni, infatti, sono localizzati nei cromosomi e poichè possediamo due copie di ciascun cromosoma, possediamo anche due copie di ciascun gene.
 
Le malattie dominanti colpiscono le persone che portano un singolo gene mutato (uno solo dei due cromosomi porta il gene mutato; l'altro cromosoma contiene un gene sano).
 
Le malattie recessive colpiscono i soggetti che portano due copie del gene mutato (entrambi i cromosomi contengono una copia mutata del gene).

Una mutazione autosomica dominante può essere trasmessa ad un figlio da un genitore che è ammalato. In questo caso ogni figlio ha il 50% circa di probabilità di ereditare la malattia.
   
I genitori di un bambino con malattia autosomica dominante possono anche essere sani, in questo caso si può dedurre che la malattia nel bambino origina da una nuova mutazione che si verificata durante la formazione di un gamete. Chiaramente il genitore di questo paziente non rischia di trasmettere quella mutazione ad altri figli. Il figlio ammalato, invece, trasmetterà la mutazione a metà dei suoi figli. 


Nelle malattie autosomiche dominanti entrambi i sessi possono essere colpiti o possono trasmettere la patologia.

Esempi di malattie autosomiche dominanti:

- Ipercolesterolemia familiare;
- Neurofibromatosi;
- Sclerosi tuberosa;
- Nanismo acondroplasico;
- Rene policistico di tipo adulto;
- Sindrome di Marfan;
- Sindrome di Noonan.

I genitori di un bambino con malattia autosomica recessiva sono sani, ma portatori di una mutazione del gene per quella malattia (una delle due copie del gene mutata mentre l'altra normale).
 
Ciascuno dei loro figli avrà una probabilità del 25% di ereditare i geni mutati sia dal padre che dalla madre e di manifestare quindi la malattia. Metà dei figli sarà, come i genitori, portatrice sana della mutazione e il 25% non porterà la mutazione. La malattia non è di solito presente tra gli antenati e neppure tra i discendenti.
   
Un fattore di rischio per le malattie autosomiche recessive costituito dalla consanguineità. Infatti, i genitori consanguinei hanno antenati comuni, per cui sono più a rischio di essere portatori sani della stessa mutazione genetica.

Esempi di malattie autosomiche recessive:

- Fibrosi cistica;
- La maggior parte delle malattie metaboliche;
- Molte forme di sordità congenita;
- Atrofia muscolare spinale;
- Talassemia.

La maggior parte delle malattie legate al cromosoma X sono recessive.

Le mutazioni di geni localizzati sul cromosoma X sono causa di malattia nei soggetti di sesso maschile, che possiedono un solo cromosoma X. Le femmine, invece, avendo due cromosomi X, possono essere portatrici sane del gene malattia in quanto l'altro cromosoma X contiene una copia normale del gene.

Molte delle malattie legate al cromosoma X e recessive hanno un andamento familiare, cioè sono presenti nella famiglia più maschi ammalati. Le mutazioni si trasmettono attraverso femmine portatrici (cioè sane) e si esprimono in media nella metà dei loro figli maschi.

La metà delle figlie femmine delle mamme portatrici sono anche loro portatrici. Tutti gli altri figli e figlie sono sani.
 
In 1/3 circa dei casi che si verificano in famiglie che non hanno precedenti di malattie legate al cromosoma X, la madre non portatrice e la malattia origina da una nuova mutazione.
 
Esempi di malattie legate al cromosoma X:

- Emofilia;
- Favismo;
- Molte forme di ritardo mentale;
- Ittiosi;
- Distrofia muscolare di Duchenne.

Le malattie monogeniche non sono diagnosticabili mediante esame cromosomico, in quanto le mutazioni geniche sono troppo piccole per essere visualizzate con il microscopio.
 
In molte malattie monogeniche il gene che causa la malattia è stato scoperto. In questi casi si possono ricercare le mutazioni del gene mediante esami laboratoristici di tipo molecolare.
 
Se il gene che causa la malattia non è stato ancora scoperto, la diagnosi è esclusivamente clinica; non è possibile confermarla con un esame di laboratorio.