Un robot per recuperare l'uso delle braccia

La piccola Fiordaliso recupera autonomia attraverso la riabilitazione robotica. Ecco cos'è il Mit Manus
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22 ottobre 2014

Fiordaliso nasce prematura alla 31esima settimana. Al momento della nascita non presentava alcun problema. Purtroppo, dopo aver contratto una sepsi, si è presentata un'emorragia celebrale che le procurava l'idrocefalo.
All'età di circa 9 anni viene presa in carico dall'Unità di Neuroriabilitazione di Palidoro, dove inizia il trattamento terapeutico con il botulino all'arto superiore sinistro, compromesso da una emiparesi.
Per dare maggiore effetto alla tossina, i medici del Bambino Gesù hanno sottoposto Fiordaliso a cicli riabilitativi di robotica, con l'utilizzo del Mit Manus, un braccio robotico in grado di interagire con il bambino per la sua riabilitazione. Subito dopo i primi cicli, si sono evidenziati dei miglioramenti, dei progressi della piccola.

Fiordaliso stende il palmo della mano. Dirige oggetti leggeri verso l'alto. Il suo arto è più fluido e articolato nei movimenti. Riesce a fare cose che non avrebbe immaginato di poter fare. I miglioramenti interessano anche la spalla. Riesce a rotarla meglio, e questo le garantisce maggiore autonomia. Più sicurezza in se stessa.

E' felice, Fiordaliso, dei suoi progressi. Di vedere i frutti del suo lavoro.

"Il Mit Manus– spiega il responsabile del Laboratori di Robotica e Analisi del Movimento Maurizio Petrarca – è un braccio robotico attivato da due motori distinti che ne muovono spalla e gomito - ed è in grado di generare delle forze che interagiscono con il bambino. Il paziente "impugna" la cloche del macchinario e comincia una serie di giochi interattivi che innescano una sorta di "braccio di ferro" con il robot".
"Il compito richiesto al paziente –continua- è di spostare un cursore luminoso su uno schermo, muovendo fisicamente il braccio meccanico, per raggiungere dei target che man mano si illuminano. La macchina a questo punto può operare in diverse modalità:

- aiutando il paziente a eseguire la corretta traiettoria, generando dei campi di forza elastici che lo portano verso il corretto obiettivo;

- opponendosi al paziente, spingendolo lontano dall'obiettivo; in questo caso il paziente dovrà volontariamente imprimere la forza necessaria a raggiungere il target.

In questo modo – spiega ancora il dottore- attraverso un'interazione dinamica, e la necessità di un continuo intervento correttivo da parte del bambino, vengono messi in atto dei meccanismi di recupero motorio nei soggetti colpiti da danno cerebrale".
Il plus di questa apparecchiatura è che può registrare ogni singolo movimento effettuato dal paziente durante la terapia e ripeterlo in maniera perfetta.
"Si tratta di una grande opportunità in campo riabilitativo – conclude il dott. Petrarca - perché consente di poter avere una misurazione in condizioni controllate della linea terapeutica adottata. Nell'interazione naturale tra due individui distinti –il malato e il terapista– esistono numerosissime variabili in gioco che non possono essere riprodotte secondo protocolli standardizzati.  La possibilità invece di registrare e riprodurre ogni singolo movimento effettuato durante le sedute di riabilitazione, permette di condividere i risultati in maniera oggettiva, studiarli, e individuare così le linee terapeutiche più efficaci per ciascuna patologia".