Morti in culla: ecco cosa devono sapere i genitori

Numerose le possibili cause, compreso un fattore di predisposizione, la Sindrome del QT lungo. Ce ne parla il dott. Massimo Pennacchia
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Andare a svegliare il proprio bambino al mattino e trovarlo morto, nella sua culla, senza una causa apparente. Un evento tragico e sconcertante al quale neanche l'autopsia riesce a dare risposta.

Il fenomeno delle morti in culla, dette anche "morti bianche" o SIDS (Sudden Infant Death Syndrome, ovvero  "sindrome della morte improvvisa del bambino") riguarda bambini entro il primo anno di età (più frequentemente tra il secondo e il quarto mese di vita), colpisce più i maschietti rispetto alle femminucce e conta in Italia circa 300 casi all'anno.

«Questo evento terribile - spiega il dott. Massimo Pennacchia, specialista in pediatria e neonatologia, in forza all'Unità di Aritmologia dell'OPBG di Palidoro e S.Marinella per la sua lunga esperienza in terapia intensiva neonatale e cardiochirurgica – avviene prevalentemente di notte ed è legato a una serie di possibili cause, inserite alcuni anni fa in apposite linee guida pediatriche».

Cosa consigliano queste linee guida?
« Innanzitutto – ci dice il dott. Pennacchia -  l'intero mondo della pediatria è ormai unanime nel  consigliare di far dormire il neonato in posizione supina e non, come si faceva invece un tempo, prono o di lato. Abbiamo infatti rilevato un calo dell'incidenza del fenomeno addirittura del 50% da quando tutti i bambini vengono fatti dormire a pancia in su.

Un altro elemento che, secondo le statistiche in nostro possesso, riduce il rischio di SIDS è l'uso del ciuccio! La suzione notturna, infatti, diminuisce le fasi di sonno profondo nel bambino, durante il quale si ipotizza che avvengano i casi di SIDS, soprattutto tra il 2° e il 4° mese di vita.

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