Paralisi del nervo facciale in età pediatrica

È spesso provocata da un'infezione virale. Si può curare con corticosteroidi per bocca, farmaci antinfiammatori non steroidei, farmaci antivirali
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17 dicembre 2018


CHE COS'È
La paralisi del VII nervo cranico (nervo facciale), detta anche paralisi di Bell, consiste in una disfunzione del VII nervo cranico che provoca paralisi, vale a dire debolezza muscolare di un lato del volto.

QUALI SONO LE CAUSE
Nella maggior parte dei casi la causa è un'infiammazione del nervo facciale provocata da un'infezione virale. I virus più frequentemente implicati sono l'Herpes simplex , l'Herpes zoster (che causa varicella e una malattia cutanea comunemente conosciuta come fuoco di Sant'Antonio) e il virus di Epstein-Barr. Nella maggioranza dei casi la causa rimane sconosciuta e si parla allora di paralisi "a frigore", perché talvolta avviene in coincidenza con sbalzi temici, in particolare nelle stagioni intermedie (primavera ed autunno).

COMA SI MANIFESTA
Tipicamente la lesione del nervo facciale è di un solo lato e si associa a una serie di sintomi ben visibili. Tra i principali ricordiamo:

- Rima palpebrale più aperta rispetto a quella dell'altro lato e impossibilità a chiudere completamente l'occhio;
- Sopracciglio abbassato con difficoltà nel corrugare la fronte;
- Angolo della bocca abbassato con difficoltà a gonfiare le guance;
- Perdita involontaria di saliva a livello dell'angolo della bocca;
- Deviazione dell'angolo della bocca, nell'apertura e nel sorriso, solo dal lato sano, perché il lato affetto è ipomobile;
- Estrema ipersensibilità ai suoni che provoca dolore.

Va posta particolare attenzione nell'escludere l'interessamento di altri nervi cranici (variante cranica della Sindrome di Guillain-Barrè) e il risparmio della parte superiore dell'emivolto (paralisi di tipo centrale, che si riscontra nelle lesioni cerebrali secondarie come ischemia cerebrale o processo neoplastico). Se vi sono i requisiti clinici di una paralisi periferica va fatta una diagnosi differenziale tra una paralisi congenita (presente sin dalla nascita), una paralisi iatrogena (interventi chirurgici), una paralisi post-traumatica e paralisi secondarie a lesioni neoplastiche. 

COME SI FA LA DIAGNOSI
Un'accurata visita medica permette di escludere che, oltre al nervo facciale siano interessati anche altri nervi cranici e di precisare se la paralisi è effettivamente dovuta a una disfunzione periferica del nervo facciale oppure a una lesione centrale a livello cerebrale.
Ai fini diagnostici e prognostici possono rendersi necessari esami neurofisiologici: elettromiografia, elettroneurografia, esame del riflesso corneale ("blink reflex"). Gli esami neurofisiologici possono risultare fastidiosi per il paziente limitando quindi la possibilità di praticarli e rendendo difficoltosa l'interpretazione dell'esame. Per ovviare a tale problematica è previsto, in ambito pediatrico e in casi selezionati, l'esecuzione degli esami in regime di sedazione. Tale procedura ovviamente va effettuata in corso di Day Hospital o ricovero per permettere al soggetto un corretto svezzamento dalla sedazione. Per la corretta esecuzione di tali esami è bene che i familiari riferiscano al medico se il paziente sta seguendo una terapia con anticoagulanti (tipo Warfarin), se soffre di disturbi della coagulazione, se è portatore di pace-maker o stimolatori. Tali evenienze sono tuttavia più frequenti in età adulta rispetto all'età pediatrica.

COME SI CURA
Poiché l'infiammazione del nervo facciale, nella maggior parte dei casi è il meccanismo che porta alla paralisi, la terapia si può avvalere di:

- Corticosteroidi per bocca;
- Farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) che aiutano a controllare l'infiammazione e che non hanno molti degli effetti collaterali dei corticosteroidi;
- Farmaci antivirali (Aciclovir).

Oltre i farmaci si consiglia, soprattutto nei casi che non hanno un rapido recupero, una fisioterapia specifica.

POSSONO ESSERCI COMPLICANZE
La Paralisi di Bell presenta un'evoluzione "complicata" nel 15-20% dei casi: lentissimo recupero della motilità dell'emivolto e nella fase di ripresa, comparsa di sincinesie, ovvero comparsa di contrazioni muscolari involontarie della metà del volto colpita dalla paralisi (emispasmo) e lacrimazione profusa. 

OCCORRONO CONTROLLI
Solitamente uno studio neurofisiologico di controllo viene programmato qualora sia stato riscontrato, a tre settimane dall'evento acuto, un miglioramento non completo della paralisi e comunque dopo una eventuale procedura chirurgica. Un ulteriore controllo clinico ed eventualmente neurofisiologico è indicato qualora, a distanza di circa 3-6 mesi, non vi sia stato alcun miglioramento. 


a cura di: Matteo Di Capua, Stefano Pro
Unità Operativa di Neurofisiopatologia
In collaborazione con: