pH-impedenzometria esofagea

Test fondamentale per lo studio del reflusso gastroesofageo, la pH-impedenzometria è caratterizzata dalla registrazione di informazioni come il passaggio di materiale dallo stomaco all'esofag. E viene eseguito su indicazione del pediatra gastroenterologo o del chirurgo digestivo dopo una attenta valutazione della storia clinica del paziente
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16 maggio 2019

CHE COS'E'
La pH-impedenzometria esofagea è un test fondamentale, soprattutto in età pediatrica, per lo studio del reflusso gastroesofageo (RGE), ovvero il passaggio retrogrado, o risalita, del contenuto dello stomaco in esofago. Il reflusso gastroesofageo è un evento fisiologico che si verifica più volte durante la giornata in tutti i soggetti sani, sia adulti sia bambini. Nel caso in cui gli episodi di reflusso gastroesofageo siano numerosi oppure abbiano una lunga durata, si può instaurare una condizione patologica, ovvero la malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE). Fornendo una misurazione della frequenza e della durata degli episodi di reflusso nelle 24 ore, la pH impedenzometria è considerata la metodica più affidabile per porre diagnosi malattia da reflusso gastroesofageo.

CHI DEVE ESEGUIRE L'ESAME
L'indicazione all'esecuzione dell'esame deve essere posta dal pediatra gastroenterologo o dal chirurgo digestivo dopo una attenta valutazione della storia clinica del piccolo paziente. In generale, nei bambini piccoli, il sospetto di malattia da reflusso gastroesofageo sorge sempre in presenza di sintomi aspecifici – come ad esempio il pianto inconsolabile, il rifiuto dell'alimentazione o la tosse – che possono però, essere causati anche da numerose altre malattie. Pertanto, come raccomandato dalle linee guida internazionali sulla malattia da reflusso gastroesofageo, il sospetto clinico dovrebbe essere sempre confermato tramite una pH-impedenzometria prima di intraprendere una eventuale terapia farmacologica. Nei bambini più grandi è indicato eseguire una pH-impedenzometria in presenza di sintomatologia "non-classica" che possa suggerire una malattia da reflusso gastroesofageo, come ad esempio i sintomi respiratori. In alcune specifiche condizioni, come l'atresia esofagea già trattata con l'intervento chirurgico, è indicato eseguire l'esame anche in assenza di sintomi.

IN COSA CONSISTE L'ESAME E CHE DIFFERENZA C'E' RISPETTO ALLA PH-METRIA TRADIZIONALE
Dal punto di vista pratico, per il paziente non c'è alcuna differenza tra la "vecchia" pH-metria e la "nuova" pH-impedenzometria. In entrambe le metodiche si posiziona un piccolo sondino (delle dimensioni di uno spaghetto) attraverso una narice, lo si fa progredire fino in esofago e lo si fissa con un cerotto sulla guancia. Il sondino è collegato ad un piccolo computer che registra le informazioni per 24 ore, durante le quali il paziente svolge le abituali attività quotidiane. La vera differenza tra le metodiche è nei dati che si ottengono. Infatti, la pH-impedenzometria contiene al suo interno le informazioni della pH-metria (registrazione continua dell'acidità esofagea- pH esofageo), ma fornisce molte informazioni aggiuntive grazie alla presenza di numerosi sensori (canali di impedenza) che registrano il passaggio del materiale dallo stomaco verso l'esofago (e viceversa). Grazie a ciò, semplificando molto, è possibile studiare fino a che punto dell'esofago risale il reflusso (estensione prossimale) e la durata degli episodi, ma soprattutto rilevare anche reflussi di natura non acida. Oltre all'analisi quantitativa (ad esempio il numero dei reflussi), è possibile valutare la corrispondenza tra gli episodi di reflusso ed eventuali sintomi che si verificano durante la registrazione (analisi di associazione temporale), come tosse, bruciore, pianto ed altro.  

E' PERICOLOSO O DOLOROSO ESEGUIRE L'ESAME
L'esame è generalmente molto sicuro e ben tollerato dal paziente. Il posizionamento del sondino può essere fastidioso, ma solitamente non è doloroso. In casi estremamente rari l'esame può essere gravato da complicanze non prevedibili, motivo per il quale è opportuno che venga eseguito in ambiente ospedaliero protetto, almeno per i bambini con problemi medici più gravi.

SONO PREVISTE NORME SPECIFICHE DA DOVER ESEGUIRE PRIMA E DURANTE L'ESAME
Non sono previste particolari norme nei giorni che precedono l'esame. È necessario che il paziente sia a digiuno prima di posizionare il sondino. Generalmente, ma questo deve essere concordato con il medico, qualche giorno prima è opportuno sospendere alcune terapie eventualmente in corso come quella con antiacidi. Durante le 24 ore di registrazione il paziente, nel limite del possibile, deve svolgere le normali attività quotidiane e seguire la dieta abituale (solo pochi alimenti devono essere evitati). Attraverso specifici tasti sul computer, oppure su un diario cartaceo, si devono segnalare la posizione assunta (eretta/supina), gli orari dei pasti (inizio/fine) e l'eventuale insorgenza di sintomi. La segnalazione di questi eventi è importante per effettuare l'analisi di associazione temporale tra reflussi e comparsa dei sintomi.  

IN QUANTO TEMPO SI OTTENGONO I RISULTATI DEL TEST
Rispetto alla "vecchia" pH-metria, l'interpretazione di un tracciato di 24 ore di una pH-impedenzometria può richiedere numerose ore di analisi da parte di personale specializzato, pertanto l'esito dell'esame è generalmente consegnato al paziente dopo circa 15 giorni.


a cura di: Renato Tambucci
Unità Operativa di Chirurgia ed Endoscopia Digestiva
In collaborazione con: