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Comunicato Stampa
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Roma, 16 giugno 2012
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Oltre il bisturi: dalla donazione di organi alla iniezione di organi
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I massimi esperti mondiali di chirurgia pediatrica e prenatale riuniti a Roma
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Una iniezione al posto di un lungo e complesso trapianto per “riparare” un organo malato. E’ l’orizzonte – neanche troppo lontano – che i massimi esperti mondiali di chirurgia pediatrica riuniti a Roma in questi giorni vedono concretizzarsi giorno dopo giorno.
Il merito è dell’utilizzo in chirurgia pediatrica e fetale delle cellule staminali e dei progressi dell’ingegneria tissutale: grazie al loro perfezionamento, la necessità di sostituzione d'organo verrà così nel tempo sempre più contenuta. Cellule staminali appositamente “trattate” iniettate nel feto o nel neonato colpito da una anomalia congenita e gli organi o i tessuti mancanti si formeranno all’interno dell’organismo del piccolo.
Una svolta soprattutto per i nascituri affetti da malformazioni o anomalie congenite incompatibili con la vita, come l’atresia dell'esofago, le occlusioni intestinali congenite, i difetti del diaframma, i tumori tipici dell'età neonatale, le patologie estese del polmone e le malformazioni ano-rettali.
Una vera e propria rivoluzione nel mondo della chirurgia che – dicono gli esperti riuniti nel secondo congresso congiunto di EUPSA (European Paediatric Surgeons Association) e BAPS (British Association of Paediatric Surgeons) organizzato in collaborazione con l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù – darà i suoi primi frutti già nei prosismi 5 anni. L’avveneristica tecnica ha già infatti superato lo stadio dei laboratori di ricerca per le prime applicazioni cliniche (per ora prevalentemente sulla rigenerazione di tessuti mancanti o malati).
I vantaggi di questa metodica sono enormi quanto evidenti: riduzione sensibile del ricorso al trapianto, drastica riduzione delle liste di attesa per l’individuazione di un donatore compatibile, eliminazione dei problemi di compatibilità con conseguenti problemi di rigetto, nonché delle complicanze strettamente legate ad interventi chirurgici particolarmente aggressivi ed invasivi.
La chirurgia “dell’infinitamente piccolo” ha parallelamente fatto passi da gigante negli ultimi anni, garantendo standard sempre più alti: chirurgia prenatale e neonatale, interventi sui piccoli di basso peso (600/700 gr), interventi su organi non ancora completamente formati, dunque biologicamente differenti da un organo “in miniatura”.
Tecniche interventistiche all’avanguardia che diventano sempre più essenziali anche alla luce del progressivo e preoccupante aumento di nascite premature dovuto all'età media più avanzata delle gestanti, al ricorso alla fecondazione artificiale e ai rischi infettivi. Lo sguardo dei massimi esperti mondiali è rivolto infatti sia al follow up a distanza dei piccoli già nati e trattati con lo scopo di migliorare la loro qualità di vita, sia al trattamento precoce (anche in utero) delle patologie con elevato rischio di mortalità intra uterina.
“L’impegno dell'Ospedale – spiega il dottor Pietro Bagolan, direttore del dipartimento di Neonatologia Medica e Chirurgica del Bambino Gesù - sul fronte del rispetto della vita e della cura del bambino fin dall'epoca intra uterina si declina su diversi piani: la diagnosi ed il counselling prenatale, la pianificazione dei tempi e delle modalità del parto, il supporto psicologico e l'accoglienza della coppia e la "care" del nucleo familiare si uniscono alle elevate tecnologie di terapia intensiva neonatale (sistemi sofisticati di ventilazione, circolazione extra corporea, ventilazione a polmoni separati ecc.). Ambito di particolare eccellenza è il trattamento dell'ernia diaframmatica congenita, dell'atresia esofagea complessa, della diagnosi e il trattamento in utero delle malformazioni complesse e spesso incompatibili con la vita”.
“Lo stato dell’arte della chirurgia d'avanguardia è in costante evoluzione e tocca territori finora inesplorati come la preparazione in laboratorio, grazie all'uso di cellule staminali poste a proliferare su un supporto privo di cellule, di tessuti essenziali per alcune specifiche funzioni: cartilagine per la trachea, mucosa per l'intestino e vescica, muscolo per il diaframma – sottolinea Massimo Rivosecchi, chirurgo dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e organizzatore del congresso – Ma l’ obiettivo che vede impegnati i più avanzati centri di ricerca internazionali è quello di perfezionare nuove tecniche per offrire un’occasione di cura nuova e una prospettiva di salute ai bambini, ancor prima che vengano al mondo: è il caso delle prossime applicazioni in tale ambito, figlie del progresso dell’ingegneria tissutale nella lavorazione delle cellule staminali”.
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Ospedale Pediatrico Bambino Gesù - IRCCS
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