Un punto nascita per neonati a rischio

Come funziona e cosa prevede il progetto realizzato in collaborazione con l'Ospedale San Pietro Fatebenefratelli
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31 ottobre 2017

La nascita rappresenta sempre una grande emozione, per i genitori, che durante "l'attesa di una nuova vita" vivono tanti stati d'animo anche contrastanti tra di loro. Grande gioia per il nascituro, ma anche preoccupazione: "speriamo che sia sano". A volte questa gioia viene incrinata dalla consapevolezza che, il bambino che sta per nascere presenta una patologia, e non esiste sofferenza più grande per i genitori.
La conoscenza della patologia e l'impotenza da parte loro rende l'attesa ancor più traumatica e dolorosa. La donna, con grande angoscia e preoccupazione per la sorte del nascituro, affronta il parto, affidandosi al personale sanitario esperto e alla struttura migliore per l'assistenza del neonato. Per miglioramento continuo della qualità dell'assistenza e per garantire un alto livello di cure ai neonati ad alto rischio di mortalità e morbilità, nel nostro Ospedale, quest'anno è partito il progetto: "Nascita OPBG".

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COSA PREVEDE IL PROGETTO

Il progetto prevede la collaborazione del nostro Ospedale con il San Pietro Fatebenefratelli di Roma, dove personale esperto, l'équipe ginecologica/ostetrica, giunge nella nostra struttura per effettuare il parto. La novità assistenziale sta proprio nel far nascere il neonato, altamente critico, nella struttura dove poi riceverà tutte le cure necessarie, questo per evitare ai neonati ad altissimo rischio di effettuare il trasporto, tramite il Servizio di Trasporto Neonatale in Emergenza (STEN), dal punto nascita al nostro Ospedale. Il Servizio di Trasporto Neonatale in Emergenza è una grande risorsa. Trasferire in maniera ottimale e tempestiva i neonati ad alto rischio per dar loro cure adeguate, vuol dire fornire un'assistenza di eccellenza. A volte, per neonati con alcune patologie complesse diventa un fattore di rischio. Evitarlo a favore del "trasporto in utero", garantendo in urgenza/emergenza procedure assistenziali (ECMO) o chirurgiche di complessità estrema, fa la differenza in termini di qualità dell'assistenza e di risultati.


 

IL FUTURO

Un obiettivo futuro del Bambino Gesù è rappresentato dalla terapia in utero, EXIT (EX utero Intrapartum Therapy), che permette di migliorare ulteriormente l'esito di condizioni patologiche fetali utilizzando il circolo placentare come fonte di ossigenazione del feto nei primi 30-45 minuti per procedere a manovre assistenziali urgenti prima di sezionare il cordone ombelicale e lasciare il neonato in totale autonomia.


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