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Luigi, ora la malattia ha un volto

Luigi, ora la malattia ha un volto

La sua storia raccontata dal giornale romano. Prigioniero della sindrome HLH, risponde alla terapia e si arrampica sui divani
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Sapete perché la ricerca è vita? Perché ridà luce e speranza a bambini guerrieri come Luigi. Diciotto mesi, prigioniero di una malattia rara, il piccolo viene raccontato nell'intervista che Il Messaggero ha realizzato con la sua famiglia. Che spiega in due parole cosa significhi avere coraggio e perché è fondamentale sostenere ‘Vite Coraggiose', la campagna della Fondazione Bambino Gesù a sostegno della ricerca e cura delle malattie rare. «Il coraggio – dichiara Barbara, la mamma del piccolo Luigi - è fare l'impossibile per salvare tuo figlio prigioniero di una malattia rara, anche se non sai se stai facendo la cosa giusta».  Da Lecce, allora, la famiglia Rizzo arrivò al Bambino Gesù a Roma. «Per la prima volta sentimmo parole nuove, di speranza. Ci vollero altri 6 mesi di ricovero e biopsie ossee e muscolari, analisi genetiche e Tac per arrivare alla diagnosi: sindrome di HLH, ma in una forma secondaria». E così il piccolo inizia la terapia con il farmaco innovativo. Ora le infermiere lo chiamano ‘il guerriero', in quanto già dopo pochi giorni Luigi rispondeva alla terapia. Ora ha 18 mesi, è tornato a casa, si arrampica sulle scrivanie e sui divani. E balla. L'importanza di donare sta tutta qui. Donaora e aiuta tanti altri piccolo Luigi a dare un volto e un nome alla malattia dalla quale sono affetti.