« Indietro

Sindrome Ellis - Van Creveld

Sindrome Ellis - Van Creveld

È una malattia genetica rara a trasmissione ereditaria. Si manifesta con malformazioni dello scheletro, cardiopatie congenite e anomalie cranio-facciali
Stampa Pagina

17 maggio 2018

CHE COS'È
La sindrome Ellis-Van Creveld è una patologia genetica rara, descritta nel 1940 da Richard Ellis e Simon van Creveld come associazione di bassa statura con torace lungo, arti corti, polidattilia postassiale (dita soprannumerarie dalla parte del mignolo) alle mani e ai piedi e cardiopatia congenita. Inizialmente gli autori denominarono la patologia Displasia CondroEctodermica, successivamente è entrato in uso il termine di sindrome Ellis - Van Creveld.
La patologia è stata osservata inizialmente nella popolazione Amish, nella quale è particolarmente frequente con famiglie segnalate con diversi componenti affetti. La ricorrenza familiare è giustificata dal fatto che si tratta di una patologia genetica a trasmissione ereditaria autosomica recessiva, per la quale i figli affetti nascono da genitori entrambi portatori sani della patologia. La sindrome è favorita quindi dalla consanguineità dei genitori, condizione che si verifica con frequenza in una popolazione ristretta come quella Amish. Successivamente, però, si è constatato che la sindrome Ellis - Van Creveld è presente anche in tutte le altre popolazioni del mondo.

QUALI SONO LE CAUSE
Questa malattia rara viene ereditata come carattere autosomico recessivo, con espressività variabile. La malattia è causata da mutazioni dei geni EVC e EVC2, localizzati sul braccio corto del cromosoma 4 (4p16). Il 10-15% circa dei soggetti con la sindrome non hanno mutazioni in questi due geni ed è quindi verosimile che anche altri geni, al momento ignoti, possano causare la sindrome di Ellis-Van Creveld. Recentemente sono stati identificati altri 2 geni correlati a forme di sindrome Ellis-van Creveld molto simili alla forma classica, i geni WDR35 e DYNC2LI1.

COME SI MANIFESTA
La sindrome è caratterizzata dalla presenza di malformazioni dello scheletro, cardiopatie congenite, anomalie cranio-facciali. La possibile espressione clinica della patologia è variabile da caso a caso, anche nell'ambito della stessa famiglia. Ogni sintomo infatti può essere presente solo in una parte dei casi.
La statura è bassa, le malformazioni dello scheletro comprendono le dita sovrannumerarie alle mani e ai piedi, una particolare conformazione del torace che appare stretto e lungo, arti corti. Dal punto di vista radiologico, al torace si notano coste particolarmente corte. La sindrome Ellis - Van Creveld, infatti, fa parte del gruppo di sindromi denominate Sindromi da coste corte-Polidattilia e ne rappresenta la forma clinicamente meno grave.
In conseguenza della ristrettezza del torace, anche i polmoni possono essere di dimensioni inferiori e meno funzionali, potendo causare difficoltà respiratorie nei neonati e nei bambini più piccoli. Quando il torace cresce e si allarga le problematiche polmonari diventano meno frequenti. 
A livello della mano gli esami radiologici possono documentare, oltre alla polidattilia, anomalie di struttura delle ossa delle dita e del carpo (la parte corrispondente al palmo della mano). Spesso le unghie sono piccole e di struttura anomala.
Il 60% dei pazienti affetti da sindrome Ellis - Van Creveld ha una malformazione cardiaca. Sono descritti diversi tipi di cardiopatia, come il canale atrioventricolare, il difetto interatriale e il difetto interventricolare. Il difetto interatriale è spesso molto ampio e tanto da venir denominato atrio unico. Alle malformazioni maggiori possono essere associate varianti anatomiche minori.
Le anomalie dei denti costituiscono un'altra caratteristica della sindrome, in quanto possono essere presenti i cosiddetti denti neonatali (cioè piccoli denti incisivi presenti già alla nascita), ageneisia (assenza) di alcuni denti (da latte o definitivi), denti di struttura più piccola. In corrispondenza di questi denti la gengiva può presentare dei frenuli.
Un segno clinico da tenere considerazione è anche la predisposizione alla formazione di cisti renali, presente in una parte dei casi.
Lo sviluppo psicomotorio e cognitivo è generalmente normale.

COME SI FA LA DIAGNOSI
La diagnosi clinica, basata sulla presenza delle anomalie cliniche e radiologiche caratteristiche, può essere confermata mediante un esame genetico molecolare. Il test genetico attualmente disponibile, in base alle conoscenze scientifiche sui geni finora identificati, copre circa l'85-90% dei casi. Sono noti attualmente 2 geni (segmenti di DNA) principali che causano la forma classica di sindrome Ellis-van Creveld, i geni EVC e EVC2. Il test genetico si esegue su prelievo di sangue. Il laboratorio analizza i geni noti per valutare se sono presenti "mutazioni", cioè varianti patologiche del DNA sul segmento studiato. Nel momento in cui si riescono a identificare le mutazioni  che causano la patologia sarà possibile ricercare queste stesse mutazioni nei genitori e precisare la consulenza genetica alla famiglia. Nella maggior parte delle famiglie, secondo il meccanismo ereditario autosomico recessivo, la coppia di genitori di un bambino affetto può avere un rischio riproduttivo per la patologia corrispondente al 25%, ad ogni concepimento, indipendentemente dal sesso del nascituro; la metà dei concepiti potranno essere "portatori sani", il 25% saranno invece sani e senza mutazioni. Sono descritte rare mutazioni nel gene EVC2 che riconoscono un meccanismo ereditario autosomico dominante, per cui è sufficiente una singola mutazione nel gene per determinare la patologia. In questi casi le persone affette hanno la possibilità di trasmettere la patologia al 50% dei figli, ad ogni concepimento.

COME SI CURA
Non disponiamo di una terapia risolutiva. Il trattamento è sintomatico. Nel neonato il monitoraggio prevede un controllo serrato della respirazione e della circolazione, per la concomitanza di cardiopatia e debolezza dell'apparato respiratorio. Per la maggior parte delle cardiopatie è necessario un intervento cardiochirurgico di correzione della malformazione, con tempistiche diverse in base alla gravità della malformazione e alla situazione clinica del bambino. La polidattilia può essere operata già dai primi mesi di vita. Spesso sono necessari controlli ortopedici e/o fisiatrici periodici per i difetti posturali causati delle anomalie dello scheletro. Trattamenti odontoiatrici possono essere indicati nei bambini più grandi.


a cura di: Maria Cristina Digilio
Unità Operativa di Malattie Rare e Genetica Medica
In collaborazione con: