Sport e studio, un binomio vincente

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"Se mi porti un altro 4 in matematica, il pallone te lo puoi scordare!"

Sicuramente molti di noi hanno sentito aleggiare questa minaccia per le mura di casa. Oggi però lo sport non è più un un semplice premio. È un importante strumento di sviluppo psicofisico e di socializzazione, un grande contributo alla prevenzione di molte malattie a partire da quelle cardiovascolari. In un corretto stile di vita, la pratica di sport occupa i primi posti della classifica.

In tutte le città, gli spazi per il gioco di bambine/i e ragazze/i sono diminuiti in modo drammatico. Questo spazio lo sta occupando, in modo sempre più diffuso, lo sport. Correre, saltare, afferrare e lanciare oggetti sono manifestazioni comuni a tutti noi che vengono utilmamente incanalate nella pratica di sport. La scuola assume in questo settore un ruolo di primo piano. È il luogo dove il bambino comincia la sua storia sociale, incontrando coetanei, stringendo le prime amicizie, imparando anche a entrare in contatto con estranei, le maestre, con ruolo di guida, quel ruolo che prima era di esclusiva competenza dei genitori. Allo stesso modo la pratica di attività fisica a questa età è un utile complemento, ci sono i compagni/amici, c'è un allenatore che deve essere seguito, i compiti a casa sono sostituiti da esercizi, giochi e piccole gare molto più divertenti. Purtroppo la scuola, le elementari in particolare, ha dei punti deboli, l'insegnamento delle attività motorie non è ancora codificato e la figura dell'insegnate sportivo è ancora lontana a venire, troppo spesso rappresentata o integrata al corpo insegnante, da maestri di buona volontà.

Dai 10 anni in su, la pratica di sport diventa un affare serio. Di tutti gli sportivi iscritti presso le Federazioni del CONI, il 54% ha meno di 18 anni, il 30% ha un'età compresa tra gli 8 ed i 13 anni. L'attività agonistica pretende, per ottenere risultati, una pratica assidua, allenamenti faticosi, campionati lunghi. In cambio i ragazzi che praticano sport agonistico, oltre alla piacevolezza e al divertimento, incrementano la loro capacità di coordinare lo studio e lo sport, imparano a fare programmi e rispettarli, apprendono con lo sport la necessità del rispetto delle regole, dell'avversario e dell'arbitro, imparano a gestire le frustrazioni, una mancata convocazione, una sconfitta inaspettata, capiscono che solo attraverso il paziente lavoro quotidiano si possono ottenere risultati eccellenti. Sono caratteristiche che inserite nella vita di tutti i giorni serviranno per migliorare il loro percorso scolastico e, in futuro, lavorativoPurtroppo intorno ai 14 anni il carico di lavoro scolastico diventa più pesante e praticare sport a buon livello non è visto di buon occhio dai professori della scuola superiore, sempre preoccupati del rendimento. Ma il rendimento deve essere visto in maniera globale, sicuramente quello che si ottiene sui banchi è di primaria importanza, ma andrebbe integrato anche con quello extrascolastico. Ecco perché il binomio sport e scuola sarebbe la carta vincente. Praticare sport nella scuola di appartenenza, sul modello anglosassone, con risultati sportivi che si integrano con quelli scolastici permetterebbe a molti giovani di evitare l'abbandono sportivo, fenomeno che si verifica intorno ai 14/16 anni e che vede le ragazze fortemente penalizzate. Circa l'80% dei ragazzi pratica sport in età prepuberale, di questi il 20% dei maschi ed il 40% delle femmine interrompe la pratica dello sport. Spesso questo abbandono è motivato dagli impegni scolastici o dalla difficoltà, e i costi, di raggiungere il luogo dove si pratica sport. Creare e mantenere nei giovani una mentalità in cui l'esercizio fisico abbia un ruolo primario è un investimento per il futuro, basti pensare che l'abitudine al fumo è molto ridotta negli adolescenti sportivi rispetto ai sedentari.

Praticare sport permette di conoscere e contattare persone, persone fisiche e non virtuali e mette sicuramente un limite all'uso patologico dei social. La scuola può svolgere un ruolo di traino ma ha la necessità di adeguare le sue strutture, che sono capillarmente presenti sul territorio, e di dotarsi di un corpo di insegnanti dedicati, magari attingendo alle scuole universitarie, Istituto Universitario di Scienze Motorie, che da anni prepara tecnici di elevata competenza.


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Medicina dello Sport