Vaccino antinfluenzale, perché è importante

Da cos'è a come si somministra: ecco cosa c'è da sapere su un importante strumento di prevenzione
Stampa Pagina

06 dicembre 2016

Un vaccino antinfluenzale stagionale annuale è il modo migliore per ridurre le probabilità di ammalarsi e di contagiare altri individui.
I vaccini in uso in Italia sono di diversi tipi: a split (contiene solo alcune particelle del virus), virosomale (costituito da vescicole che incorporano parti del virus), adiuvato (combinato con MF59 che ne aumenta l'efficacia), intradermico (con minore quantità di antigeni, per via intradermica). Tutti contengono tre o quattro tipi di virus, e vengono pertanto definiti tri- o quadri-valenti. Il vaccino viene ripreparato ogni anno con i ceppi circolanti. L'efficacia varia tra il 60 e il 75%.
I vaccini inducono lo sviluppo di anticorpi circa due settimane dopo la somministrazione ed è per questo motivo che la vaccinazione antinfluenzale ha inizio nel mese di ottobre e deve essere ripetuta annualmente per due ragioni.
- La risposta immunitaria dell'organismo alla vaccinazione diminuisce nel tempo.
- Poiché i virus influenzali cambiano, la composizione dei vaccini viene rivista ogni anno.

Ci sono bambini per i quali è necessaria ai fini di una protezione individuale in quanto potrebbero più facilmente andare incontro a complicanze. Rientrano in questa categoria i bambini affetti da:
- Malattie croniche a carico dell'apparato respiratorio.
- Malattie dell'apparato cardiocircolatorio.
- Diabete mellito e altre malattie metaboliche.
- Insufficienza renale/surrenale cronica.
- Malattie degli organi emopoietici ed emoglobinopatie.
- Tumori.
- Malattie congenite o acquisite che comportino carente produzione di anticorpi, immunosoppressione indotta da farmaci o da HIV.
- Malattie infiammatorie croniche e sindromi da malassorbimento intestinali.
- Patologie per le quali sono programmati importanti interventi chirurgici.
- Patologie associate a un aumentato rischio di aspirazione delle secrezioni respiratorie (ad es. malattie neuromuscolari).
- Epatopatie croniche.
- Bambini e adolescenti in trattamento a lungo termine con acido acetilsalicilico (aspirina), a rischio di Sindrome di Reye in caso di infezione influenzale.
 

A CHI SI SOMMINISTRA IL VACCINO

I vaccini antinfluenzali non vanno somministrati nei piccoli di età inferiore a 6 mesi (non esistono sufficienti studi in questa fascia di età). La vaccinazione della mamma e degli altri familiari che ne hanno cura è una possibile alternativa per proteggerli in maniera indiretta.
 

COME SI SOMMINISTRA

Una dose una sola volta ogni anno per il soggetto adulto o di età oltre i 9 anni; due dosi a distanza di almeno 4 settimane nei bambini che sono vaccinati per la prima volta.
Nei bambini di età compresa tra 6 e 35 mesi si esegue mezza dose (0.25 ml); nei bambini di età compresa tra 3 e 8 anni si esegue una dose intera (0.5 ml).
Il vaccino antinfluenzale va somministrato per via intramuscolare, preferibilmente a livello del muscolo deltoide (braccio) nei soggetti di età superiore ai 9 anni; nei bambini e nei lattanti la somministrazione va effettuata nella faccia antero-laterale della coscia (come per altri vaccini).
 

GLI EFFETTI COLLATERALI

Gli effetti collaterali sono modesti e di breve durata e includono: rossore e dolenzia nella sede di iniezione, dolori muscolari, cefalea e febbricola. Raramente si presentano reazioni allergiche gravi (1/10.000 soggetti vaccinati). Qualora questi sintomi siano presenti per più di 48-72 ore o si manifestino reazioni gravi si consiglia di contattare il pediatra.

Leggi online la settima uscita di A scuola di Salute
 


Approfondimento a cura della dott.ssa Laura Cursi tratto dal numero di novembre di "A scuola di Salute", il multimedia magazine a cura dell'Istituto Bambino Gesù per la Salute del bambino e dell'adolescente.